Pubblicato il: 2 aprile 2019 alle 7:00 am

Chiavette Usb, un pericolo per i nostri dati Uno studio condotto da ricercatori inglesi ha rivelato che due terzi delle unità USB di seconda mano contengono informazioni recuperabili dal proprietario precedente

di Danilo Gervaso.

Londra, 2 Aprile 2019 – Per dimostrare la scarsa propensione a tutelare i propri dati da parte della maggior parte dei cittadini, un gruppo di ricercatori dell’Università di Hertfordshire hanno acquistato 200 unità flash USB usate, metà degli Stati Uniti e metà dal Regno Unito.

Quando hanno analizzato le chiavette hanno avuto la conferma che cercavano. Circa il 68% dei dispositivi provenienti dagli Stati Uniti e il 67% di quelli originari nel Regno Unito contenevano ancora dati provenienti da utenti precedenti.

Addirittura, la stessa identità del precedente proprietario delle unità potrebbe essere determinata (per il 20% delle unità dagli Stati Uniti e il 22% delle unità dal Regno Unito) in base alle tracce lasciate. In totale, per 20 unità sembra non ci sia stato alcuno sforzo per cancellare i dati, 19 delle quali provenivano dal Regno Unito. Non è stato possibile accedere a sei unità negli Stati Uniti.

Il più delle volte, i dati sono stati cancellati, ma solo a una prima analisi. Usando un comune software di recupero dati, i ricercatori sono stati in grado di ripristinare il contenuto di 135 unità con poco sforzo, e di queste, 44 unità USB contenevano informazioni sufficienti per identificare i precedenti proprietari dei dispositivi.

I dati trovati sulle chiavette USB mostravano un’ampia gamma di informazioni: da documenti legali e societari, moduli fiscali e buste paga, fino a scoperte potenzialmente ancora più sconcertanti. Alcune, infatti, secondo la descrizione dei ricercatori, includevano foto di soldi e fucili da caccia insieme a un mandato di perquisizione, così come immagini di nudo di un uomo di mezza età insieme al suo nome e ai dettagli di contatto.

Perdere un’unità USB è molto semplice. Se cade fuori da una tasca o viene accidentalmente lasciata collegata a un computer, il rischio per i dati contenuti è piuttosto alto. Per questo motivo, la crittografia dell’unità è la migliore difesa per prevenire il furto di dati e proteggere le unità destinate alla rivendita, in quanto i dati crittografati non possono essere letti dal nuovo proprietario.

Un anno fa, l’Università di Hertfordshire aveva già condotto uno studio simile con schede di memoria di seconda mano giungendo a risultati simili a quelli relativi alle chiavette USB.

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