Pubblicato il: 24 marzo 2019 alle 7:00 am

I De Filippo, ovvero la storia del teatro napoletano In una mostra a Napoli ricordi e testimonianze della famiglia di artisti Titina, Eduardo, Peppino e Luisa

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 24 Marzo 2019 – Rimane solo oggi per visitare la bella mostra a Castel dell’Ovo, Napoli, da ottobre in programmazione I De Filippo, il mestiere in scena.

Tutto è stato già scritto su questa famiglia, Titina, Eduardo e Peppino, figli illegittimi di Eduardo Scarpetta, attore e drammaturgo napoletano, e Luisa de Filippo, figlia di un suo cognato e di 25 anni più giovane di lui.

La famiglia ufficiale Scarpetta ce l’ha altrove, non senza continue tensioni perché tutti sono al corrente che quei ragazzi, costretti a chiamarlo “zio”, in realtà sono i suoi figli.

Essere figli “bastardi”, nei primi anni del Novecento costituisce un peso enorme, per vincere il quale occorre un fortissimo temperamento, oppure svilupparlo. Il carattere lo sviluppa prima Titina, che a soli 7 anni debutta in teatro in “Miseria e nobiltà”, nella parte maschile di Peppeniello (“Vincenzo m’è padre a me!”). Più tardi Eduardo dovrà a lei il grande successo di Filumena Marturano, capolavoro dei personaggi femminili di ogni tempo, l’unica sua commedia dove il protagonista non sia un uomo, ma una donna, una donna complessa, con una vita tormentata e faticosissima alle spalle, capace di tutto pur di raggiungere i suoi obiettivi.

Eduardo da ragazzo ha un carattere molto più ribelle ma anch’egli è appassionato di teatro: fa il servitore di scena, suggeritore, attrezzista, fino a quando nel 1931 con Titina e il fratello Peppino fonda la Compagnia del teatro Umoristico, con il debutto al teatro Kursaal di “Natale in casa Cupiello”. Gli anni della povertà però non sono finiti, anche a causa della guerra, durante la quale i fratelli si dichiarano apertamente antifascisti, rischiando di essere deportati al nord (si salvano grazie a Totò, loro compagno di gavetta, che li avvisa in tempo del pericolo). In seguito, Eduardo litiga violentemente con suo fratello Peppino, per riappacificarsi solo quando Peppino si ammala gravemente.

Nel dopoguerra Eduardo compra il teatro San Ferdinando e quello diventa il luogo in cui si concentra maggiormente la sua attività teatrale, ma si dedica anche alla poesia, fonda una scuola di drammaturgia a Firenze, ottiene il premio Pirandello e due lauree honoris causa prima della carica, nel 1981, di senatore a vita.

Parlare dell’arte di Eduardo richiederebbe uno spazio diverso, ma è indubbio che le commedie – raggruppate in Cantata dei Giorni Pari, intesi come i giorni fortunati e Cantata dei Giorni Dispari, infelici, il senso e la visione pessimistica delle cose – descrivono benissimo l’animo umano, il cambiamento della società, la decadenza e perdita di coscienza. I protagonisti sono sempre vittime della società, deportati, indebitati, accusati, sognatori, prede di chi gli sta intorno. Con alla fine la speranza, in un messaggio che prima rivolge alla sua Napoli ma che poi varca il confine, arriva al mondo, a tutti coloro che hanno subìto e che aspettano che adda passà ‘a nuttata.

Su un altro piano Peppino, dopo essersi allontanato dai fratelli, crea un fortissimo connubio artistico con Totò, con il quale scrive 16 film di successo. Scrive anche un’autobiografia, Una famiglia difficile, purtroppo oggi introvabile, dove analizza tutti i suoi dolori giovanili dovuti all’assenza del padre.

Anche se non è possibile contenere in una mostra la storia di questa grande famiglia teatrale, la mostra i De Filippo, il mestiere in scena è un viaggio magico, partendo da Napoli, metafora di un universo che travalica il tempo, oltre lo spazio che svela una umanità a volte disperata a volte attonita nella sua quotidiana lotta per la sopravvivenza fisica e morale.

Fortemente voluta dalla famiglia De Filippo e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la mostra propone, attraverso materiale inedito, lettere, foto, video, oggetti e centinaia di costumi, locandine, manifesti, copioni manoscritti e dattiloscritti, potremo leggere anche le poesie e i testi delle canzoni di Eduardo.

 

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