Pubblicato il: 28 novembre 2018 alle 7:00 am

Edilizia, crisi profonda. Ma forse riparte Numeri drammatici in tutte le regioni. Persi 390 mila posti di lavoro in 10 anni. Per Uecoop verosimile una inversione di tendenza. In Trentino nasce Polo Edilizia 4.0 per stimolare la ripresa del settore

di Francesco Nardone.

Roma, 28 Novembre 2018 – E’ uno dei settori chiave dell’economia nazionale. L’edilizia rappresenta: in Europa circa l’11% del Pil dell’Unione e conta circa 17 milioni di addetti; in Italia il 10% del Pil e circa 2 milioni di addetti, di cui il 65% è rappresentato da lavoratori dipendenti.

Normale che negli ultimi anni, dopo aver subito gli effetti nefasti in tutti i settori, quello dell’edilizia venga monitorato con particolare interesse. Ed emergono dati non sempre coincidenti nelle varie analisi che vengono svolte.

Ad esempio, dall’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Istat, emerge che riparte il mattone in Italia ma dopo aver perso oltre 390mila posti di lavoro in dieci anni pari a 20% addetti dall’inizio della crisi.

L’analisi è relativa all’ultimo report sulla produzione nelle costruzioni che ha fatto registrare una crescita tendenziale dell’1,5% nei primi nove mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il dato, naturalmente, presenta situazioni diverse a seconda delle regioni.

In Toscana, dove sono attesi 95 milioni 720 mila 939,75 euro dal Ministero dell’Istruzione per interventi di edilizia scolastica, dal 2011 al 2017 si è perso il 40,5% degli addetti, passati da 48.619 a 28.907. Delle imprese edili si è perso il 27,2% (da 10.339 a 7.526, di cui mille negli ultimi tre anni). Il monte salari denunciato è sceso del 20,1% (da 242.665.680 a 193.689.658 euro).

Non va meglio in Sardegna dove, secondo l’ufficio studi della Cna sarda, nel 2017 sono stati effettuati solo 4.700 interventi tra nuove abitazioni e ampliamenti: il 64% in meno rispetto al 2007 che ha rappresentato il picco espansivo. Un gap comunque inferiore rispetto alla media nazionale che registra un -70%, a motivo di perdite superiori al 70% in tre grandi regioni del centro nord (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana), e in altre cinque regioni più piccole (Liguria, Friuli Venezia Giulia, Marche e Molise).

«Serve un piano straordinario di investimenti pubblici che metta mano alle carenze infrastrutturali dell’Umbria – ha dichiarato Mirko Papa, presidente regionale di Cna Costruzioni -, ma anche un programma di piccole opere immediatamente cantierabili se vogliamo dare una spinta alla ripresa economica ancora debole e, al contempo, sostenere il settore delle costruzioni, che ha sempre contribuito in maniera determinante al Pil regionale. Perché se è vero che la crisi è stata pesante per tutti, lo è stata in particolare per l’edilizia».

In Umbria i dati che emergono da una indagine di Cna sul settore vengono definiti drammatici.

Le imprese del settore, infatti, sono diminuite di 2.200 unità (-17% contr una riduzione del 4% del totale delle imprese), e hanno perso quasi 12mila occupati. La ricerca conferma che, complice il taglio secco di trasferimenti statali, gli enti pubblici, soprattutto i Comuni, in questi anni hanno tagliato le spese per investimenti tra il 40% e il 50%. A questo dato già drammatico si aggiunge la secca riduzione dei permessi a costruire (-56%), che ha compromesso la dinamica degli introiti dei Comuni, e l’altrettanto secca riduzione degli appalti banditi dalle stazioni appaltanti locali, praticamente dimezzato (-51%) negli ultimi otto anni, un fenomeno a cui non è estraneo il nuovo codice degli appalti, che ha complicato moltissimo le procedure di gara.

In Sicilia sono 73mila i posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni, con 5mila imprese che hanno chiuso i battenti; 5mila posti di lavoro in meno nel Molise, 3mila in Basilicata e così via, il bilancio negativo coinvolge tute le aree del Paese.

Per l’Unione Europea delle Cooperative, nonostante una progressiva ripresa delle compravendite con quasi 90 miliardi di euro investiti dalle famiglie nel mattone nel solo 2017, il settore edilizio non è ancora tornato ai livelli precedenti alla crisi del 2008/2009 e dalla quale non si è ancora risollevato anche dal punto di vista occupazionale con il mondo cooperativo che ha sostenuto circa 1/5 di tutte le perdite di posti di lavoro del comparto del decennio.

«In Italia sono 13.497 le cooperative del settore edile contro le 17.312 nel 2010 – ha fatto sapere Uecoop su dati Camera di commercio di Milano – con un calo del -22% mentre precipitano del -34% le nascite delle nuove cooperative fra il 2011 e il 2017 con il tendenziale del 2018 che dovrebbe fermarsi a quota 200. E’ urgente intervenire a sostegno del settore – hanno affermato da Uecoop – con misure che favoriscano il recupero strutturale ed energetico degli edifici esistenti oltre alla realizzazione di nuove costruzioni di qualità, comprese quelle di edilizia pubblica».

Interessante il progetto che vedrà nascere in Trentino un polo per l’innovazione e lo sviluppo, denominato “Polo Edilizia 4.0”. Un segnale preciso, secondo i promotori, che va nella direzione della competitività e radicale rinnovamento del settore.

«L’ambito di azione del Polo – ha spiegato l’ing. Francesco Cattaneo, direttore di Habitech e portavoce del Progetto – riguarda tutte le fasi del ciclo di vita degli edifici e delle infrastrutture urbane: progettazione, costruzione, gestione e riuso, con priorità ai temi dell’Edilizia 4.0: comfort, sicurezza, digitalizzazione, efficienza nell’uso delle risorse e con specifico focus sui temi della sostenibilità. Vi troveranno spazio i laboratori per l’effettuazione di test, sia per verificare le prestazioni di materiali e sistemi innovativi, sia per accertare la rispondenza ai requisiti di materiali e sistemi maturi, sia per sviluppare nuovi processi e sistemi, in sinergia con università ed istituti di ricerca. Il centro – ha poi aggiunto –  sarà anche un acceleratore di innovazione e di start-up: un sistema, finanziato tramite capitali privati, per lo sviluppo di start-up del settore, che rappresenta la punta di diamante dell’innovazione». Data prevista di inizio attività: settembre 2019.

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