Pubblicato il: 8 aprile 2019 alle 7:00 am

Nuova luce sulle origini dell’uomo moderno Dalle igrazioni all'evoluzione che ci ha portati a diventare "veramente umani". I risultati di una nuova ricerca di tre università

di Teresa Terracciano.

Londra, 8 Aprile 2019 – Ricercatori delle Università di Huddersfield, Cambridge e del Minho (Braga, Portogallo), hanno adottato un approccio genetico per affrontare una delle questioni più difficili da risolvere: come e quando siamo diventati “veramente umani”. Il lavoro conferma una dispersione dell’Homo sapiens dall’Africa meridionale a quella orientale immediatamente precedente la migrazione fuori dall’Africa.

L’Homo sapiens moderno è nato in Africa più di 300.000 anni fa, ma c’è una controversia tra gli studiosi sul fatto che i primi individui di questo tipo potessero essere “proprio come noi” nelle loro capacità mentali. Ad esempio: se oggi fossero cresciuti in una famiglia dello Yorkshire, sarebbero stati indistinguibili dal resto della popolazione? Tuttavia, gli archeologi ritengono che persone come noi vivessero in piccole comunità in un rifugio dell’era glaciale sulla costa sudafricana già almeno 100.000 anni fa.

Tra circa 100.000 e 70.000 anni fa, queste popolazioni hanno lasciato molte prove a favore del fatto che pensavano e si comportavano come gli esseri umani moderni – prove di simbolismo, come l’uso di pigmenti (probabilmente per il body painting), disegni e incisioni, perline di conchiglie e piccoli strumenti di pietra che potrebbero essere parti di archi e frecce. Alcune di queste evidenze di quello che alcuni archeologi concordano come proprie del “comportamento umano moderno” risalgono a più di 150.000 anni fa.

Ma se certi risultati hanno in qualche modo reso queste persone speciali, suggerendo una linea diretta con le popolazioni odierne, la genetica dei loro moderni discendenti “Khoi-San” in Africa del sud non sembra confermarlo. I nostri genomi implicano che quasi tutti i moderni non africani provenienti da tutto il mondo – e anche la maggior parte degli africani – derivano da un piccolo gruppo di persone che vivono non in Sudafrica ma in Africa orientale, circa 60.000/70.000 anni fa. Non c’è stato finora alcun segno che gli africani dell’Africa meridionale abbiano contribuito all’enorme espansione dell’Homo sapiens fuori dall’Africa e in tutto il mondo che ha avuto luogo in quel periodo.

Il team di genetisti di Huddersfield-Minho, guidato dal professor Martin Richards di Huddersfield e dal dottor Pedro Soares a Braga, insieme all’eminente archeologo di Cambridge professor Sir Paul Mellars hanno studiato il DNA mitocondriale ereditato maternamente dagli Africani al  dettaglio e hanno identificato un chiaro segnale di una migrazione su piccola scala dal Sud Africa all’Africa orientale che ha avuto luogo proprio in quel momento, circa 65.000 anni fa. Il segnale è oggi evidente solo nel DNA mitocondriale. Il rimescolamento dei geni cromosomici tra i genitori di ogni generazione non influisce sul DNA mitocondriale nei millenni successivi.

Il segnale di una migrazione trova buon senso in termini di clima. Per la maggior parte degli ultimi cento anni, diverse zone dell’Africa non sono state in sintonia tra loro in termini di aridità. Per un breve periodo, tra 60.000 e 70.000 anni fa, c’è stato un momento in cui il continente nel suo insieme ha sperimentato un livello di umidità sufficiente ad aprire un corridoio tra il sud e l’est. E, curiosamente, avvenne circa 65.000 anni fa, consequenzialmente alcuni dei segni di simbolismo e complessità tecnologica visti in precedenza in Sudafrica cominciano a comparire a est.

L’identificazione di questo indizio apre la possibilità che una migrazione di un piccolo gruppo di persone che dal Sudafrica verso est, circa 65.000 anni fa, abbia potuto trasmettere aspetti della loro cultura umana moderna a persone dell’Africa orientale. Quei popoli dell’Africa orientale erano biologicamente poco diversi dai sudafricani – erano tutti moderni Homo sapiens, il loro cervello era altrettanto avanzato ed erano senza dubbio pronti a ricevere i benefici delle nuove idee e dell’aggiornamento. Ma il modo in cui è accaduto potrebbe non essere stato così diverso da una cultura moderna e isolata dell’età della pietra che oggi incontra e abbraccia la civiltà occidentale.

In ogni caso, sembra che qualcosa sia successo quando i gruppi del Sud hanno incontrato l’Oriente, con il risultato che è stata la più grande diaspora di Homo sapiens mai conosciuta – sia in tutta l’Africa che fuori dall’Africa per stabilirsi in gran parte dell’Eurasia, fino all’Australia nell’arco di pochi migliaia di anni.

Il professor Mellars ha commentato: «Questo lavoro dimostra che la combinazione tra genetica e archeologia può portare a significativi progressi nella nostra comprensione delle origini dell’Homo sapiens».

Fonte per approfondimenti: Teresa Rito, Daniel Vieira, Marina Silva, Eduardo Conde-Sousa, Luísa Pereira, Paul Mellars, Martin B. Richards, Pedro Soares. A dispersal of Homo sapiens from southern to eastern Africa immediately preceded the out-of-Africa migration. Scientific Reports, 2019; 9 (1) DOI: 10.1038/s41598-019-41176-3

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