Pubblicato il: 29 gennaio 2019 alle 8:00 am

Formazione, questa sconosciuta. Al Sud Nel meridione, dove la disoccupazione è più forte, si investe un terzo in meno rispetto al resto del Paese per aggiornamenti professionali. Attesa per le assunzioni di Navigator

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 29 Gennaio 2019 – L’ultima rilevazione statistica disponibile ci dice che il 60,2% delle imprese attive in Italia con almeno 10 addetti ha svolto attività di formazione professionale (+5% rispetto al 2010). Di aggiornamento professionale ormai si parla per tutte le categorie. Obbligatorio per alcune, con il sistema dei crediti formativi.

Sempre secondo l’indagine (riferita al 2015), sono quasi 3 milioni e mezzo i lavoratori che hanno partecipato a corsi di formazione (45,8% del totale degli addetti, di cui 47,8% uomini e 42,5% donne).

Le grandi imprese (con 250 addetti ed oltre) sono le più attive nella formazione (90%) mentre per quelle più piccole si conferma, seppur con un parziale recupero rispetto al 2010, una minore propensione.

Dal punto di vista territoriale spicca il Friuli-Venezia-Giulia (74,5%), mentre al Sud e nelle isole gli investimenti per la formazione dei dipendenti sono 1/3 in meno (-29%) rispetto alla media italiana, con uno scarto ancora maggiore (-36,5%) rispetto al Nord.

Emerge da una analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, elaborando dati Istat che riguardano la struttura del costo del lavoro in Italia. Purtroppo la formazione – spiega Uecoop – rappresenta appena lo 0,2% del totale della spesa per ciascun dipendente mentre il mercato richiede continui percorsi di specializzazione e aggiornamento sia in termini di procedure che di conoscenze su materiali e tecnologie in tutti i settori, dall’industria meccanica alle costruzioni, dalla logistica ai servizi. Aggiornamenti professionali che devono coinvolgere sempre di più le oltre 81mila cooperative italiane che occupano più di 1,28 milioni di persone in quasi ogni settore produttivo: dalla logistica alla gestione dei rifiuti, dall’agricoltura all’abbigliamento, dall’informatica all’edilizia, dai trasporti alla vigilanza, dal turismo alle ricerche di mercato. L’evoluzione rapida del lavoro impone una formazione continua – sottolinea Uecoop – con costi che riguardano le spese per servizi e attrezzature, la manutenzione degli edifici e degli impianti dedicati, le spese di partecipazione ai corsi, la remunerazione degli istruttori esterni all’impresa, il materiale didattico e gli strumenti utilizzati per la formazione. Investimenti che – conclude Uecoop – è però necessario affrontare per garantire una sempre maggiore qualità del lavoro e quindi aumentare la capacità delle aziende di stare sul mercato.

Vedremo, intanto, quali novità porterà nel sistema della formazione l’introduzione della nuova figura prevista dal decreto legge istitutivo del Reddito di Cittadinanza.

Si tratta dei navigator, che assisteranno e affiancheranno i beneficiari del RdC nella formazione e nella ricerca di lavoro e dunque rappresenteranno una figura professionale fondamentale per l’attuazione del reddito di cittadinanza.

Ne dovrebbero essere assunti circa 10mila: 4 mila per le regioni e 6 mila per lo Stato centrale, con bandi pubblicati sul sito di Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) e sarà richiesta una laurea magistrale in economia, giurisprudenza, sociologia, scienze politiche, psicologia o scienze della formazione.

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