Pubblicato il: 11 novembre 2019 alle 8:00 am

L’aria che respiriamo ai tempi della crisi climatica I protagonisti di un disastro ambientale e l’aumento dell’incidenza di patologie neoplastiche

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 11 Novembre 2019 – La situazione atmosferica nel nostro paese è tra le più tragiche d’Europa, con livelli di rischio per la salute dell’uomo davvero preoccupanti.

A confermare questa tremenda premessa sono i dati dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che hanno evidenziato valori di polveri sottili (PM10 e PM25) di gran lunga superiori rispetto ai valori tollerati.

In particolare i limiti per la concentrazione del PM10 nell’aria sono massimo di 40 nanogrammi/m3 per la media annuale con un superamento consentito non superiore di 35 volte in un anno.

Questi limiti vengono violati in particolar modo nelle grandi città del Nord Italia, della pianura Padana e nell’area della città metropolitana di Napoli.

Purtroppo inquinamento atmosferico e crisi climatica sono due facce della stessa medaglia per cui l’aumento dell’incidenza di patologie neoplastiche, soprattutto respiratorie, va di pari passo con gli sconvolgimenti climatici che sono causa di inondazioni, alluvioni, frane e cicloni che devastano cose ed uccidono persone.

I “protagonisti” di questo disastro ambientale sono l’ozono troposferico e il black carbon legati a processi di combustione di molte attività industriali, alle attività degli inceneritori, ai motori a scoppio ed infine agli incendi boschivi, sempre più frequenti e spesso generati a scopo lucrativo.

Così come denunciano gli esperti ambientali dell’Onu e dall’Agenzia Europea per l’ambiente (Eea) oltre che sulla salute umana, l’inquinamento atmosferico ha forti ricadute anche sulla vegetazione e sulla fauna, sulla qualità dell’acqua e del suolo, si potenziano infatti gli effetti del climate change sugli ambienti naturali, a partire da boschi, foreste, fiumi, laghi e ghiacciai, che sono ormai un ricordo in molte regioni del pianeta.

Conseguenze si hanno anche sui raccolti e sull’ecosistema globale, danneggiando colture agricole, foreste e piante, riducendo così i loro tassi di crescita.

In questi anni per quanto la cultura ambientalista è cresciuta, radicandosi in molti ambienti della società e soprattutto tra i giovani, non ha raggiunto ancora un livello di sensibilità tale da determinare un’inversione di tendenza.

Si usano, infatti, ancora troppo le auto per assenza di politiche di investimento sui trasporti pubblici; gli inceneritori rappresentano i principali mezzi di smaltimento dei rifiuti, lasciando poco spazio all’economia circolare che permetterebbe riuso, riciclo e riduzione dell’immondizia; molti impianti industriali non rispettano le normative in termini di emissioni di gas inquinanti e gli incendi aumentano di anno in anno per fini speculativi, anche e soprattutto nel nostro paese.

Questa è l’aria che si respira ai tempi della crisi ambientale, sta a noi “generazioni di adesso” cercare di cambiare le abitudini della società di cui facciamo parte e tentare di lasciare un Mondo migliore a quelle future.

* Medico del Sud

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