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Maggio dei monumenti a Napoli, tra illuminismo e cultura dell’antico/2

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 1 Maggio 2019 – In occasione del 1° maggio vi accompagneremo questa volta attraverso un interessante percorso: Vergini, Sanità e golosità: “La virtù e la felicità del popolo”. Quello delle associazioni che collaborano al Maggio napoletano è un percorso animato alla scoperta del borgo dei Vergini e della Sanità, nel religioso silenzio dei conventi e dei loro sotterranei, nei meravigliosi cortili dei Palazzi barocchi, scenari di letture dedicate a Filangieri, con degustazioni di prodotti tipici. Ma anche in self tour è un’interessante e piacevole passeggiata nel cuore della Napoli popolare, luogo di fede e speranza, arte e cultura, che parte da via Foria, all’altezza dell’ingresso della metropolitana, dove è possibile ammirare quel che rimane delle mura della Napoli tardo medioevale degli Aragonesi, oggi testimoniate dalla splendida Porta S.Gennaro. Oltrepassando la porta si entra nello storico Borgo dei Vergini, cuore del Rione Sanità.

Perchè il “Borgo dei Vergini” si chiama così?

Oggi la zona è un tratto del Rione Sanità di cui abbiamo trattato in passato, caratterizzato da palazzi storici e strade pieni di vita. Il nome si deve ad una storia di violenza e passione, e ad una confraternita religiosa greca che un tempo abitava il quartiere, gli “Eunostidi”, una comunità di uomini “vergini” che osservavano la castità, provenienti forse da Eunosto, un bel ragazzo di epoca tardo classica, vittima del corteggiamento ossessivo di Ocna, figlia di un magistrato, che un giorno lo aggredì. Eunosto reagì difendendosi con la forza, e la ragazza, umiliata, lo accusò poi di violenza, raccontando ai fratelli d’esser stata vittima di un tentativo di stupro. I due vendicarono l’onore ferito uccidendo il ragazzo, in ricordo del quale i cittadini costruirono un tempio.

Una volta il quartiere era il letto naturale di un torrente che scendeva dalla collina di Capodimonte e dai Colli Aminei arrivando fino al mare. Dopo la pioggia il torrente tendeva ad ingrossarsi diventando un vero e proprio fiume, e ciò creava problemi alle strade e alle case, spesso travolte dalla corrente, che gli abitanti chiamavano ‘a lava. Il fiume arrivava su via Foria raggiungendo piazza Carlo III e piazza Garibaldi.

Il problema si risolse solo quando si capì che l’intoppo era nel vecchio sistema fognario risalente al 1600: blocchi, ostruzioni e detriti di vario genere impedivano il naturale defluire delle acque piovane che, quindi, ritornavano in strada. Nella prima metà degli anni ’60 le fogne di Napoli vennero restaurate e rese nuovamente funzionali – tra i detriti furono ritrovati anche molti cadaveri- e da allora la “lava dei Vergini” divenne solo un ricordo lontano.

Essendo per molti secoli l’unica via di transito utilizzata dai re di Napoli per andare da Palazzo Reale alla Reggia di Capodimonte, il quartiere fu scelto da molti nobili per costruirci le loro residenze e oggi offre al visitatore un concentrato di meraviglie e di opere d’arte come chiese del 700, ipogei greci e costruzioni romane, palazzi nobiliari, alcuni visibili ancora oggi: i magnifici palazzi barocchi dell’architetto napoletano Sanfelice, noti per le scalinate ad ali di falco, un elemento architettonico portante, quasi scenografico, più importante della facciata dei palazzi, la sua stessa residenza, che per ragioni economiche non fu in grado di completare, il Palazzo dello Spagnuolo, in stile barocco napoletano caratterizzato da una doppia scala con le celebri rampe che creano un effetto spettacolare, decori in stucco sulle porte d’accesso degli appartamenti con medaglioni con i ritratti di famiglia, Palazzo De Liguoro diventato poi Palazzo Santoro, un antico edificio aggrappato sulla collina tufacea di Capodimonte al cui interno è nascosta una scala a spirale scavata anch’essa nel tufo e che spunta su un giardino privato con una vista panoramica mozzafiato su tutta la città.

I vicoli, i cortili, i palazzi sono stati spesso scenografia di molti film, da L’oro di Napoli, a Ieri, oggi, domani, Pacco, doppio pacco e contropaccotto, La sfida, film d’esordio di Francesco Rosi. In Viaggio in Italia, Ingrid Bergman ferma qui la sua auto per assistere al passaggio di un corteo funebre, a Palazzo Sanfelice è stato girato Questi fantasmi, tratto dall’omonima commedia di Eduardo, e una scena de Le quattro giornate di Napoli. Un paio di opere teatrali di Eduardo de Filippo sono ambientate alla Sanità: Il sindaco del rione Sanità e Il cilindro, quest’ultima ambientata in un seminterrato di via dei Cristallini. Anche alcune scene della terza serie di Gomorra sono state girate qui, così come alcune riprese della serie televisiva “Sense8”.

In Via Santa Maria Antesaecula, al civico 109, è nato Antonio de Curtis, Totò.

Capolavoro barocco è la famosa Basilica di Santa Maria della Sanità progettata da Fra Nuvolo, architetto domenicano. Il suo tratto distintivo è la cupola con maioliche gialle e verdi, conosciuta da tutta la città perché è subito visibile attraversando il ponte della Sanità. Sotto la Basilica c’è l’accesso alle Catacombe di San Gaudioso.

Nel quartiere la Basilica è conosciuta come chiesa di San Vincenzo ‘O Munacone (il monacone), perché custodisce una famosa statua di San Vincenzo Ferrer. La statua, secondo la tradizione, nel 1836 fermò un’epidemia di colera.

Ci sono poi alcuni degli edifici religiosi più famosi di Napoli, come la Chiesa di S.Maria Succurre Miseris di origine trecentesca; la Chiesa trecentesca di S.Maria dei Vergini dove fu battezzato S. Alfonso de’ Liguori, che visse nel Rione Sanità. E ancora, il Complesso Monumentale Vincenziano, nato nel 1669 sui resti del convento trecentesco dei Padri Crociferi.

Siamo a Napoli, vogliamo andar via senza mangiare?

Alla sanità per la pasta e patate più buona che ci sia – ma anche pizza, friarielli e panzerotti – ci pensa la Cantina del Gallo nel in un contesto molto suggestivo vicino alle grotte di tufo. Per la pizza la Pizzeria Oliva (Concettina ai tre Santi) nulla da invidiare alle storiche pizzerie di Napoli, la pizzeria a gestione familiare, proprio sulla piazzetta di fronte alla Basilica o la Taverna Di Toto’.

Per terminare la passeggiata in dolcezza una tappa d’obbligo è la Pasticceria Poppella, dal 1920 nel quartiere Sanità, ma da qualche anno diventata famosissima a Napoli grazie alla sua nuova creazione: il fiocco di neve. Cittadini e turisti sono disposti a fare lunghe file ed attendere anche qualche ora per assaggiare questa piccola brioche, il cui ripieno è una crema dalla ricetta segretissima. Di base è formata da ricotta e panna, ma un ingrediente misterioso la rende irresistibile.

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