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L’usura del tempo logora l’uomo nel corpo e soprattutto nella mente

di Giosuè Battaglia.

Roma, 27 Gennaio 2019 – L’usura più conosciuta è quella dei “cravattari”, quella che sottopone a un interesse di gran lunga superiore rispetto al capitale prestato. Un assoggettamento completo dell’individuo colpito, che deve sottostare al ricatto senza una protezione per quanto regolato dal prestito e quindi sottoposto al volere di chi ricorre anche alla forza se non si adempie a certi patti. Anche se i termini ”usura” e “logoramento” sono sinonimi, nel caso di vita dell’uomo rappresentano un connubio voluto dalla natura, perché in stretta relazione per il prosieguo della vita stessa. L’uomo nel corso della sua vita entra in rapporti col suo simile e con questo intesse vari tipi di legami, anche attraverso regole, che poi concorrono alla vita personale di ognuno. Si costituiscono, nello scorrere dell’esistenza, andamenti che contengono periodi piacevoli e non, i quali richiedono diversi stati d’animo per poterli affrontare; problemi dovuti ai vari modi d’interagire. Questo porta a un logorio continuo e che mette l’individuo a dura prova essi si superano o non si superano, lasciando un piccolo brandello del suo corpo e della sua anima, a quel percorso dell’esistenza che continua nel suo continuo volversi. E’ una usura che logora e accompagna alla vecchiaia delle membra, che evolvono al fine della vita. Questo fine di vita è vissuto in maniera differente dai tanti e tutto dipende da questa usura logorante che assale.

Ma l’usura del corpo, si accompagna all’usura rappresentata dagli effetti derivanti dal logorio psico-intellettivo, le facoltà del principio della vita dell’uomo. Questa facoltà è quella più importante e superiore a quelle rappresentanti, secondo il pensiero di Aristotele, «…l’anima vegetativa e quella sensitiva», perché nella maggioranza degli individui, a parte i colpiti da malattie senili, rimane fino all’ultimo ed è l’ultima resistente. Questa usura ha un lento corso perché costituitasi con le varie esperienze fatte e dalle quali nascono dignità e carattere, che sono i due sostantivi base che danno rispettabilità alla persona. Vedere l’altro che attua un comportamento che differisce dal proprio con un modo diverso d’intendere, porta l’individuo stesso a eccepire una valutazione secondo la propria personalità.

Quindi l’anima profonda è personale ed è in parte visibile all’esterno solo quando si esternano certi atteggiamenti, ma il suo completo è in sé stessi. L’usura dell’anima supera tutte le altre usure, perché è un continuo interfacciarsi fra individui che esprimono diverse anime e porta ad uno sfiancamento morale che costa molte fatiche dell’Io; essa stessa è come un “cravattaro” perché richiede un interesse sempre maggiore del capitale, quindi l’usura dell’intelletto è più forte delle altre in quanto più deleteria e accompagna fino all’ultimo respiro.

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