Pubblicato il: 17 marzo 2019 alle 7:00 am

Insegnanti e precari, la ricchezza che la scuola non sa valorizzare Preziosi talvolta di più dei colleghi di ruolo, questi lavoratori sempre in bilico si mettono al servizio degli studenti con ammirevole abnegazione

di Giosuè Battaglia.

Roma, 17 Marzo 2019 – L’aggettivo “precario” in ambito lavorativo, sta a indicare un soggetto provvisorio e privo di garanzie, senza alcuna certezza nel tempo. Così si conta un alto numero di questi soggetti, che intanto continuano a svolgere dei lavori in modo continuo e certosino, proprio a richiamare una parte della frase di Don Boscolavoriamo come se dovessimo vivere sempre”. Quindi un vivere con la speranza del domani, inseguendo una stabilizzazione lavorativa affidata al tempo, alle situazioni e alle idee delle persone. Insomma un precariato che viene vissuto giorno dopo giorno e senza certezza. Attualmente ciò si è concretizzato in maniera massiccia nella scuola italiana, dove si registra un popolo di precari, colpa di un accantonamento di problemi mai risolti e di “tiremm innanz!”, voluti a torto o a ragione, da governanti che non hanno mai mostrato la volontà di mettere mano a una riforma scolastica che guardasse in lontananza. Ecco allora la situazione attuale, una situazione in continua provvisorietà con l’esigenza di assicurare, a ogni inizio dell’anno scolastico, un insegnante a ogni classe con alunni numerosi.

La presenza dell’insegnante nella scuola è una presenza qualificata, perché essa trasmette una cultura non solo del sapere, ma una cultura sociale, di vita. Perciò il lavoro svolto dall’insegnante risulta ben diverso da altro lavoro con il quale si agisce manualmente seguendo disposizioni dettate dal ciclo di lavorazione. L’insegnante in classe è colui che è soggetto a cogliere modi e momenti del sentire dell’alunno, la sua capacità sta nel trasmettere il sapere all’alunno tenendo presente i soggetti umani con cui si rapporta. Per questo l’insegnante precario non è da considerarsi un “tappabuchi”, specialmente quando è stato impegnato nel suo compito da diverso tempo perché la sua figura è stata assorbita in un contesto professionale che riveste una posizione di primaria importanza in tema di socializzazione e di cultura.

Nella scuola di oggi, a questi precari sono affidati i nostri figli ogni giorno e a questi precari va dato il giusto merito di formatori al pari di altri insegnanti, più ferrati con maggiore anzianità. Così il precario della scuola rappresenta il soggetto già formato in ambito scolastico, perché dotato di un certo bagaglio di esperienza, per cui rappresenta un risorsa da valorizzare, e quindi figura prioritaria per la stabilizzazione.

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