Pubblicato il: 15 settembre 2019 alle 8:00 am

La Napoli dell’Amica geniale Turismo nei luoghi del romanzo come un viaggio nella memoria dei napoletani (e della città)

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 15 Settembre 2019 – Non è facile scrivere la recensione di un romanzo intimamente e interamente napoletano, quasi universalmente amato e lodato da pubblico e critica come “L’amica geniale”, capire cos’è che piace così tanto, cogliere tutti i possibili aspetti positivi dell’opera, cos’è che ha stregato milioni di lettori in tutto il mondo.

C’è ancora qualcuno che non l’ha letto o che non ha visto la serie tv? Proviamo a riassumere: Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, quando l’amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia accende il computer e inizia a scrivere la loro storia, la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola negli anni 50. A Napoli inizia così un racconto che copre oltre sessant’anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l’amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica.

“L’amica geniale” è un bel romanzo, dal ritmo molto vivace, dove ogni pagina mette una gran curiosità di sapere cosa succede dopo. Non si può non provare simpatia e anche immedesimarsi in Elena e Lila, due bambine che tentano di salvare se stesse e trovare un riscatto in un rione periferico napoletano, un microcosmo dominato dalla violenza, dalla povertà, dalla logica della sopraffazione, dall’assenza di speranza, e tuttavia descritto con realismo e sobrietà, senza mai scadere nel cliché o nel folklore. I personaggi sono tutti molto “concreti”, ben caratterizzati, e talvolta è notevole la sottigliezza con cui l’autrice sa scandagliare gli stati d’animo fino alle pieghe più sottili e nascoste.

E’ il primo libro di quattro:  “L’amica geniale”, che ha fatto conoscere la Ferrante in tutto il mondo, uscito nel 2011, nel 2012 “Storia del nuovo cognome”, nel 2013 “Storia di chi fugge e di chi resta”, e nel 2014 il quarto e ultimo, “Storia della bambina perduta”. Chi è Elena Ferrante? Di volta in volta si è pensato alla moglie di un altro scrittore, Domenico Starnone, a lui stesso sotto pseudonimo femminile, ad Anita Raja, addirittura incrociando i conti correnti dei tre o l’acquisto di case. I diretti interessati e gli editori non hanno né confermato né smentito. Ma davvero chi ha amato i romanzi di Ferrante ha bisogno di conoscerne a tutti i costi l’identità?

Qual è la Napoli dell’ Amica geniale? Ogni volta che un importante romanziere ha dovuto scontrarsi con la realtà napoletana ha dovuto cedere ai suoi colori, alla sua vita, alle sue ombre, alla sua anima. Napoli non è mai potuta essere solo uno sfondo, una immobile scenografia su cui i personaggi possono semplicemente muoversi: essi verranno sempre influenzati, nel bene o nel male, da questo singolare paesaggio.

Dopo il grande successo in tutto il mondo, i grandi appassionati delle vicende di Elena (Lenù) e Raffaella (Lila), hanno infatti incominciato a organizzare visite a Napoli proprio per andare alla scoperta dei luoghi raccontati nei libri della Ferrante.

C’è Rione Luzzatti e la parrocchia della Sacra Famiglia, una piccola periferia, racchiusa tra quattro ponti che fanno da perimetro ad un’area desolata e popolata da barboni e campi rom, centri ingrosso cinesi, scheletri di vecchi edifici, tra cui il solo a spiccare è il popolare rione Luzzatti, ormai famoso per la citazione di Elena Ferrante. Il rione fu costruito tra il 1914 ed il 1925, patrocinato dall’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Napoli, che vi collocò il popolo dei bassi. Sicuramente non si tratta di una zona turistica per eccellenza, ma i veri appassionati delle storie raccontate dalla Ferrante non se la sono persa.

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Corso Umberto I e Port’Alba: il cosiddetto “Rettifilo” dei napoletani, Corso Umberto I è una lunga strada piena di negozi. E’ qui che la Lila del libro acquisterà il suo abito da sposa. Elena, invece, assidua lettrice, frequentava le bancarelle dei librai di Port’Alba, la porta “scavata” dentro le mura angioine, collegamento tra i quartieri, ritrovo degli universitari, un tempo non lontano una vera e propria passeggiata tra la tradizione delle numerose librerie che si trovavano in zona e le tantissime bancarelle di libri usati dove era facile trovare un’occasione.

Il Caffè Gambrinus e Via Chiaia è la zona dove Lenù e Lila sognano spesso a occhi aperti, immergendosi nella Napoli bene e passeggiando a due passi dal mare.Con via dei Mille, era una delle più eleganti e conosciute strade di Napoli per lo shopping d’élite.E il Gran Caffè Gambrinus, dove tra caffè e sfogliatelle è passata la storia di Napoli. Nato nel 1860, questo bar tra i 10 più antichi d’Italia è un simbolo della città. Dai suoi tavolini si possono raccontare secoli di gastronomia, politica e arte, frequentato da un altro personaggio napoletano diventato celebre, il Commissario Ricciardi – che qui ha un tavolino dedicato – e dai Bastardi di Pizzofalcone di De Giovanni.

Piazza dei Martiri, Lungomare Caracciolo, Sea Garden e Posillipo… A piazza dei Martiri Stefano e Lila hanno il loro negozio di scarpe. Imperdibile il Lungomare Caracciolo, dove il papà di Elena porta la figlia per mostrarle la maestosità del Vesuvio. Poi ancora il Sea Garden, dove la bambina va al mare con i figli della cartolaia e incontra Lila, l’amicizia che le cambierà la vita. E infine Posillipo, la collina verde delle ville, dove sorge il locale (immaginario) in cui si celebrano le nozze tra Stefano e Lila e dal quale è possibile racchiudere lo splendore del golfo di Napoli in un solo sguardo. (foto nell’articolo, di Maria Rosaria Scinti Roger)

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