Pubblicato il: 14 settembre 2019 alle 7:00 am

La continua sfida di Al Qaeda 18 anni dopo le Torri Gemelle Nuove minacce agli Usa ma anche alla Russia e all’Europa nel video messaggio di al-Zawahiri, il successore di Osama Bin Laden e tra i 22 principali terroristi più ricercati dagli Stati Uniti

da New York, Stanley Ruggiero Tucci.

14 Settembre 2019 – Ha scelto una data precisa, al-Zawahiri per far diffondere il suo messaggio. Non una qualsiasi, bensì l’11 settembre 18 anni dopo l’attentato che sconvolse l’America e il mondo.

Un messaggio (riproposto dalle tv di tutto il globo) con il quale invita i musulmani ad attaccare obiettivi statunitensi, europei, israeliani e russi. «Se vuoi che la Jihad sia focalizzata esclusivamente su obiettivi militari, l’esercito americano ha una presenza in tutto il mondo, da est a ovest», ha detto il 68enne al-Zawahiri. Aggiungendo: «I tuoi paesi sono disseminati di basi americane, con tutti gli infedeli e la corruzione che diffondono». Ha invitato, inoltre, i palestinesi a cercare il “martirio” attaccando gli israeliani con giubbotti esplosivi.

Il discorso di Al-Zawahiri è stato registrato in un video di 33 minuti e 28 secondi prodotto dalla As-Sahab Media Foundation del gruppo. Tra i parametri utilizzati nel tentativo di individuare il periodo in cui il discorso potrebbe essere stato registrato, si prende il passaggio in cui al-Zawahiri fa riferimento al riconoscimento da parte del presidente Donald Trump delle alture del Golan come territorio israeliano, che è stato annunciato il 25 marzo.

Rispetto all’ISIS (tornata alla ribalta conquistando vaste aree dell’Iraq e della Siria nel 2014, dichiarando un “califfato” ed estendendo le consociate in più paesi della regione; mentre il “califfato” fisico dell’ISIS è stato schiacciato in Iraq e Siria, anche se i suoi militanti sono ancora attivi e stanno effettuando attacchi), i militanti di Al Qaeda, in questi anni, sembrano aver assunto un profilo più basso, usando conflitti regionali in Afghanistan, Siria e Yemen per trincerarsi. La filiale dello Yemen è stata la più attiva, sfruttando il caos della guerra civile per effettuare bombardamenti, sparatorie e omicidi nel tentativo di espandere la propria impronta.

Il figlio di Osama bin Laden, Hamza bin Laden, che era stato visto come un eventuale erede della leadership di al-Qaida, è stato ucciso in un’operazione militare, dunque di fatto il comando sarebbe tornato nelle mani di Al-Zawahiri il quale, nel 2015 in un video apparso su siti web jihadisti, aveva lodato Hamza definendolo un “leone della tana di al Qaeda”.

Trump e l’America distratti dalla Cina

La reazione del presidente Trump non si è fatta attendere: “Se qualcuno osa colpire la nostra terra, risponderemo con tutta la forza del potere americano e la volontà di ferro dello spirito americano e quello spirito è infrangibile”, ha dichiarato il Tycoon.

In realtà l’America è cambiata in questi anni. Secondo i maggiori commentatori politici di questo Paese, mentre Al Qaeda è diminuita nella politica e nei dibattiti pubblici, la politica statunitense ha spostato la sua attenzione nel contrastare “un’assertiva Cina e un malvagio Putin”, complice anche il fatto che nelle recenti valutazioni dell’intelligence sulle minacce, al-Qaeda sia scesa nell’elenco delle priorità. La preoccupazione del pubblico americano per la minaccia dei gruppi terroristici internazionali è diminuita negli ultimi anni. Si avverte una certa stanchezza politica nei confronti dell’antiterrorismo, anche in considerazione dei costi che tale attività richiede.

Al-Qaeda

Quella che viene vista come una perdita di status di Al-Qaeda nei dibattiti politici statunitensi e nella percezione pubblica, sarebbe, in parte, dovuta al fallimento del gruppo nel realizzare un attacco terroristico internazionale negli ultimi anni. L’ultimo attacco internazionale in Occidente collegato ad al-Qaeda è stata la sparatoria del 2015 negli uffici di Charlie Hebdo a Parigi. L’esperto di al-Qaeda Daniel Byman ha sostenuto che questo record indica il declino del gruppo, e alcuni leggono nella morte di Hamza bin Laden — quando era in procinto di succedere ad Ayman al-Zawahiri — la morte stessa di al-Qaeda. Un altro elemento determinante nella lettura e nella percezione (errata, come vedremo più avanti) di questo declino è dato dall’esistenza di una diversa organizzazione jihadista, lo Stato Islamico, che avrebbe eclissato Al Qaeda negli ultimi dieci anni.

Ma non bisogna abbassare la guardia. Al Qaeda è ancora impegnata a prendere di mira gli Stati Uniti, e il messaggio di al-Zawahiri sembra volercelo ricordare. Intanto ha migliorato il controllo politico delle principali fazioni e ha ricostruito capacità e presenza significative e ora sembra pronta a sfruttare un ambiente strategico permissivo in Afghanistan.

Al-Qaeda ha anche consolidato il potere nell’Africa settentrionale e occidentale. Nel Maghreb (AQIM), con sede in Algeria, ha ribadito proprio lo scorso maggio il primato delle direttive di Zawahiri. E in Mali, ha integrato una serie di gruppi locali con la formazione di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM). Sia AQIM che JNIM promettono fedeltà a Zawahiri e sembrano coordinare la strategia regionale.

La potente filiale della Somalia di Al Qaeda, al-Shabaab, ha sottolineato la leadership di Zawahiri nei suoi messaggi. Nel gennaio di quest’anno, al-Shabaab e JNIM hanno effettuato attacchi in Kenya e Mali, rispettivamente, descrivendo gli attacchi come parte della campagna di Zawahiri per vendicare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Negli ultimi anni, sotto la guida di Zawahiri, al-Qaeda non ha mostrato segni di moderazione o spostamento verso altri obiettivi. Zawahiri ha diffuso regolarmente messaggi video, socializzando i quadri e i sostenitori globali di al-Qaeda nell’importanza che il gruppo attribuisce agli Stati Uniti. Secondo il suo messaggio del 2018, gli Stati Uniti rimangono il “Primo nemico dei musulmani”.

Affrontare questi punti continuerà a rappresentare una sfida per gli Stati Uniti e merita un’attenzione costante da parte dei responsabili politici statunitensi.

al-Zawahiri

Ayman Mohammed Rabie al-Zawahiri (Arabo: أيمن محمد ربيع الظواهري  YmAyman Muḥammad Rabīʿ aẓ-Ẓawāhirī) è nato il 19 giugno 1951.

I genitori di Al-Zawahiri provenivano entrambi da famiglie benestanti. Il padre di Al-Zawahiri, Mohammed Rabie al-Zawahiri, chirurgo e docente all’Università del Cairo, proveniva da una grande famiglia di medici e studiosi. La madre di Ayman, Umayma Azzam, proveniva da un ricco clan politicamente attivo, essendo la figlia di Abdel-Wahhab Azzam, uno studioso letterario che era stato presidente dell’Università del Cairo, fondatore e rettore inaugurale della King Saud University (la prima università in Arabia Saudita) e ambasciatore in Pakistan; mentre suo fratello era Azzam Pasha, il segretario generale fondatore della Lega araba (1945-1952).

Al-Zawahiri ha studiato medicina all’Università del Cairo e si è laureato nel 1974, nel ’78 ha anche conseguito un master in chirurgia. Proprio come chirurgo ha lavorato per tre anni nell’esercito egiziano. Nel 1985 andò in Arabia Saudita ad Hajj e rimase per un anno a praticare medicina a Jeddah . Come chirurgo qualificato, divenne consigliere personale e medico di Bin Laden. Aveva incontrato Bin Laden per la prima volta a Jeddah nel 1986.

Già all’età di 14 anni, al-Zawahiri si unisce ai Fratelli Musulmani. L’anno seguente il governo egiziano giustiziò Sayyid Qutb per cospirazione e al-Zawahiri, insieme ad altri quattro studenti delle scuole secondarie, contribuì a formare una “cellula sotterranea dedita al rovesciamento del governo e alla creazione di uno stato islamista”.

Dal giugno 2011 è il capo di al-Qaeda, succedendo a Osama bin Laden.

Dagli attacchi dell’11 settembre, il Dipartimento di Stato americano ha offerto una ricompensa di 25 milioni di dollari per informazioni o intelligence che avrebbero portato alla sua cattura. Il 10 ottobre 2001, al-Zawahiri è apparso nella lista dei 22 principali terroristi più ricercati del Bureau of Investigation degli Stati Uniti. A novembre di quell’anno il governo talebano ha annunciato che gli avrebbero conferito la cittadinanza afgana ufficiale, così come per Bin Laden, Mohammed Atef, Saif al-Adl e Shaykh Asim Abdulrahman.

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