Pubblicato il: 3 febbraio 2019 alle 8:00 am

«Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione»: alla Galleria d’Arte Moderna di Roma una mostra sull’universo del gentil sesso In esposizione una carrellata di dipinti, statue, pamphlet e riviste che, tra vergini e dive, parla di una “creatura” su cui si scrive e si dice tutto e il contrario di tutto

di Tiziana Mercurio.

Roma, 3 Febbraio 2019 – «Tremate, tremate, le streghe son tornate». Per ora, solo alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, dove resteranno fino al 13 ottobre 2019 con la mostra: «Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione». Una carrellata di dipinti, statue, pamphlet e riviste che, tra vergini e dive, parla di una creatura su cui si è scritto – e si scrive – e si è detto – e si dice – tutto e il contrario di tutto. Angelo o contestatrice; madre o in carriera; tentatrice o moglie; da ammirare o obliare, l’altra metà del cielo è stata sempre pronta a porsi domande sulla propria identità e su quanto c’era da spettarsi nel futuro in privato, fino a quando ha preso in mano la sua vita, e lo ha fatto in pubblico. Dagli anni Sessanta, in poi, infatti, la donna diventa il corpo-simbolo di una rivoluzione ancora attuale.

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L’evento alla GAM di Roma aiuta tutti nella comprensione di questo percorso storico attraverso l’iconografia, proprio perché è una riflessione sulla figura femminile attraverso la visione di artisti (spesso uomini, ma, via via, pure donne) che l’hanno rappresentata e celebrata nel tempo e nelle diverse correnti artistiche dall’Ottocento ai giorni nostri.
Parliamo di circa 100 opere (fra dipinti, sculture, foto e video), di cui alcune mai esposte prima o provenienti dai depositi e/o dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline, a testimonianza di come l’universo femminile sia stato sempre “oggetto prediletto” dell’attenzione artistica. In quest’ottica, l’evoluzione (dell’immagine) femminile è rappresentata da autori più o meno blasonati e curato da quattro esperte: Arianna Angelelli Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta, per un percorso espositivo che si snoda in sei macro-sezioni: “Amor sacro, amor profano”; “Il corpo nudo”; “Sguardi dell’anima”; “Moglie e madri”; “Identità inquieta” e “Donne non si nasce, si diventa” dedicata alle lotte, con contributi di Archivia (che raccoglie gran parte dei documenti dei movimenti femministi degli anni ’70 e, tra l’altro il noto libricino verde, “Sputiamo su Hegel”) e che occupa i tre piani dell’edificio a pochi passi da piazza Barberini.
Così, in modo da non lasciare dubbi, la donna e il suo ruolo, nelle diverse epoche e società, spiccano tra le pareti rosse della GAM, e sono universi profondi (e da approfondire) che racchiudono cambiamenti epocali. Accompagnano le opere anche videoinstallazioni e documenti tratti da opere cinematografiche: in una sala, infatti, si può assistere alla proiezione del film “Bellissima” di Giovanna Gagliardi, che, attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, canzoni popolari e interviste, racconta il cammino delle donne nel ventesimo secolo.

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Al contempo, questa sarà l’occasione per fruire di prestiti temporanei (come quello di Fausto Pirandello che si potrà ammirare solo fino alla fine di febbraio dal Museo del Novecento di Milano) e per vivere in maniera interattiva l’evento artistico. Non a caso, è previsto un fitto calendario di attività, che, fra aprile e ottobre, porterà a riflettere sulla questione femminile. E, in primavera, si darà il via a un contest, #donneGAM, attraverso cui la Galleria inviterà il pubblico a condividere sui social scatti di donne protagoniste della propria storia: un invito soprattutto per le giovani generazioni. Per informazioni www.galleriaartemodernaroma.it (foto di Tiziana Mercurio).

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