Pubblicato il: 28 luglio 2019 alle 8:00 am

Tra Napoli e Torre del Greco, la storia di Lucrezia e del re Alfonso Raccontata anche da Benedetto Croce e raffigurata nei rilievi nel Maschio Angioino

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 28 Luglio 2019 – Per raccontarvi questa storia torniamo indietro di un mese circa: fino alla notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, dopo il solstizio d’estate quando, secondo la tradizione popolare tutto può succedere. E’ la notte delle streghe, dove si intrecciavano rituali per propiziare la buona sorte, e perché no anche l’amore. La magia di San Giovanni era legata al solstizio d’estate, quando la natura giunge al massimo splendore. Notte di fuochi, di iperico, di noci da raccogliere per il nocino…

A Napoli c’era chi chiedeva alle “janare” di leggere per loro i tarocchi per conoscere il proprio futuro o di effettuare un legamento d’amore.

E di amori illustri, più o meno nobili, nati a Napoli, nei vicoli o nei palazzi, ve ne abbiamo raccontati tanti su queste pagine, ma forse non è noto a molti quello tra Madama Lucrezia d’Alagno e il “Magnanimo” Alfonso V d’Aragona, re di Napoli, Sicilia, Sardegna, Corsica, Valencia, Maiorca, Conte di Barcellona e delle altre contee catalane.

E’ nel Maschio Angioino che questa storia è testimoniata, dove un dettaglio dei rilievi dell’arco inferiore ritrae il trionfo di Alfonso che entra in città, trasportato come un imperatore romano, circondato da dignitari e da bande di musicanti. Un corteo tutto maschile, se non fosse per una figura femminile, che emerge a destra del corteo.

Ma il re, come raccontano i documenti di corte, aveva cominciato a frequentare un villaggio alle falde del Vesuvio, chiamato “Torre Ottava” per la presenza di una torre di difesa – in seguito Torre del Greco – anzi, si era creato qui una specie di seconda casa, una corte alternativa, l’attuale Palazzo Baronale, dove dava udienza ai diplomatici e ai forestieri. Qui viveva una ragazza appartenente alla famiglia Alagno, caduta in povertà, Lucrezia: una ragazza di circa 18 anni, bella, intelligente, decisa, che con le sue doti fece innamorare il re, molto più anziano e da trent’anni separato di fatto dalla moglie Maria di Castiglia che non aveva voluto seguirlo a Napoli.

Lucrezia d’ Alagno era di nobile famiglia amalfitana, il padre era stato primo feudatario del Casale di “Torre dell’Annunciata” (la futura Torre Annunziata) e proprietario di un vasto “orto fruttato” a Torre del Greco (attuale vicolo Orto della Contessa), e di alcune case in località Largo della Corte, confinante con il Vallone, (attuale Via XX Settembre).

La storia – raccontata anche in Storie e leggende napoletane di Benedetto Croce – narra che l’incontro tra la ragazza ed il re Alfonso avvenne per caso, a Napoli, proprio durante la notte magica di San Giovanni del 1448, durante la quale, come abbiamo accennato, le ragazze erano solite utilizzare erbe diverse per propiziare l’amore.

Il Re, con i suoi cortigiani, passeggiava per un vicoletto del “Purgatorio ad Arco”, quando venne avvicinato da una bellissima ragazza che gli offrì una piantina: era Lucrezia. Fu un vero colpo di fulmine: il re le donò una borsa piena di monete d’oro, gli alfonsini, ma Lucrezia, con un sorriso, modestamente ne prese una sola, dicendo che a lei di alfonsino ne bastava uno. Il Re, che non era insensibile alla bellezza femminile, la accompagnò alla funzione nella chiesa di San Giovanni a Mare.

Iniziò così la storia d’amore tra la diciottenne Lucrezia e il cinquantatreenne sovrano, che divennero inseparabili, una vera passione. Erano sempre insieme, soli o nelle feste di corte, spesso a Torre Ottava, dove erano, per forza di cose, più liberi.

Non pensiamo però che fosse una relazione segreta, tutt’altro: a corte tutti erano a conoscenza del legame tra i due, tutti rispettavano Lucrezia come quasi moglie del re, che le regalava feste e terreni, come il Terrazzo degli ulivi del Castello Aragonese di Ischia, e la donna diventò anche musa dei poeti che frequentavano la corte aragonese.

Andò a Roma in udienza dal Papa per trovare il modo di far divorziare Alfonso e la legittima moglie, ma il Papa fu inflessile.

Furono comunque 10 anni d’amore, fino alla morte del re, nel 1458 a 64 anni.

Allora Lucrezia si comportò come una vedova, e pensò anche di ritirarsi nel convento di Santa Chiara. Ma forse l’ambizione ebbe il sopravvento, quando i suoi beni vennero minacciati dal nuovo re Ferrante. Fu lotta aperta, ma alla fine fu costretta all’esilio. Visse nella Repubblica Veneta e a Ravenna, morì a Roma, dove fu sepolta nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva vicino al Pantheon.

Oggi sia la tomba che la lapide sono sparite. L’unico ricordo rimasto è una statua, chiamata “Madama Lucrezia”, un busto femminile all’angolo di Palazzo Venezia e la chiesa di San Marco.

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