Pubblicato il: 28 gennaio 2020 alle 7:00 am

Il mio nome è Jamal… pensando a tutti gli Jamal nati nella parte meno fortunata del mondo Nel nuovo libro di Nuccio Franco il tema fondamentale è la Jihad, ma con un significato totalmente diverso da come viene descritto ed interpretato dalla maggioranza della gente

di Marina Monti.

Roma, 28 Gennaio 2020 – Con Il mio nome è Jamal, lo scrittore e giornalista Nuccio Franco ritorna con una storia realistica e cruda, di grande attualità. Il libro, edito da Edizioni2000diciassette, arriva alcuni anni dopo Il sogno di Safiyya e Freelance, romanzi con i quali l’autore ha confermato la sua capacità di tradurre in narrazione fatti e avvenimenti internazionali, sfruttando, in modo particolare, la sua esperienza negli anni in cui si è occupato di Medio Oriente e dei problemi d’integrazione per diverse testate giornalistiche.

Perché ha scelto questo titolo?

«È stata una scelta abbastanza singolare anche se molto spontanea. Ero seduto su una panchina, la mente persa dietro ai miei pensieri quando la mia attenzione è stata richiamata dalla voce di una mamma che chiamava il figlio, Jamal appunto. E allora ho pensato a tutti gli Jamal nati nella parte meno fortunata del mondo costretti ad imbracciare un fucile, a commettere atti criminali talvolta per necessità o perché cresciuti in un ambiente che ha inculcato loro principi malsani.

Ma anche perché spinto dalla convinzione che lo jihadismo, come molti lo intendono, rappresenti la distorsione della Parola autentica e che la possibilità di una redenzione su un cammino di libero arbitrio, che riconosca i valori veri dell’Islam tra cui pace e tolleranza, reputo sia possibile».

Quali sono i temi trattati?

«Il tema fondamentale è la Jihad che ha un significato totalmente diverso da come viene descritto ed interpretato dalla maggioranza della gente, ossia come lotta armata contro l’Occidente.

Essa rappresenta, invece, qualcosa di molto più profondo, ossia lo “sforzo sulla via di Dio. Nel Corano, jihad indica uno sforzo interiore, una lotta spirituale, individuale o collettiva, per comprendere il senso delle scritture e comportarsi da buoni musulmani; si tratta di uno sforzo di natura spirituale verso sé stessi, finalizzato a promuovere le virtù che consentono di avvicinarsi a Dio.

In questo senso, jihad è inteso come un lavoro intellettuale. lotta interiore e spirituale verso il distacco mentale dalle futilità e superficialità della vita, verso il raggiungimento del compiacimento dell’Altissimo nel seguire il Suo Messaggio».

Cosa lo ha spinto a scriverlo?

«La mia attività letteraria e giornalistica è stata sempre indirizzata nel tentativo di apportare il mio piccolo contributo al dialogo interreligioso ed all’integrazione, elementi fondamentali per un confronto costruttivo e per fugare la psicosi del “diverso”, di spiegare i principi ed i dettami autentici. Il tentativo di far comprendere tutto questo a chi vede nell’Islam, e sono tantissimi, una religione di odio e violenza, Cerco di far comprendere quanto invece sia una dottrina di pace e comprensione se ben interpretata, attraverso una contestualizzazione delle parole del Testo Sacro. Tento insomma di fugare concetti sbagliati che anche molti organi di stampa hanno colpevolmente alimentato, attribuendo alla jihad un significato simile a quello di “Guerra Santa”, definendo quindi jihadista un musulmano che si impegna militarmente nella guerra contro l’Occidente, conducendo una guerra di religione. Il musulmano non può e non deve essere il capro espiatorio per una parte della politica che non riesce ad affrontare e risolvere i problemi del Paese e per questo ingenera infondate paure e odio».

 Si può mettere gli jihadisti sullo stesso piano dei musulmani?

«Assolutamente no, non si possono mettere sullo stesso piano chi uccide in nome di Dio con coloro i quali, invece, fanno il bene in none di esso, che seguono correttamente i principi religiosi, che si lasciano guidare sulla strada della salvezza aprendosi completamente ai dettami autentici della religione. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorista che ha una visione distorta del Corano. Il terrorismo islamico è un fenomeno criminale che, negli ultimi anni, ha intensificato la sua attività̀ portando a termine degli attacchi molto cruenti e di grande impatto mediatico. L’estremismo, a mio avviso, non appartiene a nessuna religione ma solo a certi uomini.

Il vero musulmano non è costui ma colui il quale rispetta i cinque pilastri dell’Islam con convinzione e trasporto sinceri, chi spende la propria vita alla ricerca del dialogo con Dio, del profondo valore del sacro in tutti i momenti della vita e ha la vocazione di integrare una prospettiva di coscienza interiore e di conoscenza universale della via religiosa».

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