Pubblicato il: 8 ottobre 2019 alle 8:00 am

Meteo: ottobrata e poi un inverno più caldo del normale «Le mezze stagioni non sono mai esistite». Intervista al Ten. Col. Canessa dell’Aeronautica Militare. Su relazioni tra inquinamento e clima ecco come il Servizio Meteorologico dell’AM supporta le organizzazioni scientifiche mondiali con analisi e raccolta dati

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 8 Ottobre 2019 – La crescente attenzione, da parte della popolazione mondiale, nei confronti dei continui cambiamenti climatici, non può prescindere dai dati scientifici raccolti ed elaborati da centri ed organizzazioni specializzate in questo settore. Ecco perché, per fornire qualche risposta ai crescenti dubbi degli ultimi anni circa il futuro climatico del pianeta, e anche per provare a immaginare (più nell’immediato) che tipo di inverno ci aspetta, abbiamo intervistato il Tenente colonnello Alessio Canessa, del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica (Capo 2° Servizio Controllo di Produzione e Climatologia) dell’Aeronautica Militare.

La lunga e calda estate ci ha salutati o dobbiamo aspettarci qualche colpo di coda?

«Per i prossimi giorni, fino a circa il 17-18 ottobre, è probabile un periodo di tempo prevalentemente stabile e soleggiato, con temperature miti: la classica ottobrata».

Sembra che l’attenzione e le preoccupazioni degli italiani siano già rivolte alle previsioni invernali. Come se fosse vera l’equazione: estate molto calda uguale inverno molto freddo… In realtà che inverno ci dovremo aspettare?

«Le equazioni che governano le “previsioni stagionali” sono molto complesse e vi sono ancora margini di miglioramento. Le ultime previsioni dicono che l’inverno sarà con buona probabilità in media più caldo del normale, mentre le precipitazioni saranno nella media o leggermente al di sotto di essa».

Dobbiamo proprio abituarci all’idea che non esistono più le mezze stagioni?

«In realtà non sono mai esistite. Le vere stagioni sono due: quella fredda (da ottobre a marzo) e quella calda (da aprile a settembre).

Per esempio ai poli c’è una stagione fredda e una calda, ai tropici c’è una stagione secca e una stagione delle piogge.

Considerazioni astronomiche (due equinozi più due solstizi) ci hanno portato a dividere l’anno solare in quattro stagioni, ma potevamo anche pensare di dividerlo in due, tre o addirittura sei stagioni.

Ridurre la complessità del mondo esterno considerando quattro stagioni rigidamente definite porta a malintesi. Infatti le definizioni di primavera e di autunno non sono univoche, sono momenti di passaggio e di prolungamento delle stagioni principali.

Inoltre anche nell’800, come si evince da alcuni testi dell’epoca, si scriveva della scomparsa delle mezze stagioni».

Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere El Niño. Ma si sente parlare anche del fenomeno Nina, di cosa si tratta?

«La Niña è l’opposto del Nino: è una fase di raffreddamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale centro- orientale, mentre El Nino è una fase di riscaldamento anomalo, sempre della stessa zona di mare.

Le anomalie a grande scala come La Niña estendono la loro influenza sul clima di altre zone del pianeta. Pertanto la nostra capacità di prevedere questi eventi in anticipo è di vitale importanza per aiutare la pianificazione di settori sensibili come l’agricoltura, la gestione dell’acqua, la salute pubblica, l’energia o i trasporti e, inoltre, per fornire allerte preventive sui rischi associati.

Attualmente non ci sono né il Nino, né la Nina e per l’inverno le previsioni vedono il persistere di questa situazione neutra».

Clima e inquinamento. Cosa potrebbe accadere dal punto di vista climatico se continuiamo a disinteressarci del benessere del nostro pianeta?

«Che l’uomo sia in grado di influenzare il clima a scala globale, oltre che con tutta evidenza a scala locale, è difficile da stabilire quantitativamente e qualitativamente, e la cautela è dunque d’obbligo: troppe sono le variabili in gioco di cui tener conto ed alcune ancora da ben definire. Di certo, da ormai oltre due secoli, l’inquinamento e il poco rispetto dell’ambiente naturale sono fattori da tenere in considerazione.

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, con tutti gli Stati Membri, e lo IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) lavorano da tempo alla raccolta di dati, alla loro analisi e alle possibili proiezioni del futuro del clima, con serietà e metodo scientifico, allo scopo di fornire a livello decisionale politico le più corrette informazioni per fronteggiare eventuali scenari negativi. Compito di tutti i Servizi Meteorologici mondiali, e quindi anche del Servizio Meteo dell’Aeronautica Militare, è di supportare queste Organizzazioni in tale sforzo, attraverso il monitoraggio continuo dell’atmosfera e l’analisi di situazioni particolari. Queste sono proprio tra le attività che il Servizio Meteorologico dell’AM espleta quotidianamente, affiancandole a quelle più tipicamente operative».

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