Pubblicato il: 24 aprile 2019 alle 8:17 am

Radio Radicale è salva? Segnalazione dell’Agcom: «Il Governo proroghi l’attuale convenzione». Per Giulietti (FNSI): «Un atto che non può essere ignorato e che deve essere esteso ad altri giornali»

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 24 Aprile 2019 – Ci ha pensato l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a imprimere una svolta alla vicenda che vede coinvolta Radio Radicale.

Ricordiamo che la legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145) ha prorogato la convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari da parte di Radio Radicale per un solo semestre. In assenza di ulteriori provvedimenti alla scadenza semestrale (20 maggio 2019) Radio Radicale non avrà più risorse per proseguire l’attività.

Ebbene, ieri sulla questione, è intervenuta l’Agcom con una nota chiara, dai toni perentori: “In relazione all’annuncio della decisione di non rinnovare la convenzione a Radio Radicale e nell’esercizio dei poteri di segnalazione previsti dall’articolo 1, comma 6, lett. c, n. 1, della legge 31 luglio 1997, n. 249, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inviato al Governo una segnalazione urgente intesa a formulare alcune osservazioni e proposte di intervento in materia di affidamento di una rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari, nonché all’identificazione di un servizio media radiofonico e multimediale destinato all’informazione istituzionale con finalità di interesse generale. L’Autorità – si legge ancora nella nota – ha auspicato, nelle more di una complessiva e non più rinviabile riforma della materia, che al fine di assicurare la continuità di un servizio di interesse generale, il Governo possa prorogare l’attuale convenzione, quanto meno fino al completamento della definizione dei criteri e delle procedure di assegnazione”.

Tra i primi a salutare con soddisfazione l’intervento dell’Autority è stato Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa, che da settimane sta portando avanti una battaglia per impedire la chiusura di Radio Radicale e di altri organi di stampa la cui esistenza è messa a rischio dai tagli del governo.

Per Giulietti, quella dell’Agcom è una «presa di posizione che ricorda i ripetuti interventi del Capo dello Stato, il quale più volte ha ricordato il valore dell’art. 21 della Costituzione, e la necessità di salvaguardare le voci delle minoranze, tutte, religiose, sociali, politiche e territoriali. Non credo che si possa aggirare questo parere».

Anche Giulietti ritiene che la voce di radio Radicale debba sopravvivere fino a quando non sarà operata la riforma.

«Deve essere tutelata – insiste il presidente della Fnsi – perché punto essenziale nella salvaguardia delle differenze e delle diversità e credo che tale provvedimento si possa estendere anche agli altri giornali che la decisione del governo rischia di oscurare, di coprire e di imbavagliare. Quella dell’Agcom è una presa di posizione a sostegno delle battaglie di questi giorni e il governo non potrà far finta di nulla».

In tanti hanno occupato, nel giorno di Pasqua, piazza Madonna di Loreto a Roma per testimoniare la ferma volontà di impedire a ogni costo la chiusura della radio. In quella circostanza, il direttore Alessio Falconio ha ribadito: «Vogliamo convincere il Governo che l’attività che svolgiamo è utile alla democrazia e al Paese e che nessun altro finora ha svolto il servizio che assicuriamo noi».

La stessa Federazione nazionale della Stampa, con il presidente Giulietti, il segretario Raffaele Lorusso con il sostegno di tutte le associazioni regionali, anche attraverso la campagna di sensibilizzazione “No tagli! No bavagli!”, lanciata per il diritto all’informazione libera e plurale e contro la proposta legislativa dell’attuale Governo di azzerare il Fondo per l’editoria nel 2020, ha fatto sentire forte la sua voce nelle scorse settimane, difendendo ogni piccolo presidio territoriale che contribuisce a garantire, attraverso il suo operato il valore cruciale dell’informazione per la democrazia.

Dunque, per Giulietti, adesso il governo non potrà più tergiversare: «Non vedo come si possa far finta di non leggere questo parere – dice -. Non si tratta di un invito, bensì di un atto dell’autorità di garanzia delle comunicazioni. Che non può essere archiviato. Mi auguro – aggiunge – che dall’interno delle istituzioni della Repubblica, all’interno del parlamento e dello stesso governo ci sia una solida maggioranza che utilizzi questo parere istituzionale per passare dallo stadio delle emozioni a favore di radio Radicale e degli altri giornali tagliati e imbavagliati, allo stadio delle mozioni con valore di legge».

Per saperne di più sulla radio, sulla sua nascita negli anni ’70 e sul ruolo che ha avuto nella formazione di un dibattito democratico nel nostro Paese, si consiglia la lettura del breve dossier pubblicato sulle stesse pagine web dell’organo di informazione. (foto copertina di Raffaele Bonfili).

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