Pubblicato il: 30 novembre 2018 alle 7:00 am

Torna a crescere l’Aids in Italia. Allarme Anlaids: «Giovani disinformati» Domani la giornata mondiale dell’HIV. Lazio e Marche le regioni più colpite. A Bergamo associazioni e università insieme per dire no alla sindrome da immunodeficienza acquisita

di Giulio Caccini.

Roma, 30 Novembre 2018 – Dai dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità emerge che, nel 2016, sono state segnalate 3.451 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a un’incidenza di 5,7 nuovi casi di infezione da HIV ogni 100.000 residenti. Questo dato continua a collocare l’Italia, al pari della Grecia, al 13° posto in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV tra le nazioni dell’Unione Europea. Nel 2016, le regioni con l’incidenza più alta sono state il Lazio (ogni anno circa 600 casi di Hiv-Aids), le Marche, la Toscana e la Lombardia.

Proprio in Lombardia, Ats Bergamo e ASST Papa Giovanni XXIII aderiscono, con una serie di iniziative, alla giornata mondiale dell’HIV che ricorre domani.

Sono 2989 le persone che, in provincia di Bergamo (dato registrato al 31 dicembre 2017) soffrono di HIV o AIDS, cioè di malattia conclamata. Il fenomeno, fotografato dai dati messi a disposizione dal servizio epidemiologico di Ats Bergamo, per quanto ridotto rispetto al passato, è ancora presente.

In particolare, Ats promuove in collaborazione con la consulta degli studenti dell’Università degli studi di Bergamo la possibilità di sottoporsi al test salivare HIV, promosso dal personale sanitario del dipartimento di igiene e profilassi sanitaria (DIPS) di Ats Bergamo, in forma gratuita ed in anonimato presso le sedi universitarie bergamasche. «In provincia di Bergamo – dichiara Livia Trezzi, responsabile dell’unità prevenzione e sorveglianza malattie Infettive di Ats Bergamo – ogni anno emergono circa 40 nuovi casi di AIDS. Nel 2017 sono stati segnalati 33 nuovi casi (24 uomini e 9 donne), il 78,9% frutto di una diagnosi tardiva. Si tratta di persone che non hanno potuto beneficiare delle terapie antiretrovirali che rallentano la moltiplicazione del virus, prolungando la sopravvivenza e migliorando di molto la qualità della vita di chi risulta essere sieropositivo. Molto spesso, infatti, le diagnosi avvengono circa tra i 40 e i 59 anni, anche se l’infezione è stata contratta circa 10 anni prima». Per quanto riguarda le nuove diagnosi per infezioni da HIV, in provincia di Bergamo – come nel resto d’Italia – si registra un calo: nel 2017 sono state diagnosticate 69 infezioni da HIV contro le 105 dell’anno precedente. «Speriamo che continui così – continua Livia Trezzi – Questo starebbe a significare che c’è un segnale di rallentamento della diffusione dell’HIV con la quota maschile di persone infette sempre più numerosa rispetto a quella femminile. Un andamento positivo che resta comunque da confermare in quanto i dati necessitano di essere ancora monitorati nel tempo».

Per Mara Azzi, direttore generale di Ats Bergamo, la scienza ha fatto importanti passi avanti ma non si può abbassare la guardia: «Anche se i farmaci sono molto efficaci – precisa -, ancora non sono in grado di debellare l’infezione o di sconfiggere definitivamente la malattia che nel 90% dei casi viene trasmessa tramite rapporti sessuali non protetti. Un aspetto di cui si è poco consapevoli visto che negli ultimi tempi si è diffusa tra la popolazione una bassa percezione del rischio. È fondamentale, dunque, continuare un’intensa attività di informazione e prevenzione».

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono in cura 2.589 persone con HIV, il 97% delle quali in terapia antiretrovirale (2.511 persone) e la quasi totalità con buona prognosi e a minimo rischio di trasmissione del virus. «Per quanto riguarda la situazione nella nostra provincia, ci sono motivi per essere ragionevolmente ottimisti – ha dichiarato Marco Rizzi, direttore delle Malattie infettive dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Si registra un aumento nell’accesso alle terapie e una diminuzione nella diffusione dell’epidemia. I dati sul 2018 ci dicono che a Bergamo ci sono stati progressi significativi e che siamo per alcuni aspetti già oltre il cosiddetto “Obiettivo 90-90-90” fissato dai programmi internazionali di lotta contro l’AIDS e le infezioni da HIV. La previsione è quella di riuscire a raggiungere e superare entro il 2020 tutti e tre i target previsti: il 90% delle infezioni da HIV diagnosticate, il 90% delle persone trovate HIV-positive in trattamento e il 90% di queste ultime con carica virale soppressa».

Sul fronte della prevenzione e della diagnosi, la consulta degli studenti dell’Università di Bergamo anche quest’anno rinnova la collaborazione con Ats Bergamo per effettuare test salivari HIV nelle varie sedi dell’Ateneo. «I test, rapidi e gratuiti, oltre ad avere un’immediata utilità pratica, hanno la capacità di sensibilizzare gli studenti sul tema dell’HIV/AIDS e in generale sull’importanza della prevenzione, spesso sottovalutata anche dalla nostra generazione» dichiara Claudia Mema, presidente della consulta degli studenti dell’Università degli Studi di Bergamo.

Il 1° dicembre alle 17 l’infettivologa del Papa Giovanni, Serena Venturelli interverrà all’inaugurazione della mostra “HIVAIDS – Tra invisibile e visibile”, promossa dall’associazione Arcigay Bergamo Cives, che da diversi anni si impegna per contrastare la diffusione del virus attraverso iniziative con istituzioni territoriali. Sculture, dipinti e istallazioni in mostra alla Gamec di Bergamo fino al 9 dicembre per raccontare l’HIV e l’AIDS evidenziandone gli aspetti più inediti e personali, al fine di coinvolgere la popolazione e di favorire la diffusione di informazioni corrette, a oggi ancora carenti.

Nelle Marche, dove la popolazione è ancora scossa dopo il caso del presunto “untore”, il 36enne autotrasportatore di Ancona che avrebbe infettato molte donne e che è arrestato per lesioni dolose gravissime, il consiglio regionale ha approvato la distribuzione di contraccettivi gratis nei consultori pubblici della regione, per i cittadini e le cittadine di età inferiore a 26 anni e le donne in età compresa tra i 26 e 45 anni, nei casi di post intervento per interruzione di gravidanza.

Le persone che in Italia hanno scoperto di essere HIV positive nel 2016 erano maschi nel 76,9% dei casi. L’età mediana era di 39 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (14,7 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni); in questa fascia di età l’incidenza nei maschi è 21,8 e nelle femmine 7,5 per 100.000. Tuttavia, l’andamento dell’incidenza in questa fascia di età appare stabile nel tempo.

Nel 2016, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV era attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituivano l’85,6% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 47,6%; MSM 38,0%). Il 35,8% delle persone con una nuova diagnosi di HIV era di nazionalità straniera. Tra gli stranieri il 65,5% di casi era costituito da eterosessuali (eterosessuali femmine 34,9%; eterosessuali maschi 30,6%).

Molto alto il rischio per i giovani perché disinformati. E’ l’allarme lanciato da Bruno Marchini, presidente Anlaids: «C’è ancora chi crede che l’infezione possa essere trasmessa da insetti – rivela Marchini -, mentre molti tendono a confondere strumenti di prevenzione con anticoncezionali, per cui si ritiene che con la pillola, ad esempio, si possa evitare l’acquisizione di infezioni trasmesse sessualmente».

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