Pubblicato il: 25 gennaio 2019 alle 7:00 am

‘O sole mio sta… a Odessa La famosa canzone nacque nella città più napoletana dell’ex impero russo, dove l’italiano era lingua ufficiale

di Vittoria Maddaloni.

Roma, 25 Gennaio 2019 – Forse l’Ucraina non è fra le destinazioni turistiche più ambite. In genere quando si pensa “Ho deciso di farmi un bel viaggio”, si è portati ad associare la partenza a posti caraibici, mete esotiche oppure a città come New York, Parigi, Berlino. Ma chi conosce Odessa sa che può sorprendere dall’inizio alla fine, e non solo perché assomiglia a Napoli.

Odessa (Odesa in ucraino) è un posto speciale, pieno di fascino, un luogo di frontiera dell’ex grande impero russo, in posizione strategica sul Mar Nero, dalla naturale vocazione multiculturale e di città cosmopolita, capace di attrarre le migliori menti e i grandi interpreti dell’arte e della letteratura. Oggi qui si scontrano ucraini e russi (e filorussi) con purtroppo moltissime vittime.

Migrazioni e migranti di epoche diverse hanno fondato Tiro e Biblo, Ugarit e Babilonia, Menfi e Troia, Atene e Roma, Napoli e Cadice, Barcellona e Siviglia, Genova e, appunto, Odessa, sul Mar Nero. E’ una città di stampo europeo, e questo implica il fascino del Mediterraneo, l’ospitalità, l’eleganza e la bellezza. Come tutte le città europee, Odessa è italiana… ma c’è di più.

Quasi nessun abitante sa che la sua incantevole città è stata costruita dagli italiani provenienti da Genova e Lugano, Venezia e Napoli, e che la lingua italiana era un tempo la seconda lingua parlata a Odessa: la San Pietroburgo del sud che ha attratto Alexander Puškin grazie alla sua europeità e italianità, deve la sua nascita all’eccezionale migrazione italiana del XVIII secolo, voluta dall’Imperatrice Caterina II di Russia in collaborazione con l’illustre diplomatico genovese Stefano de Rivarola.

Prima di diventare Odessa, Khadjibev era solo un villaggio fuori mano, fondato da un comandante tartaro sulle alture del mar Nero, in cima a una catena di basse scogliere, alle spalle dell’immensa steppa. Eppure quel villaggio fu conquistato dall’ufficiale napoletano Josè de Ribas, mercenario al servizio dei Borbone, nato a Napoli nel 1749, per conto dell’ammiraglioPotëmkin, amante dell’imperatrice Caterina, e ne diventò il primo governatore.

Situata alla foce di grandi fiumi, primo fra tutti il Danubio e favorita da un entroterra rigoglioso e dagli immensi pascoli, Odesso (così Ribas la chiamò in omaggio a un’antica colonia greca che sorgeva in passato sulla costa), divenne un porto praticabile per il clima mite anche in inverno, sempre più importante per la valenza strategica ed economica dell’intero bacino del Mar Nero. Perciò Caterina fece di quella città il perno meridionale dell’impero, cambiando il nome al femminile, Odessa, come si conveniva alla donna più potente della storia di Russia.

Così nacque la nuova Bisanzio sotto l’egida russa che bloccò l’avanzata del regno dell’Islam verso l’Europa. Prima arrivarono gli ebrei, poi fu luogo d’ispirazione di scrittori come Puskin e Isaak Babel, e poi luogo d’inferno con il programma d’annientamento e distruzione bellica perpetrato da governo rumeno alleato con il Terzo Reich. Il genio, la creatività e insieme la devastazione.

Mentre migliaia di contadini europei si imbarcavano per il Nord America in cerca di fortuna, alcuni connazionali lasciavano Genova, Livorno, Napoli, Venezia, Palermo, Torino e Milano per l’incontaminata Nuova Russia. L’ influenza italiana ha portato sulle coste del Mar Nero il segreto della ricetta dell’arte europea della vita cittadina, e in particolare la cultura italiana ha permeato tutti gli aspetti della vita cittadina di Odessa e trapiantato le tradizioni estetiche, musicali e artistiche sulle coste del Mar Nero.

Partirono senza armi, navi o soldati. E nonostante tutto, l’intellighenzia italiana fu in grado di insediarsi, progettare e modellare la città, importando la cultura italiana e incrementando l’attività di quella che poi sarebbe diventata la maggiore città portuale del sud della Russia, incentivando il commercio.

Il primo governatore di Odessa, Giuseppe de Ribas, nei primi tre anni di governo non solo realizzò, insieme agli ingegneri, architetti e costruttori italiani, un porto funzionante e attivo, ma anche un teatro dell’opera che inscenava regolarmente gli ultimi repertori italiani. Furono costruiti una serie di edifici in stile classico, inclusi ospedali, chiese, depositi, quartieri residenziali e bellissimi viali alberati.

Le prime navi ad attraccare al porto arrivavano da Napoli e da Messina, le prime pietre di costruzione da Trieste e Malta, i primi commercianti, le prime gastronomie, le prime cantine di vini (esiste ancora la cantina Taddei), la pasta, i primi pomodori, le prime opere, i primi cantanti furono italiani. E quando gli italiani si stabilirono qui e diedero alla loro nuova patria, oltre al lavoro a vantaggio di tutti, il loro temperamento energico, la loro espansività e entusiasmo, gli odessiti li accolsero a braccia aperte. Fatture, cambiali, assegni, la corrispondenza commerciale, i conti, tutto veniva scritto in italiano. Nelle scuole private femminili l’italiano si è insegnato fino agli anni sessanta. Persino nella scuola religiosa della chiesa evangelica, aperta nel 1824, si insegnava l’italiano. L’Italia diventò l’anima di Odessa.

La colonia italiana nel 1850 contava circa tremila persone, quasi tutti di origine meridionale, anche se in realtà il termine “meridionale” è moderno, successivo all’Unità d’Italia, perché all’epoca, quando il Mezzogiorno era governato dai Borbone di Napoli, erano detti napolitani tutti i sudditi, dall’Abruzzo alla Calabria. Ma l’italiano rimase lingua ufficiale soprattutto dell’attività economica della città: cartelli stradali, passaporti, liste dei prezzi erano scritti in italiano, e la comunità italiana diede un grande contributo alla cultura della città alle porte del Mar Nero, soprattutto nell’ambito dell’architettura. Il napoletano Francesco Frapolli fu nominato architetto ufficiale della città e nel 1804 e fu lui a progettare la monumentale Opera di Odessa e la famosa Chiesa della Trinità.

La famosa canzone O’ sole mio fu scritta e composta ad Odessa da Giovanni Capurro e Eduardo Di Capua proprio nella città ucraina. La musica era ispirata ad una bellissima alba sul Mar Nero e fu dedicata alla nobildonna Anna Maria Vignati Mazza. Il brano non ebbe immediato successo a Napoli, ma diventò famosa qui fino a diventare patrimonio della musica mondiale.

Inoltre, grandi attori teatrali come Tommaso Salvini, Ernesto Rossi ed Eleonora Duse contribuirono alla formazione dell’Opera di Odessa, facendo della città la più europea e mediterranea dell’impero russo.

Tuttavia, gli eventi storici hanno fatto progressivamente diminuire il numero degli italiani, soprattutto a partire dal 1860, l’anno dell’abolizione della servitù in Russia, quando masse di servi ormai liberi si diressero dalle campagne alle città, inclusa Odessa. Inoltre, l’anno dopo fu l’anno dell’unità d’Italia e questo portò ad un esodo di massa dei coloni italiani nella loro patria d’origine. Ma l’impronta italiana nella città è evidente anche oggi: diverse attività, dai negozi, saloni, boutique, ai numerosi bar, tutti portano nomi italiani: possiamo andare a pranzo o cena dai Fratelli Ristorante & Enoteca, alla Tavernetta, da Cannoli o da Nonna. Ma si trovano anche nomi italiani traslitterati in cirillico (ad esempio Pizzeria – Пиццерия, Trattoria – Траттория), e ovunque domina un’atmosfera tutta italiana. A Odessa si trova la rappresentanza consolare del consolato italiano in Ucraina.

Oggi Odessa assomiglia un po’ a Rimini, e a tutte le città che si svuotano d’inverno: per le vie del centro si respira un’aria mitteleuropea, ma la maggioranza della popolazione è russa e non ucraina, si parla il russo e c’è ancora una forte comunità ebraica (a partire dal sindaco) con 2 sinagoghe, ma anche una bellissima chiesa cattolica. Il tenore di vita è simile al nostro complessivamente, compresa la piccola criminalità: esistono zone estremamente pericolose, e pochi controlli.

Una curiosità: tutti conoscono la fantozziana definizione di “c…  pazzesca” circa la “Corazzata Potëmkin”, capolavoro di Sergei Eizenstein. Pochi sanno, tuttavia, che la famosa scena è stata girata proprio a Odessa, dove scoppiò la Rivoluzione del 1905, sulla Scalinata Potëmkin, opera del 1815 dell’architetto italiano Francesco Carlo Boffo.

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