Pubblicato il: 24 marzo 2019 alle 7:00 am

Cosa c’è dopo la morte? Difficile spiegare il disegno divino, per molti teorici il trapasso determina una mutazione dell’anima L’abbandono alla vita terrena, fatta di tanti problemi, e il passaggio a un’esistenza più serena, in quanto si è raggiunta la felicità attraverso la grazia di Dio, rappresenta il meritato ingresso in un nuovo mondo

di Giosuè Battaglia

Roma, 24 Marzo 2019 – Tutti gli uomini, da sempre, si chiedono “cosa ci aspetta dopo la morte?”. E’ una bella domanda alla quale nessuno sa dare risposta, perché non si ha conoscenza del futuro; per questo si dice che sicuramente quello che ci aspetta rappresenta qualcosa di positivo, in quanto nessuno è tornato mai indietro. La nostra conoscenza dell’Aldilà si ferma al momento della morte del corpo, dopodiché, le teorie dicono che si va in un altro mondo dove tutto è ameno, arcano e, secondo la teoria cattolica, vi sarebbero luoghi come Purgatorio, Inferno e Paradiso dove verrebbero collocate le anime, secondo quanto espresso nella morale, in base a quanto prodotto durante la vita terrena. Di questi luoghi viene ipotizzata una esistenza eterna e fine a se stessa. Adesso senza entrare nelle fasi che porterebbero allo stato di felicità, dopo l’espiazione in Purgatorio, oppure la condanna eterna che destina al fuoco i condannati al fuoco dell’Inferno, non si può pensare a queste destinazioni senza un principio di una vita, seppur virtuale, che continua il suo percorso al fine del raggiungimento di un obiettivo finale dopo aver percorso un programma ben definito. Per questo esistono tante teorie che sostengono l’idea dell’uomo extraterrestre, mandato sulla terra dal Dio che è il Signore extraterrestre, e facente parte di un ciclo terrestre visto come periodo di formazione prima di risalire in un mondo cosmico del quale fanno parte entità rispondenti ai canoni di fratellanza per una vita di pace in comune con altre anime purificate dal peccato. Tale teoria è la più vicina a quella del Cattolicesimo e si differenzia da essa solo nel caso dell’ammissione della provenienza di un Dio venuto da un altro pianeta e non ammesso per fede.

Allora si immagina anche che l’uomo sulla terra, non sia l’unica figura esistente nel cosmo e volendosi rapportare ad altra teoria, con la quale si afferma anche che: «E’ impossibile che un albero che dia tanti frutti, ne abbia prodotto uno solo” (riferito all’unico frutto uomo). Quindi, il disegno dell’eterno Signore è impossibile che finisca in una eternità dell’anima statica e relegata in un luogo dove tutte le altre anime vaghino un’esistenza felice, ma inattiva, diversa da quella terrena nella quale si è stati impegnati in mille vicissitudini e l’anima è stata sottoposta, insieme al corpo, ai diversi cambiamenti di stati in rapporto con altre anime. Perciò il trapasso rappresenta una mutazione dell’anima, l’abbandono di una vita fatta di tanti problemi e il passaggio ad altra vita, sempre animata, più serena in quanto ci si è raggiunto la piena felicità attraverso la grazia di Dio, purificando la vita terrena, e si è stati preparati per un nuovo mondo che rappresenta un’altra vita da vivere. Una vita fatta di un percorso senza fine e che poi rappresenta un ciclo chiuso su se stesso e che è una continua epurazione voluta dall’entità superiore.

neifatti.it ©