Pubblicato il: 16 marzo 2019 alle 8:00 am

La democrazia della vasca da bagno La pratica del bagno non è sempre stata vista di buon occhio: da peccato e rischio di malattia a lusso, ecco come è cambiato il concetto di igiene attraverso i secoli

di Marina Monti.

Roma, 16 Marzo 2019 – Il bagno, così come lo conosciamo, ha avuto negli anni un’evoluzione costante sia dal punto di vista architettonico che, soprattutto, relativamente al modo di intendere questo specifico ambiente. Dai rilevamenti ufficialmente riconosciuti, la primissima vasca da bagno risale al 1700 a.C., rinvenuta tra i resti di quello che fu il famoso Palazzo di Cnosso, una delle strutture architettoniche più importanti del tempo, ed era dotata di un impianto idrico incredibilmente avanzato in relazione all’epoca.

Con Roma, la vasca da bagno diventa un luogo per il benessere della persona. I Romani considerano l’igiene indispensabile e addirittura di origine divina, così che tutti i cittadini la praticano come un diritto oltre che come un dovere. L’istituzione delle Terme consentiva a chiunque, anche ai non ricchi, di aver cura del proprio corpo limitando in tal modo il diffondersi delle malattie. Il tutto avveniva in un contesto pubblico, in un percorso simile a quelli comunemente svolti in una normale SPA: la vasca da bagno, di dimensioni molto grandi (ospitava gruppi di persone) era uno strumento di convivialità e ritrovo.

Durante tutto il medioevo le condizioni igieniche delle città europee vanno peggiorando: si dice che addirittura un uomo si lavi solo due volte nella vita, appena nato e il giorno delle nozze, anzi, una donna che si lava più spesso della norma è considerata di facili costumi. Di certo non esistono, anche nelle abitazioni dei ricchi, stanze adatte per le pratiche igieniche. Gli abiti, anche quelli festivi, non si lavano mai o molto raramente, e vengono indossati nonostante tutte le macchie di unto, di salse e di sughi stratificate sugli indumenti per anni e anni.

L’iconico Luigi XIV, secoli dopo, si cambia la camicia anche 5 volte al giorno ma, secondo una leggenda, pare abbia fatto un solo bagno durante la sua vita! La Corte del Re Sole non brilla per l’igiene, eppure l’acqua corrente c’è: il re spende fortune colossali per ottenere l’acqua al castello, per il parco e le sue innumerevoli fontane, ma anche per l’uso quotidiano, cibo e abluzioni. Tuttavia, in quel periodo, la paura dell’acqua è molto presente: molti trattati medici mettono in guardia contro l’acqua che, dilatando i pori, potrebbe penetrare all’interno, contaminando gli organi e trasmettendo malattie! Quindi si preferisce il bagno a secco, strofinando il corpo  con un asciugamano profumato imbevuto di alcol. Però ci si pulisce a fondo i denti e la bocca: l’alito buono è un segno di bellezza! Luigi XIV si strofina regolarmente i denti con una miscela astringente che è in realtà l’antenato del dentifricio: radici di palissandro, cipresso, rosmarino o mirto, combinate con pasta a base di oppio aromatizzata con piante. aromatici come anice, cannella, timo o menta.

Alcuni cortigiani si lavano i denti con il tabacco (che si crede sia pieno di virtù disinfettanti!) o con l’essenza di urina, come Madame de Sevigné consiglia a sua figlia come cura per l’intestino.

Nel XVII secolo poi nasce la moda delle parrucche, fatte con capelli veri, e poiché i capelli non si lavano mai, può capitare di ritrovarsi con una parrucca abitata da spiacevoli parassiti. Prurito e malattie della pelle si sopportano stoicamente in nome della bellezza, ma già alla fine del ‘600 si cominciano a richiedere parrucche che non siano state almeno confezionate con i capelli degli appestati.

Sempre alla corte francese, nel XVIII secolo, sotto Luigi XV, si iniziò a progettare vere vasche da bagno: per il re ce n’è una per lavarsi e una per sciacquarsi, oltre a un rubinetto per l’acqua fredda e uno per l’acqua calda, riscaldata grazie ai caminetti. In particolare, il re ama fare il bagno in una vasca da bagno di rame, poiché il rame mantiene il calore. Piano piano quasi tutti i membri della famiglia reale hanno il proprio bagno, e persino la celebre favorita Madame de Pompadour pretende l’installazione di un bagno nei suoi appartamenti.

In verità gli europei dell’epoca hanno avuto più di una lezione dagli Aztechi e dai Maya, in materia di igiene. Infatti gli indigeni americani non tollerano il cattivo odore che emana dai corpi dei conquistatori, che non si lavano mai, indossano abiti di lana e velluto anche nella stagione calda, e ignorano l’esistenza e l’uso di fibre vegetali come il cotone e il lino. Sotto le corazze e le divise, le maglie di lana degli Spagnoli, dei Portoghesi e poi dei Francesi e degli Inglesi, erano sporche e piene di parassiti, come i capelli, lunghi e incolti e le barbe sudice ed unte. Ad insegnare agli uomini l’opportunità prima e poi la necessità di lavarsi sono le donne che si rifiutano di lasciarsi avvicinare da quegli uomini sporchi e puzzolenti.

In Francia, nella seconda metà del XVIII secolo il bagno viene democratizzato e anche i cortigiani iniziano a farli regolarmente. Sotto Luigi XVI e Maria Antonietta, i nobili iniziano a rifiutare parrucche, profumi troppo forti e riscoprono i benefici dell’acqua e delle fragranze leggere e delicate. Maria Antonietta si lava le gambe ogni mattina e ogni notte fa il bagno: la regina ha un “bagno alla moda con coperchio”, che viene portato nella sua stanza non appena lo desidera, con l’acqua profumata da radici di mandorle dolci e una tazza di cioccolata calda. Molto modesta, si bagna con un lungo vestito di flanella abbottonato fino al collo, e si copre la testa con un lenzuolo, per non vedersi nuda. E seguendo l’esempio reale anche i cortigiani finalmente si fanno costruire spazi giganteschi nelle loro sontuose dimore, con bellissimi bagni in marmo e dorature, dotati di enormi vasche da bagno all’avanguardia della tecnologia.

Come dopo la scoperta del Nuovo Mondo, anche quando Spagnoli, Portoghesi e Inglesi vanno a Macao e ad Hong-Kong l’iter per l’apprendimento dell’igiene è simile: gli abiti degli Europei, di lana, panno o velluto, con l’umidità e il calore dei tropici provocano vere e proprie epidemie di dermatite, scabbia e di ogni genere di malattie della pelle. I Cinesi e i Giapponesi – ma forse ancora una volta le donne – insegnano agli europei l’uso del bagno quotidiano. Poco per volta soldati e mercanti portano i nuovi usi a casa, e, per quanto solo ad uso di privilegiati, viene sdoganato definitivamente l’utilizzo della vasca da bagno in forma privata.

Per fortuna anche i medici dell’epoca cominciano a consigliare l’idroterapia, e tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, ormai, il bagno-o la tinozza – in cui fare un’abluzione con l’acqua riscaldata sul fuoco è una realtà abbastanza diffusa tra la borghesia e la nobiltà, mentre è ancora praticata limitatamente tra la popolazione più povera. Inoltre, ancora una volta l’idea di questo “lusso” è legata alla pratica nelle case di piacere e perciò considerato ancora quasi un peccato.

La scarsa igiene dei ceti più poveri ha favorito il moltiplicarsi delle malattie e la diffusione di virus e batteri contagiosi.

Ma la vera svolta avviene con l’introduzione dell’acqua all’interno delle case, di qualunque ceto sociale: alla fine del XIX secolo nella maggior parte delle case dell’Europa occidentale c’è l’acqua corrente, l’acqua si analizza ed i medici prescrivono finalmente l’obbligo del bagno e dell’igiene personale.

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