Pubblicato il: 24 giugno 2019 alle 7:00 am

Federdoc, la Campania entra per la prima volta nel Cda Libero Rillo, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, eletto nel Consiglio di Amministrazione dell’organismo che raggruppa 75 Consorzi di tutela vini italiani

di Aldo Morlando.

Roma, 24 Giugno 2019 – Federdoc, Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine, nasce il 9 luglio 1979, presso la Camera di Commercio di Bologna, inizialmente con un nucleo di 7 consorzi: Collio, Frascati, Chianti Classico, Brunello, Chianti, Santa Maddalena ed Ente Vini di Romagna. A distanza di 40 anni rappresenta oltre il 70% della produzione vitivinicola italiana, con 75 Consorzi di Tutela aderenti, i quali affidano ad essa il compito di rappresentarli e supportarli a livello istituzionale, giuridico e legislativo. Federdoc rappresenta, infatti, l’unico organismo interprofessionale esistente in Italia. Si tratta di un tavolo attorno al quale, da trenta anni, le componenti agricole, industriali, cooperative e commerciali del settore si riuniscono per affrontare le criticità delle denominazioni ricercando le soluzioni comuni e garantendo l’apporto per la tutela e la salvaguardia legale internazionale.

I numeri dei consorziati mostrano un gap molto accentuato tra regioni del nord e del sud. Si pensi che il Piemonte conta 8 Consorzi aderenti. Lombardia: 9; Veneto: 13; Toscana: 14. Solo Calabria e Trentino contano un solo Consorzio nella Confederazione, come la Campania con il Consorzio Sannio Tutela Vini.

Ecco perché assume un valore particolare l’elezione, nei giorni scorsi, del presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, Libero Rillo, nel Consiglio di Amministrazione della Federdoc, per il triennio 2019-2021. Da un lato è il giusto riconoscimento, come dichiara lo stesso Rillo, «al lavoro portato avanti nel corso degli anni dal Consorzio che mi onoro di presiedere. Si tratta di una decisione che mette ancora una volta in evidenza come i nostri vini a denominazione costituiscono non solo la voce più importante nell’ambito dell’economia agricola provinciale, rappresentando la bandiera del territorio Sannio». Dall’altro impegna il Consorzio campano a lavorare ancora e di più sul pianto della tutela: del Sannio, della sua diversità e dei suoi terroir. «Dal 2011 – aggiunge Rillo -, anno in cui giunse a completamento il nostro lavoro dedicato a ridefinire lo scenario delle denominazioni, la vitivinicoltura sannita ha realizzato un eccezionale salto qualitativo. Ma la posizione raggiunta di certi non costituisce un punto di arrivo, considerato che il mercato continua a modificarsi. E forse in questi ultimi tempi lo sta facendo in maniera ancora più profonda che in passato. La nostra capacità dovrà essere quella di sapersi adeguare ai nuovi scenari, su cui irrompono con forza sempre maggiore le tematiche etiche ed ambientali. Grazie a questa nuova opportunità – conclude – potremo far sentire in modo più incisivo la voce del nostro Sannio in una sede di grande importanza come la Federdoc».

Obiettivi

Sono molteplici gli obiettivi che l’organismo si prefigge, sotto la guida del presidente Riccardo Ricci Curbastro e dei due vice Francesco Liantonio e Stefano Zanette. Tra questi spicca la difesa in ogni sede dei vini italiani a denominazione e il sostegno degli organismi di tutela riconosciuti, definendo le forme della partecipazione attiva della Confederazione presso tutti gli Organismi decisionali. Altra funzione importante che tocca alla Federdoc è quella di promuovere e valorizzare attivamente la conoscenza e l’educazione al consumo dei vini italiani a denominazione mediante forme idonee di comunicazione, anche in collaborazione con Enti privati e Amministrazioni pubbliche.

Lo scorso autunno Federdoc è entrata a far parte di OriGin, la coalizione mondiale delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche. Un tavolo mondiale intorno al quale si riconoscono oltre 600 associazioni di 50 Paesi diversi, che rappresenta un attore di primo livello sulla scena internazionale nel campo della tutela e della promozione delle indicazioni geografiche.

Ecco perché, come abbiamo scritto qualche giorno fa, l’Italia enoica del sud e in modo particolare la Campania, devono allungare il passo. E alle Regioni spetta il compito di sostenere concretamente e in tempi brevi e certi gli sforzi compiuti dai territori, singolarmente e in rete.

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