Pubblicato il: 11 giugno 2019 alle 8:00 am

Francia: è di nuovo polemica burkini Il costume da bagno femminile che copre interamente il corpo, costrizione o liberazione? Intanto è stato vietato in alcune città di mare francesi

da Parigi, Sylvie Pasquier.

11 Giugno 2019 – La prima volta che Bouchra, 30 anni, ha potuto nuotare in una piscina pubblica è stato l’anno scorso, durante una vacanza in Malesia. La seconda volta, è stato il 23 maggio, alla piscina Dauphins di Grenoble. Accompagnata da quindici compagne, membri dell’associazione Alliance citoyenne, Bouchra è entrata in acqua vestita con il suo burkini.

Il collettivo di Alliance citoyenne è nato a Grenoble nel 2012 per combattere la discriminazione e le ingiustizie. Da allora si è diffuso ad Aubervilliers e Lione. La campagna per i diritti civili delle donne musulmane è uno dei suoi assi.

Si presentano come “Rosa Muslim Parks”, in ricordo dell’afro-americana, diventata una figura emblematica della lotta contro la segregazione razziale per aver rifiutato di cedere il suo posto a un bianco su un autobus. Ma qui sono attiviste della “disobbedienza” e chiedono il diritto di fare il bagno coperte.

Prima di decidere di irrompere in piscina, il collettivo ha raccolto quasi 400 firme che chiedevano la modifica del regolamento delle piscine. La petizione ha permesso di ottenere un appuntamento con i servizi del municipio lo scorso settembre. Lo scopo è cambiare il regolamento interno delle piscine comunali. Nuove mobilitazioni sono previste per il futuro.

Il costume da bagno indossato dalle donne islamiche era stato vietato qualche anno fa in alcune città di mare francesi, dalla Costa Azzurra alla Corsica. E subito era scoppiata la polemica in tutta Europa.

Il burkini è stato introdotto per la prima volta in Australia nel gennaio del 2006 con l’obiettivo di permettere alle islamiche di andare in spiaggia. Secondo il Corano, infatti, non è lecito per le donne mostrarsi in pubblico nude, per non attirare la morbosità degli uomini. La possibilità di frequentare stabilimenti balneari sarebbe ammessa solo a corpo coperto, secondo le indicazioni dei leader religiosi islamici.

L’idea è stata di una stilista di Sydney, Aheda Zanetti, figlia di una libanese: «Volevo convincere le donne musulmane che nuotare non è un peccato» diceva la stilista. E così i mariti andavano a comprare costumi da bagno per la moglie e le figlie, in modo che tutta la famiglia potesse andare in spiaggia. Oggi si può acquistare facilmente anche su Amazon.

Perché è stato vietato in Francia?

E’ stato il sindaco di Cannes, all’indomani della strage di Nizza, ad emettere un’ordinanza per vietare l’utilizzo del burkini sulle proprie spiagge. Il motivo? Quel costume manifestava «in maniera ostentata un’appartenenza religiosa» e quindi «rischiava di creare disturbo all’ordine pubblico». L’ordinanza vietava «l’accesso alle spiagge e ai bagni» alle persone «che non hanno una tenuta corretta, rispettosa del buon costume e della laicità, che rispetti le regole d’igiene e di sicurezza dei bagnanti nel dominio pubblico marittimo». Stesso divieto in altre 3 cittadine della Costa Azzurra e a Sisco, un paese della Corsica, dove la decisione è stata presa dopo una lite (con 5 feriti) scoppiata in spiaggia tra famiglie di origini nordafricane e giovani locali proprio sul contestato burkini.

Non sono mancate le multe: 3 donne sono state multate a Cannes, altre 6 richiamate all’ordine. Immediatamente le associazioni si sono chieste se le norme valessero anche per le suore cattoliche, per chi va in spiaggia con la kippah ebraica e chi indossa le catenine con crocifisso.

Il Consiglio di Stato ha poi bocciato le ordinanze emesse dai sindaci della Costa Azzurra, una bocciatura senza appello che ha costretto tutti i comuni anti-burkini a tornare sulle proprie decisioni.

Il burkini, dicono gli esperti di cultura araba, in realtà non è un simbolo religioso, anzi, d’inclusione, poiché è visto come una “seconda pelle” e permette alle donne islamiche di godere dei benefici – almeno alcuni – di una vacanza al mare e di fare sport acquatici.  “Non nascondiamo bombe sotto il burkini e non creiamo terroristi” si difendono le donne.

Ma c’è lo spettro del terrorismo: i francesi hanno l’esigenza di regole precise da dare alla comunità mussulmana che rappresenta ormai la seconda religione del Paese ma al cui interno proliferano terrorismo (ci sono quasi 15mila “fichés S”, schedati dalla polizia e dai servizi di sicurezza), violenze piccole e grandi (principalmente nei quartieri popolari e nelle banlieu e soprattutto contro le donne) e diserzioni, chiamiamole così, dai doveri di cittadinanza (soprattutto nella scuola e nelle comunità giovanili: ci si sente mussulmani piuttosto che “citoyens de la République”). Non solo: il salafismo, la corrente più radicale e più oscurantista dell’Islam, è ormai egemone nella comunità mussulmana francese come dimostrano tutti i dati di tutti gli osservatori. Una convivenza sempre più difficile.

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