Pubblicato il: 23 giugno 2019 alle 8:00 am

Che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? Breve guida dei luoghi da cui ammirare il più bel panorama di Napoli, passando dalla villa di “Totò, Peppino e la malafemmina” e la piccola chiesa di S. Maria del faro

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 23 Giugno 2019 – Difficile stabilire qual è il punto di Napoli da cui si gode del più bel panorama di Napoli. Da Posillipo a Santa Lucia, passando per il Vomero e i Camaldoli, ci sono diversi punti strategici da dove ammirare il panorama di Napoli.

Posillipo è uno di questi, e doveva saperlo bene Carlo III di Borbone, che fece dipingere il panorama di Napoli alla collina di Posillipo sulle ceramiche di Capodimonte. E’ quello più celebre, quello col famoso pino, con il Vesuvio a come sfondo, un’immagine che ha fatto il giro del mondo. L’albero è stato abbattuto nel 1984 perché malato, ma un nuovo pino di Napoli è stato piantato nel 1995 da Legambiente, che ogni anno celebra la ricorrenza dell’evento.

Se volete scoprire la veduta da Posillipo, dirigetevi verso la chiesa di Sant’Antonio a Posillipo (a cui si accede da Via Orazio) e affacciatevi dall’immensa terrazza che domina la città. La Collina di Posillipo è sempre stata nell’immaginario di chiunque conosce il capoluogo Partenopeo la residenza della Napoli “bene”, ma anche la zona della città in cui rifugiarsi in dolce compagnia:”…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”  chiedeva Renzo Arbore nel film del 1983.

Ogni sera, poi, l’elegante Villa Volpicelli da Posillipo entra nelle case degli italiani come Palazzo Paladini: è la location della soap opera napoletana “Un posto al sole”. La villa è tra le più belle di Posillipo e vanta un bellissimo giardino e una vista mozzafiato.

Come in molti altri casi, anche “Posillipo” deve il nome al greco: deriva infatti da Pausilypon, ovvero “tregua dal pericolo” o “dal dolore”. Si evince anche dall’etimologia, quindi, quanto Posillipo sia sempre stato un luogo ameno, le cui bellezze sono state considerate in grado di soddisfare l’animo umano e riempirne gli occhi, il cuore e l’anima.

C’è però anche la Posillipo dei borghi, dove tutto sembra rimasto come nelle canzoni e nei vecchi film – in via Posillipo 33, ad esempio, si trova la villa di Totò, Peppino e la…malafemmina (1956, la scena con Teddy Reno e Dorian Gray), ma qui si svolgono anche alcune scene di Le Quattro giornate di Napoli (1962).

Il primo borgo è Marechiaro che con i suoi ristorantini, il bagno, le barche da pesca e le case a fior d’acqua sembra uscito da un quadro settecentesco. E’ un piccolo borgo di pescatori a picco sul mare dove si respira ancora un’atmosfera unica. Da via Posillipo parte una piccola discesa che scende tra ville e quel che resta dei vigneti che producevano un vino prelibato ai tempi dei romani. Si arriva alla piazza e alla piccola Chiesa di S. Maria del Faro, costruita dove anticamente era presente un antico faro romano.

Il nome del Borgo pare derivi dal latino mare planum (mare calmo), ma il particolare che più ha contribuito alla mitizzazione di questo luogo è la cosiddetta Fenestrella, da cui, secondo la tradizione, il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo si sarebbe ispirato per la celebre omonima canzone. Tutt’oggi la finestra esiste, e c’è sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una targa con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore.

Il panorama da qui spazia da Vesuvio fino ad arrivare alla penisola Sorrentina e all’Isola di Capri. Da Marechiaro è anche possibile noleggiare una barca o un kayak per fare una passeggiata via mare che merita senz’altro anche per vedere da vicino il Palazzo degli Spiriti.

Il borgo del Casale ripropone la Napoli più popolare, dai Quartieri spagnoli alla Sanità: è il Casale di Santo Strato- la chiesa dedicata al Santo risale al 1266 – abitato un tempo da contadini e pescatori, dove quasi tutti i maschi si chiamavano col nome del santo protettore, isolato dalla città, come tutti gli altri borghi della collina, fino al 1643, quando il viceré Ramiro de Guzman, duca di Medina, fece costruire le Rampe di Sant’Antonio.

Nel quartiere troviamo inoltre la dimora Napoleonica dove alloggia il Presidente della Repubblica in visita a Napoli, Villa Rosebery (1820), dal nome dell’ultimo proprietario Inglese, Villa Baracco, secondo la tradizione residenza di lady Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore William Hamilton e amante dell’ Ammiraglio Nelson.

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