Pubblicato il: 28 aprile 2019 alle 8:00 am

Le amiche di carta I personaggi femminili più amati della letteratura

di Caterina Slovak.

Roma, 28 Aprile 2019 – Ci sono alcune storie e alcuni personaggi che hanno superato i confini del tempo e dello spazio e che ancora oggi mantengono la loro forza, il loro valore, il loro messaggio nei nostri cuori. Sicuramente anche a voi è capitato di affezionarvi ad un personaggio letterario, tanto che quel libro ha un posto speciale nel vostro cuore e nella vostra libreria.

Ci sono libri che ci appassionano anche solo perché ci troviamo in completa sintonia con il personaggio. Qui parliamo di donne, e di donne indimenticabili, nei libri, ce ne sono tantissime. Giovani o più mature, buone o cattive; sempre complesse e sfaccettate, sempre problematiche e pronte a far riflettere il lettore, o meglio la lettrice, perché donne così le avremmo volute come amiche, da Joe March a Hermione Granger della saga di Harry Potter.

Abbiamo passato tutte questa fase, da ragazze o anche da bambine, quando ancora si leggevano i libri, capiamo il senso di frustrazione che ci coglieva all’ultima pagina, nel sapere che i personaggi del libro, in realtà non sarebbero stati più lì con le loro storie, e capiamo il bisogno di continuarle, di inventarle. Quei personaggi continuavano a vivere lì con noi come amici immaginari perché rispecchiavano chi eravamo o chi avremmo voluto accanto, aiutavano a capire come ragionano e agiscono le persone reali accanto a noi e il mondo in generale.

La letteratura è piena di personaggi femminili affascinanti. A seconda delle epoche storiche, ognuna ha incarnato un particolare tipo di ideale, solitamente controcorrente rispetto alla società. È così per l’eroina di “Orgoglio e Pregiudizio”, il capolavoro di Jane Austen: Elizabeth Bennet spicca fra i numerosi personaggi nati dalla penna di Jane Austen per la caparbietà, l’intelligenza e la forza con la quale vive la propria vicenda: una caparbietà che però alla fine cederà, di fronte al meno pregiudizioso dei sentimenti: l’amore.

La più famosa di tutte è forse la protagonista del romanzo di Flaubert, Emma Bovary, personaggio volutamente controverso, pieno di contraddizioni irrisolte ed irrisolvibili. Emma è una giovane ragazza di campagna sposata con il medico condotto Charles Bovary. Il matrimonio, invece di liberarla dalla realtà monotona e asfissiante in cui era cresciuta, le causa ulteriore infelicità e dolore: la donna riesce a trovare sollievo soltanto nella lettura di racconti romantici e melensi, e nell’amore adultero di altri uomini. Ha diversi amanti, ma in nessuna delle sue relazioni trova la realizzazione di quei sogni d’amore che legge ossessivamente nei libri: il suo desiderio di romanticismo, di emozioni sempre nuove e di lusso non possono essere soddisfatti da un solo uomo, probabilmente, da nessun uomo. Ma l’adulterio è l’unico mezzo che Emma ha per esercitare l’illusorio potere sul proprio destino.

Simile nel destino tragico è Anna Karenina, eroina dell’omonimo romanzo di Tolstoj, una donna che vive un amore passionale, ama e soffre tanto quanto ama, che non si dà pace, continuamente tormentata da ciò che potrebbe essere costretta a vivere nell’infamia di una scelta fatta però col cuore, colpita da una società formale.

Ne “Il resto di niente” Enzo Striano dà voce ad una delle figure storiche più affascinanti di sempre: Eleonora Pimentel Fonseca, una delle prime donne giornaliste ed eroina della Repubblica Napoletana del 1799. Pur essendo una figura storica realmente esistita, ricordata per la sua intensa attività letteraria sul “Monitore Napoletano”, è solo trasformandosi in personaggio letterario che “Lenòr” sembra tirare fuori la sua vera voce, una voce di donna indomabile ma fragile al tempo stesso, desiderosa d’indipendenza ma pur sempre avvinta dai legami con la propria famiglia e la propria condizione. Il bel ritratto di Striano è lucido, storicamente fondato, ma ancor più veritiero della storia stessa.

Un altro personaggio storico, forse meno noto, è Inès de Suarez, combattente spagnola in Sud America all’epoca della conquista del Cile. Storia e leggenda in questo caso si fondono creando un personaggio unico, distante dalla storia pur rimanendo fedele ai fatti: Isabel Allende, con la maestria che la contraddistingue, nel romanzo “Inès dell’anima mia” riesce ad oltrepassare i confini del documentarismo storico per entrare nel cuore e nell’anima di Inès. Nata in Spagna, Inès intraprende la lunga traversata oceanica per cercare suo marito, partito per le Americhe insieme ai conquistadores. In Perù Inès conosce l’amore, e insieme ad esso trova la spinta per concretizzare qualcosa che dentro di lei era sopito: il coraggio, l’essere donna al di sopra di tutto, conservando il proprio ruolo di compagna e madre, ma diventando, allo stesso tempo, una guerriera.

Anche Clara de “La casa degli spiriti” della Allende ci è rimasta nel cuore. Una bambina di dieci anni, che vive all’interno di una famiglia numerosa invidiata da tutti per la sua straordinaria bellezza. Clara è una ragazza straordinaria: ha dei poteri speciali, che le permettono di conoscere il futuro, di muovere oggetti con la forza della mente e di parlare con le anime dei defunti.

L’amica soave e simpatica che tutte avremmo voluto è sicuramente Holly Golightly, divenuta celeberrima con il volto di Audrey Hepburn, ma la protagonista del romanzo “Colazione da Tiffany” di Truman Capote è molto diversa da quella che appare sullo schermo, come sottolineava lo stesso Capote: una donna sensuale, meno ingenua e sprovveduta di quella portata al cinema dalla Hepburn, che vive una vita sregolata, fatta di alcol e amori pericolosi, nella perenne ricerca del suo “posto nel mondo”: un posto che Capote non ci permette di sapere se verrà effettivamente trovato.

Jo March è l’indimenticabile protagonista di “Piccole donne”: lei era come noi volevamo essere, un po’ maschiaccio, ribelle, coraggiosa, anticonvenzionale… le risultava difficile comportarsi da “signorina”.

Un maschiaccio è anche Lisbeth Salander, da “Millennium” di Stieg Larsson: geniale esperta di pirateria informatica, con un’ottima memoria fotografica che le permette di memorizzare in poco tempo moltissimi particolari e informazioni; si interessa di matematica, algebra pura, fisica e logica. È una donna dal carattere complesso, introverso, quasi asociale, dovuto ad un passato di violenze, ricoveri e perizie psichiatriche.

Chiyo Sakamoto, protagonista di “Memorie di una geisha “di Arthur Golden è una bambina che a nove anni viene mandata a Kyoto, insieme alla sorella per studiare da geisha, così da assicurarsi sostentamento, istruzione e futuro. Grazie a sacrificio e a tanto dolore, diventa la geisha più desiderata di tutto il Giappone.

Questa non è una classifica, ma un insieme di ricordi. In tutte c’è una parte di noi e di tutte le donne che conosciamo o abbiamo conosciuto. Il fascino, la bellezza, il coraggio, la superbia, la fragilità, l’amore materno, la passione folle. Chiudendo gli occhi le immaginiamo, ritroviamo pensieri simili al nostro modo di vivere e agire, ed è davvero un peccato non averle potuto incontrare.

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