Pubblicato il: 15 novembre 2018 alle 8:00 am

Italia e Giappone, i numeri degli scambi commerciali che fanno bene all’economia tricolore Ulteriori prospettive sono state individuate nel corso della sesta riunione del Nishinippon Business Forum, il Think Tank coordinato da Japan Italy Economic Federation (JIEF)

di Francesco Nardone.

Roma, 15 Novembre 2018 – Oltre 150 anni di rapporti diplomatici e di amicizia, con un interscambio che nei primi mesi del 2018 ha registrato un +23% rispetto al 2017, superando la Francia, e dietro la Germania. Da tempo il nostro Paese guarda con attenzione verso il Giappone. Non a caso a dicembre parte il Master Executive di primo livello “Global Business Japan” (I edizione) alla Challenge School dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che unisce l’apprendimento del giapponese commerciale allo sviluppo di competenze manageriali specifiche per lo svolgimento di attività cross-border di impresa da e con il Giappone. Ed è il primo master annuale in Europa di questo tipo, finalizzato, cioè, a sviluppare capacità di fare business con i giapponesi.

Nei giorni scorsi si è svolto il Nishinippon Business Forum, per la prima volta in Italia, ospitato dalla Camera di Commercio di Roma presso il Tempio di Adriano. Forum che si riunisce dal 2013 con lo scopo di rafforzare la collaborazione tra Giappone e Italia, fornire una stretta interazione tra decisori di alto livello e costituire un osservatorio stabile sulle dinamiche economiche in atto tra i due paesi.

L’evento ha riunito, su invito, una selezionata platea di 130 tra rappresentanti di istituzioni, presidenti e top executives italiani e giapponesi.

Parte centrale della riunione è stata la consueta tavola rotonda, alla quale sono seguite sessioni di incontri istituzionali e tavoli di lavoro organizzati in collaborazione con l’Ambasciata del Giappone a Roma, durate i quali sono stati trattati i temi dei rapporti politici e istituzionali Italia-Giappone; il trattato di libero scambio UE-Giappone (EPA); gli strumenti finanziari a sostegno dello sviluppo territoriale e i casi di collaborazioni aziendali; le PMI, i sistemi di finanziamento e sostegno ai territori, con un focus particolare sulla ricostruzione del territorio di Kumamoto colpito dal terremoto nell’aprile 2016.

Durante il Forum ha avuto luogo il rinnovo annuale del protocollo di intesa tra Japan Italy Economic Federation e la Confederazione Italiana Agricoltori, con lo scopo di rafforzare la connessione tra Italia e Giappone nel settore agrifood.

“In questi sei anni abbiamo coinvolto oltre 1.500 tra manager e imprenditori, accolto le rappresentanze di 9 Paesi, e siglati 16 tra memorandum e accordi commerciali”, ha affermato Daniele Di Santo, presidente della Japan Italy Economic Federation, e fondatore del think-tank.

“Nei prossimi mesi – ha proseguito Di Santo – è attesa la ratifica dell’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Giappone, in un clima economico internazionale segnato dal ritorno protezionismo. Sia Italia che Giappone vivono questo momento con grande attenzione, ci sono grandi aspettative da una parte e dall’altra. Importante in questo senso non dimenticare le esigenze delle Associazioni di categoria, che lamentano mancanza di informazione da una parte, e dall’altra chiedono di essere coinvolte nei processi decisionali per poter manifestare forti e fondate perplessità in tema protezionistico, di tutela dei prodotti e di una concorrenza sostenibile”.

Il Giappone rappresenta, in termini di PIL, il terzo Paese al mondo dietro gli Stati Uniti e la Cina. Il suo sistema economico continua a rimanere tra i piu’ solidi e sviluppati, con un bacino di consumatori composto da circa 127 milioni di individui ed un elevato PIL pro capite. Il governo Abe sta inoltre promuovendo una politica della crescita volta a fare uscire il Paese da un lungo periodo di stagnazione economica.

Il Giappone è il sesto partner commerciale dell’Italia al di fuori dell’Unione europea. Secondo le stime della Commissione Europea sono 14.921 (di cui l’83% sono Pmi) le aziende italiane che esportano ad oggi i loro prodotti verso il Giappone, e ben 88.806 posti di lavoro in Italia dipendono direttamente da questa relazione commerciale. L’Italia esporta beni per un valore di 6,6 miliardi di euro e importa beni per 4,4 miliardi di euro, con un attivo commerciale di 2,2 miliardi. Meglio in Europa fa soltanto la Germania che arriva a 19,9 miliardi di export e un surplus di 3,9. Napoli esporta soprattutto pasta, farina e forni a legna, Roma pomodori, olio di oliva e aceto, Milano invece generatori, macchinari per lavorare la legna e truciolato. L’export italiano di vino, che occupa in Giappone una quota pari a circa il 13%, mantiene la seconda posizione dietro alla Francia.

Ecco perché assume particolare importanza l’accordo di partenariato economico tra l’Ue e il Giappone di luglio scorso: il più grande mai negoziato dall’Unione europea. Crea una zona di libero scambio che comprende oltre 600 milioni di persone e circa un terzo del Pil mondiale. Eliminerà la maggior parte dei dazi (per un valore di un miliardo di euro) pagati ogni anno dalle imprese dell’Ue che esportano in Giappone e ha permesso di rimuovere una serie di ostacoli normativi, ad esempio riguardo agli autoveicoli. Aprirà inoltre il mercato giapponese, con 127 mln di consumatori, alle principali esportazioni agricole dell’Ue e aumenterà le opportunità di esportazione dell’Ue in una serie di altri settori. L’accordo è conforme alle norme più elevate in materia di lavoro, ambiente e protezione dei consumatori, e contiene un capo specifico sullo sviluppo sostenibile. E’ il primo accordo commerciale negoziato dall’Unione europea che prevede un impegno specifico in merito all’accordo di Parigi sul clima.

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