Pubblicato il: 17 maggio 2019 alle 8:00 am

Perché ci pungono le zanzare? Scoperto il meccanismo che ne regola lo stimolo Una ricerca interdisciplinare ha individuato una proteina che controlla il comportamento in insetti sociali, come api e formiche. Lo studio potrebbe suggerire metodi per ridurre le punture di zanzare

di Fabrizio Morlacchi.

Pavia, 17 Maggio 2019 – Sono più di 3.000 le specie di zanzare in tutto il mondo, 60 quelle conosciute in Italia. Un insetto fastidioso, il cui ciclo di vita dura circa 6-8 settimane per le femmine, mentre i maschi solitamente non superano le 2 settimane di vita.

Per individuarci utilizzano un sofisticato complesso di strumenti. Percepiscono le vibrazioni e i cambiamenti di pressione con i recettori antennali; ma sono capaci anche di vedere le radiazioni infrarosse prodotte dal nostro corpo, sentendo l’anidride carbonica che emettiamo e il nostro odore anche a distanza di 70 metri.

Ma la domanda che ogni estate ci poniamo è: perché ci pungono? Perché le femmine, l’unico dei due sessi a pungere, hanno bisogno del sangue per poter produrre le uova e riprodursi. Ma quali sono i meccanismi molecolari che regolano lo stimolo a pungere nelle zanzare femmine? Uno studio coordinato da Paolo Gabrieli, ora al Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano, propone una prima risposta a questa domanda. La ricerca, condotta presso il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Pavia, viene pubblicata il 9 maggio 2019 sulla rivista internazionale PloS Biology. Lo studio è il primo che lega lo stimolo a pungere e l’espressione della proteina Vitellogenina, che viene incorporato nelle uova.

Studiando la zanzara tigre Aedes albopictus, una specie “aliena” in Italia e in Europa diffusasi a partire dagli anni ’90, i ricercatori hanno mostrato che nei primi giorni dopo aver ingerito delle soluzioni di zucchero, un alimento che in natura gli insetti trovano nel nettare delle piante e che usano per vivere e volare, le zanzare non cercano di pungere l’uomo. Lo zucchero induce un accumulo di molte riserve di grasso e zuccheri nelle zanzare e induce una vasta regolazione trascrizionale di molti geni, incluse quelli coinvolti nella sintesi delle sostanze proteiche accumulate nelle uova (Vitellogenine).

“Il fatto che questi geni venissero regolati ci è sembrato subito molto intrigante, perché si sa che questi stessi geni vengono espressi ad altissimi livelli dopo che le zanzare hanno ingerito il sangue e che le proteine codificate servono per la formazione delle uova”, ha spiegato Jessica Dittmer, prima autrice dello studio.

Sopprimendo l’espressione di questi geni in vivo con tecniche di biologia molecolare dell’RNA interference, gli autori sono stati in grado di dimostrare che l’espressione di almeno uno di questi geni delle Vitellogenine regola effettivamente lo stimolo a pungere nelle zanzare.

“Questo apre nuove interessanti prospettive, sia dal punto di vista evolutivo e biologico, sia per il controllo delle zanzare. Era già stato dimostrato che le l’espressione delle vitellogenine controlla il comportamento in insetti sociali, come api e formiche, ma si pensava che questo fosse legato alla socialità di queste specie – chiarisce Paolo Gabrieli, corresponding author -. Se consideriamo che conosciamo bene come controllare l’espressione di questi geni anche con insetticidi oggi già presenti sul mercato, potete immaginare che saremmo in grado, implementando le giuste strategie, di ridurre la voglia delle zanzare di pungerci”.

Ridurre il numero di punture delle zanzare non solo ci solleverebbe da un fastidioso problema, ma ridurrebbe la trasmissione di numerose malattie, come malaria, la febbre Dengue e Zika, che ogni anno provocano 700.000 morti nel mondo, con miliardi di persone che vivono a rischio di contrarre queste malattie mortali ogni giorno.

Fonti: http://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.3000238

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