Pubblicato il: 14 giugno 2019 alle 8:00 am

I Francesi maggiori responsabili dell’inquinamento del Mediterraneo Un’isola di plastica: secondo il WWF la Francia è diventata il più grande produttore di rifiuti d'Europa

da Parigi, Sylvie Pasquier.

14 Giugno 2019 – In occasione del World Oceans Day, lo scorso 8 giugno, il WWF ha pubblicato un nuovo rapporto incredibilmente incriminante. Secondo quest’ultimo, 11.200 tonnellate di rifiuti di plastica non protetti prodotti dai francesi “penetrano nel Mediterraneo”, posizionando così il paese in cima alla lista dei maggiori inquinatori di plastica di questo mare semichiuso.

È un triste primato quello che è stato appena assegnato alla Francia. Infatti, secondo il rapporto del WWF pubblicato venerdì, 7 giugno, oltre 10.000 tonnellate di rifiuti di plastica invadono il Mediterraneo ogni anno proprio per colpa della Francia, che diventa campione dell’inquinamento delle spiagge la cui bellezza è conosciuta in tutto il mondo.

Purtroppo il Mediterraneo è farcito di spazzatura galleggiante (soprattutto plastica), impregnato di idrocarburi e altri inquinanti. Perché è avvenuto proprio qui?

Il Mediterraneo è un mare relativamente piccolo: ha una superfice di 2 milioni e mezzo di chilometri quadrati, e misura 4.000 chilometri dalle coste del Vicino Oriente fino allo Stretto di Gibilterra. E’ anche un mare «chiuso»: occorrono circa 90 anni per un ricambio completo dell’acqua. Ed è un mare invaso di spazzatura, sostiene Greenpeace, che ha perlustrato in lungo e in largo il «mare nostrum» con la sua nave Rainbow Warrior.

La plastica è la spazzatura più comune ed è la causa di gran parte dei problemi per la fauna e gli uccelli marini, e, se in mare aperto la densità di spazzatura galleggiante si abbassa, il peggio sta sul fondo: in media nei fondali mediterranei si contano 1.935 «pezzi» per chilometro quadrato, che è la densità più alta di tutti i fondali oceanici del pianeta. C’è poi l’inquinamento fluido, o liquido: nel Mediterraneo navigano fino a 10 grammi di idrocarburi per litro.

Questo perché, per quanto piccolo, il Mediterraneo è però un mare molto frequentato: un terzo della navigazione mercantile mondiale lo attraversa, e circa il 20% del traffico petrolifero; in media ogni anno 12mila navi solcano queste acque. Questo traffico è di sicuro una fonte di inquinamento, ma non la prima: siamo noi a crearlo, con i nostri comportamenti, attraverso i fiumi non depurati, che trasportano ogni sorta di reflui (solidi e liquidi) dalle zone urbane e industriali dell’interno. Spagna, Italia e Francia insieme generano il 60% dell’inquinamento che affluisce al Mediterraneo.

Sulle coste mediterranee vivono circa 150 milioni di persone a cui si aggiungono circa 200 milioni di visitatori annuali: scarichi urbani e turismo costiero sono l’altra grande fonte di inquinamento.

Tutto questo si riflette in primo luogo sulla fauna marina: si pensi che il 20% delle tartarughe marine nel Mediterraneo centrale, una specie molto studiata, mostra contaminazione da idrocarburi. Preoccupante anche la contaminazione da mercurio di molte specie di pesce che finiscono sulle tavole degli umani.

I Francesi sarebbero dunque i maggiori responsabili: da soli producono 4,5 milioni di kg di plastica, di cui solo il 22% sono riciclati.

C’è da restare davvero stupiti alla notizia che tra la Corsica e l’isola d’Elba è appena apparsa una nuova isola composta da diverse migliaia di tonnellate di rifiuti di plastica. E si estende per diverse decine di chilometri… Portati dalle correnti, formano un’isola lunga diversi chilometri tra l’isola d’Elba e l’Ile de la beauté, come i francesi chiamano la Corsica.

Le organizzazioni ambientaliste dicono che per riparare a questo stato di cose sono necessarie diverse azioni, dalla diminuzione dei consumi alla moltiplicazione degli impianti di depurazione, al controllo sullo stato delle imbarcazioni, al lavoro educativo: “Tutti parlano di riciclaggio, ma non conosciamo le condizioni della riciclabilità – afferma Isabelle Autissier, presidente del WWF Francia – dobbiamo promuovere ad esempio contenitori riciclabili, riutilizzabili”. Una responsabilità che non riguarderebbe solo la popolazione, ma anche gli industriali che devono “proporre qualcos’altro”.

Dal canto suo Emmanuel Macron promise che la Francia avrebbe raggiunto il 100% di plastica riciclata nel 2025, promessa che adesso appare irrealizzabile. C’è anche una questione economica: l’inquinamento costa 225 miliardi di dollari all’anno.

La prima cosa è sapere che ogni cosa che usiamo sulla terraferma va a finire in mare, e che il problema fa affrontato all’inizio della catena dell’inquinamento, non alla fine.

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