Pubblicato il: 15 settembre 2019 alle 7:00 am

Chi vuol essere lieto sia… l’uomo alla ricerca della felicità contro la perfidia del mondo Felix significa ricchezza o abbondanza ed esprime uno stato d’animo positivo, che spesso però genera reazioni come invidia e gelosie

di Giosuè Battaglia.

Roma, 15 Settembre 2019 – «Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”. Così suonano i versi della “Canzona di Bacco” di Lorenzo De’ Medici, il Magnifico. Il tutto è basato sul momento di una felicità occasionale che si manifesta più volte in giovinezza con eventi di espressione del sentimento giovanile, fatto di manifestazioni che vengono estrinsecate all’esterno attraverso atteggiamenti nei quali si nota lo spirito dell’animo, che è uno spirito fatto di ingenuità lungi dalla vera e propria conoscenza del mondo che circonda fatta di intrighi, malafede, invidia. Quindi una ingenuità dettata dal cuore e priva di ogni scarto, prodotto da circostanze e momenti ancora da valutare, che fanno il corso della vita e alle quali ognuno avrà modo di scontrarsi nel suo percorso terreno.

Etimologicamente, la parola ha la radice “fe” di Felix-icis, che significa ricchezza, abbondanza, ed essere felici esprime uno stato d’animo positivo il quale ritiene soddisfatto ogni proprio desiderio. Questa felicità dipende dai momenti di vita, in linea generale, ma è conservata in alcune persone come in un cassetto contenente un balsamo segreto e che quando si apre, effonde ancor più il suo aroma. Si tratta di persone che hanno una felicità interiore e che li accompagna sempre. Esse attraverso questo balsamo, trasmettono il loro stato d’animo surreale, fatto di pacatezza, benevolenza, verso ogni cosa, comportandosi con affettività e comprensione; insomma sprigiona positività. Talvolta, però, questa positività nel valutare ogni cosa crea problemi alla persona felice, perché questa sua positività genera nell’altro diverse reazioni, come l’invidia, la concorrenza, la gelosia.

Tutte queste caratteristiche generate, nella maggior parte, appartengono a individui che non hanno quel cassetto segreto e quindi hanno un modo di atteggiarsi in opposizione allo stato di felicità e quindi serbono nel loro interno l’infelicità. Questa non fa parte già dell’individuo, ma si incamera attraverso momenti della vita e composti da problemi, tormenti, afflizioni. La persona infelice ha uno spirito profondamente rattristato a causa di preoccupazioni e sventure, le quali non vengono fagocitate a causa della loro predisposizione per il negativo. Questi due poli quando vengono a contatto, si comportano come quelli di una calamita e così si attraggono se sono di diverso segno e si respingono se hanno lo stesso segno.

Però nel caso umano, gli effetti sono diversi, in quanto l’infelice è sempre dominante, infatti la persona infelice è sempre la più nociva; prima entra nell’intimo e poi, dopo aver cercato di carpire la felicità, non riuscendoci, colpisce in modo disumano quella dote a sé mancante.

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