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I cantastorie siciliani, la memoria da preservare

di Giulio Caccini.

Catania, 28 Agosto 2019 – Spesso vi abbiamo consigliato feste popolari ed eventi, certi che lo spettacolo delle tradizioni popolari è il punto di riferimento per gli appassionati di turismo culturale, storico, religioso, enogastronomico, nonché per gli amanti delle tipicità e delle tradizioni locali. E’ importante promuovere e valorizzare la conoscenza prima di tutto della nostra Italia, affinché la memoria non si perda, attraverso le storie, le leggende, le tradizioni, l’artigianato, gli antichi sapori dei prodotti agroalimentari, vitivinicoli e della cucina locale.

Complice il bel tempo e un po’ più di tempo per noi, l’estate è il momento per eccellenza del viaggio, delle feste e delle vacanze. Si parte inseguendo una meta o andando dove ci porta il caso, scegliendo fermate precise o improvvisando le soste. Le strade riservano momenti, sorprese, emozioni perché c’è sempre un motivo, d’estate, per uscire di casa. Una festa, una manifestazione, un rito che si compie da secoli, per divertirsi, per tornare indietro nel tempo o solamente per stare insieme: questi appuntamenti ci portano da nord a sud della Penisola (e anche oltre) in luoghi meravigliosi da preservare.

Il prossimo spettacolo consigliato è in Sicilia, e se vi troverete momentaneamente in vacanza da quelle parti non perdete l’appuntamento – 7 e 8 ottobre prossimi- a Paternò (CT), per il “Festival dei Festival Cantastorie”, che ha come tema l’antica arte dei cantori siciliani declinato in un nutrito il programma che vede ogni anno l’esibizione di cantastorie fra i più noti di Sicilia, con l’intervento di cantori, aedi, folk singer, artisti di strada e gruppi.

Paternò, cittadina situata sulle pendici sud-ovest dell’Etna a 256 metri di altitudine, offre immagini di suggestiva ricchezza monumentale e urbanistica. Le origini sono antiche e risalgono ad epoca precedente ai greci. L’antico nome era Ibla Mayor, un periodo antecedente la venuta dei greci, nell’epoca di Tapsos. Ha subìto la dominazione dei romani, dei bizantini, degli arabi – che la ribattezzarono Batarnù-dei Normanni – esiste ancora, sulla collina, il Castello Normanno, dove soggiornò il grande imperatore Federico II di Svevia per alcuni anni – degli Angioini, e nel 1862 ci passò anche Giuseppe Garibaldi, accolto con trionfale entusiasmo, quale liberatore della popolazione oppressa dal regime borbonico.

In Sicilia i cantastorie sono stati personaggi significativi per il ruolo che hanno avuto nella trasmissione delle tradizioni storiche e socio-culturali, e ciò che rappresentano costituisce memoria condivisa che va promossa e preservata. La figura del cantastorie racchiude in sé il fascino di un mondo passionale e appassionato che ognuno di noi dovrebbe conoscere.Erano mitici personaggi che improvvisavano spettacoli nelle piazze dei paesini girando spesso con i tipici carretti siciliani. Si creavano così spettacoli teatrali veri e propri, di immenso valore artistico e culturale.

La Sicilia ha avuto una ricca tradizione legata ai cantastorie e ai racconti epico-cavallereschi del ciclo carolingio tanto da far nascere il “cunto” ovvero “racconto”. dai trovatori o trovieri francesi e della Scuola Poetica Siciliana di Federico II di Svevia. A partire dal XIV secolo, i cantastorie si allontanarono dalla letteratura più colta e contribuirono a diffondere in dialetto la chanson de geste dei paladini carolingi, argomento anche dell’Opera dei Pupi.  E’ da ricordare che i cantastorie nei loro brani raccontavano storie realmente accadute e non esistendo un tempo i moderni mezzi di comunicazione, trasmettevano al pubblico una certa carica emotiva, sulla verità, sugli insegnamenti, sulla morale di un fatto veramente accaduto. Come ad esempio la storia del bandito Salvatore Giuliano, i Paladini di Francia, la Baronessa di Carini, storie di Mafia e uomini d’onore e tutto ciò che la Sicilia e la cultura mediterranea hanno da raccontare. Giravano la Sicilia nelle grandi festività e nelle fiere, cantando storie d’amore, omicidi, avventure, aiutandosi con un cartellone che sintetizzava gli episodi della storia in riquadri, quasi come una striscia di fumetti, adoperando una mimica particolare, accentuata dall’uso della chitarra o della fisarmonica.

Oggi essi svolgono un costante lavoro di ricerca, studio, digitalizzazione e archivio dell’ampio repertorio di poesie, ballate, testi e manoscritti, mossi dal senso di appartenenza alla terra e dal desiderio condivisibile di conservare la memoria come identità.

Per maggiori informazioni visitate la Pagina facebook del Festival dei Cantastorie.

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