Pubblicato il: 19 settembre 2019 alle 8:00 am

«In epoca di trasformismo ci salverà un nuovo civismo» Parla Carlo Costalli, presidente nazionale Mcl: «Irreversibile la crisi dei partiti tradizionali, auspichiamo il protagonismo delle liste civiche su base locale, ma dei corpi intermedi non si può fare a meno»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 19 Settembre 2019 – «Il nuovo governo? Giudicheremo come sempre dai fatti anche se, in tempi di trasformismo, con questo accordo tra Movimento 5 Stelle e Pd sembra che si sia superato il limite. Sono molto preoccupato perché su temi quali lavoro, educazione, scuola, famiglia sembra prevalere una cultura elitaria e laicista».

Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori non si sbilancia ancora sul neonato esecutivo giallorosso, ma ammette di non aspettarsi significativi cambiamenti di rotta.

«Come ho già dichiarato durante il recente seminario di Senigallia, come sempre aspetteremo i fatti anche se a giudicare dalle prime dichiarazioni non mi sembra che possa cambiare molto, soprattutto sui temi a noi più cari».

Presidente, pensa che il governo giallorosso possa diventare un esperimento pilota per accordi su base regionale?

«Sono avvenute cose fino a poco tempo ritenute inimmaginabili. Ho sentito il nuovo ministro del lavoro del Pd lodare il reddito di cittadinanza, quando per mesi i democratici ne hanno raccontato pesta e corna. Diciamo che tra Pd e M5S c’è stata una convergenza per condividere in qualche modo le difficoltà. Per questo considero l’accordo sull’Umbria già chiuso, mentre ragioneranno per le altre regioni chiamate al voto poiché c’è il pericolo di perdere roccaforti storiche come Toscana ed Emila Romagna. Ritengo però che alla fine sarà l’ennesima fusione a freddo».

Nel frattempo i cattolici, sempre più disorientati e sparpagliati, restano a guardare e a subire le dinamiche della politica. Lei spesso ha invocato un percorso che faccia uscire i cattolici dall’angolo nel quale sono stati confinati: sta pensando a un partito o a cos’altro?

«Il punto è un altro. La gran parte dei cattolici non è né laicista né sovranista, cerca un soggetto politico che possa incarnare i suoi valori non negoziabili. Forza Italia, finora l’unica forza liberal-moderata presente in Parlamento, non attrae più ed ha forse chiuso per sempre il suo ciclo. Siamo convinti che ci saranno ulteriori scossoni nei prossimi mesi, dopo la fragorosa uscita di Renzi dal Pd, che cambieranno gli scenari. Noi saremo attenti a valutare progetti compatibili con le aspirazioni della vasta area cattolica che oggi vive un generalizzato disorientamento. Ma non solo. L’impegno dei corpi intermedi e dei cattolici non può esaurirsi solo in manifestazioni e convegni, per quanto proficui e stimolanti possano essere, ma deve puntare a rinnovare la democrazia attraverso un percorso culturale e politico. Dinanzi a una società che sta prendendo una piega sempre meno apprezzabile per i cattolici, infatti, è indifferibile il momento in cui ci si organizzi intensificando ancor più il proprio impegno»

Severino Nappi, già assessore di centrodestra e giuslavorista, possibile candidato governatore civico potrebbe essere sostenuto anche da Mcl. Il movimento ha rotto gli indugi per intraprendere almeno su base locale un cammino propriamente partitico?

«Escluso nella maniera più assoluta, non c’è bisogno di un altro partitino da percentuali ridicole. Tuttavia ci impegneremo per fare rete coinvolgendo il Terzo settore. Di fronte alla crisi d’identità dei partiti tradizionali soprattutto a livello locale siamo stati tra i primi a ipotizzare il protagonismo delle liste civiche sottese a un diffuso movimento di civismo nazionale. Ciò naturalmente comporta delle assunzioni di responsabilità soprattutto in regioni chiave dove la situazione politica è molto fluida e quindi complicata, come la Campania. Il professor Nappi ha un profilo molto interessante e lo riteniamo vicino al movimento. Nei prossimi mesi illustreremo in ogni sede la nostra posizione».

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