Pubblicato il: 25 marzo 2019 alle 7:00 am

La Campania e il fenomeno della migrazione Sanitaria verso altre Regioni Il SSN garantisce assistenza ai cittadini in tutto il territorio nazionale, ma le nostre Regioni si confrontano con il fenomeno della migrazione sanitaria. La Campania al secondo posto in Italia con un saldo negativo di oltre 300 milioni

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 25 Marzo 2019 – In Italia il diritto alla salute è sancito dall’art. 32 della Costituzione e il nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce l’assistenza  e le cure ai cittadini presso le aziende sanitarie della propria Regione di residenza, il cittadino può tuttavia esercitare il diritto di essere assistito anche in strutture sanitarie di Regioni diverse dalla sua, fenomeno descritto come mobilità sanitaria interregionale o semplicemente mobilità regionale.

Le prestazioni che vengono erogate sono stabilite dai livelli essenziali di assistenza (LEA), ossia quelle prestazioni minime di cura, diagnosi ed assistenza stabilite dal Ministero della Salute.

Il fenomeno della mobilità sanitaria regionale si distingue in: mobilità attiva che esprime l’indice di attrazione di una Regione, identificando le prestazioni sanitarie offerte a cittadini non residenti, e mobilità passiva che esprime l’indice di fuga da una Regione, identificando le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza.

Il confronto tra l’indice di attrazione e l’indice di fuga fornisce un quadro sia dell’efficacia e dell’efficienza di ciascun Servizio Sanitario Regionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione residente, sia indirettamente della qualità percepita dai cittadini rispetto ai servizi sanitari erogati.

In particolare, i flussi relativi alla mobilità per ricovero ordinario oppure in day-hospital possono essere semplicisticamente disitinti in fisiologici o patologici.

I primi conseguono alla configurazione della rete ospedaliera, in particolare alla variabilità dell’offerta regionale delle varie specializzazioni, e sono alimentati dalla mobilità di “confine” e da quella “fittizia” che è conseguente ai mancati cambi di residenza. I flussi “patologici”, invece, derivano dalla scarsa accessibilità (lunghezza delle liste di attesa) e/o della qualità delle cure nelle Regioni di residenza e configurano gravi iniquità socio-economiche, visto che i costi delle trasferte sono sostenibili solo da pazienti con fasce di reddito medio-alte.

Da un punto di vista economico, la mobilità attiva rappresenta per le Regioni una voce di credito, mentre quella passiva una voce di debito, e secondo quanto previsto dal Testo Unico per la Compensazione Interregionale della Mobilità Sanitaria, ogni anno la Regione che eroga la prestazione viene rimborsata dalla Regione di residenza del cittadino.

Da una analisi dei dati resi pubblici emerge che le Regioni con maggiore indice di fuga sono Lazio (13,9%) e Campania (10,1%), solo nel 2017 il valore della mobilità sanitaria totale ammontava a € 4.635,4 milioni, questa cifra che include anche i conguagli relativi al 2014 (€ 218,9 milioni) e al 2016 (€ 296,3 milioni) riguardava per la maggior parte una migrazione sanitaria dal Sud verso il Nord del paese.

Per la sola regione Campania il debito verso altre regioni ammontava a € 471.345.742 ed a fronte di un credito di € 169.232.445  il saldo negativo è stato di € 302.113.297, quindi potremmo assolutamente pensare ad una Campania poco produttiva o meglio poco efficace.

Vi è quindi una assoluta necessità di investire, con un riparto adeguato, su quei servizi e prestazioni che rappresentano motivo di fuga, nonché valutare i LEA (Livelli essenziali di assistenza) in maniera differenziata per Regione, con criteri epidemiologici che tengano conto delle reali esigenze assistenziali, in Campania la realtà della cosi detta “Terra dei Fuochi” rappresenta un chiaro esempio di come implementare l’assistenza verso le patologie oncologiche, tra i motivi principali di migrazione sanitaria.

Fonti: Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.Na.S), Fondazione GIMBE Report.3/2018

* Dr. Maurizio Cappiello, Direzione Nazionale Anaao Assomed

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