Pubblicato il: 5 marzo 2019 alle 7:00 am

Nuovo aiuto agli investigatori dalle Scienze marine forensi All’Università di Pavia una tesi di laurea sul biodeterioramento marino di materiali di potenziale interesse giudiziario. Per il Capo della Polizia, Gabrielli è una «sfida pionieristica»

di Pierluca Mandelli.

Pavia, 5 Marzo 2019 – L’approccio biologico-naturalistico delle scienze forensi è stato in passato quasi esclusivamente dedicato ad indagini su crimini connessi all’ambiente terrestre. Si pensi, ad esempio, all’Entomologia Forense, la branca della Zoologia che studia i cicli vitali e l’etologia di quegli insetti che colonizzano i cadaveri dopo la morte.

Poche, le esperienze a livello internazionale quando si tratta di applicare le indagini agli ambienti acquatici, soprattutto quello marino.

Per questo motivo è stata salutata con particolare interesse la Tesi intitolata “La biologia marina come nuovo strumento di indagine nell’ambito delle Scienze Forensi”, con la quale pochi giorni fa la dottoressa Monica Andrenacci, studentessa del XXX Ciclo di Dottorato in Scienze della Terra e dell’Ambiente presso l’omonimo Dipartimento dell’Università di Pavia e Sovrintendente Capo Tecnico della Polizia di Stato, ha sostenuto l’esame finale di dottorato.

La Tesi, ha segnato i primi passi di una nuova linea di ricerca che ha l’obiettivo di analizzare il biodeterioramento marino di materiali di potenziale interesse giudiziario, per fornire un supporto scientifico alle indagini su corpi di reato rinvenuti in mare. L’intento della biologa-poliziotta è stato quello di creare le basi scientifiche per sviluppare linee guida inerenti il recupero, trattamento e conservazione di reperti giudiziari marini, un importante passo avanti per le scienze forensi marine in aiuto agli investigatori per valutare le interazioni tra i reperti giudiziari e l’ambiente marino.

La ricerca (supervisionata dalla prof.ssa Anna Occhipinti, Ordinario di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, insieme al dott. Marco Faimali dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino (IAS) del CNR di Genova) rappresenta un caso unico nel suo genere e pionieristico soprattutto per le sue finalità.

Di una «nuova e pionieristica sfida che rende un servizio alla collettività», ha parlato il Capo della Polizia, Franco Gabrielli nella sua prefazione alla Tesi.

Laureata nel 1999 presso l’Università di Genova, Monica Andrenacci è entrata a far parte della Polizia di Stato nel 2001 e assegnata alla Polizia Scientifica prima di Torino e poi di Genova, dove ha maturato la volontà di coniugare il suo lavoro con gli studi di biologia marina. Questa volontà ha trovato la sua espressione nel 2014, con la sua selezione per un posto nel Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra e dell’Ambiente presso l’Università di Pavia. Il suo percorso in questo programma di dottorato le ha permesso, infatti, non solo di ottenere interessanti e promettenti risultati sperimentali, ma anche di creare sinergia fra gruppi di ricerca, enti istituzionali e le forze dell’ordine con le quali collabora strettamente (Foto della dottoressa Andrenacci: Università di Pavia) .

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