Pubblicato il: 30 gennaio 2020 alle 8:00 am

L’Italia, Paese di anziani sempre più soli A farne le spese soprattutto al sud, dove non ci sono abbastanza strutture di riferimento. Esiste, insomma, una “questione meridionale della terza età”

di Giovanni De Lisa.

Roma, 30 Gennaio 2020 – L’Italia ha gli abitanti più longevi ed un numero elevatissimo di centenari. Nel 2009 i centenari erano 11.000; nel 2019 sono diventati 14.456. I giornali a cadenza quasi giornaliera ce lo comunicano.

Ma quali sono le condizioni di vita di questi anziani e soprattutto cosa la società attuale ha preparato per loro?

Dal punto di vista sanitario ormai è accertato che le attenzioni riservate agli anziani con le loro patologie è scarsa perché non sempre gli addetti ai lavori sono consci del fatto che la longevità non è assolutamente sinonimo di “star bene”!

Se ne parla spesso sui giornali anche con parole semplici e belle, e condivisibili. Ma senza nessun dato che indichi soluzioni per “gestire” gli anziani.

Qualche giorno fa sull’inserto salute del Corriere della Sera c’era un bellissimo articolo che faceva riferimento agli anziani definendoli multimorbidi (termine orrendo per definire persone con più patologie come è certamente una persona che abbia superato una bella età, diciamo un ultra sessantacinquenne).

Nell’articolo si fa riferimento alla difficoltà del ricovero per questi multimorbidi, problema che nel mio piccolo avevo sollevato quando ero in attività ospedaliera e Dirigente di un PS.

Più volte mi è capitato di assistere pazienti molto anziani che giungevano in Ps per il riacutizzarsi di “una” delle patologie croniche di cui soffrivano. Quindi, fatti tutti gli esami urgenti, il paziente “stabilizzato” veniva rimandato a domicilio.

E in quelle occasioni avevo segnalato che sarebbe stato consigliato, invece, un controllo domiciliare in modo da evitare lo stress al paziente, oltre che il dispendio di risorse (ambulanza, varie figure di personale medico ed infermieristico ecc..).

Questo cosa significa?

Significa che il problema esiste ed è necessario affrontarlo subito perché con l’aumento dell’età media fra qualche anno anche le persone che assistono i loro parenti anziani e/o vecchi si troveranno nelle condizioni di grave difficoltà economica ed assistenziale.

Come? Creando strutture che accolgano gli anziani per intrattenimenti e dialogo sociale; creando posti per assistenza “seria” a chi ne ha bisogno. Dovrebbe essere questo il punto di partenza di ogni politica sociosanitaria.

Con la mia esperienza quasi cinquantennale nella Sanità ho proposto anche al Ministero della Salute da qualche anno alcune idee-consigli ma ho incontrato un silenzio tristemente orrendo.

Tutto quel che ho descritto riguarda gli anziani in generale. Se poi facciamo un confronto tra quel che si prospetta per gli anziani al Sud mi viene un magone.

Secondo un articolo del Sole24Ore di un po’ di tempo fa per “La cura degli anziani? Esiste una questione Meridionale”. Dati alla mano, la situazione illustrata metteva in evidenza un divario fra nord e sud immenso. “Al nord ci sono in media 30 anziani ospitati (in strutture residenziali socio-assistenziali e sociosanitarie) ogni 1000 abitanti, di cui 25 su 1000 per non autosufficienti, mentre al sud, isole escluse, ce ne sono 9 per 1000 abitanti, e nelle regioni del centro 15 per 1000”.

Naturalmente, faceva notare il redattore, “a pagare le spese di questa lacuna assistenziale sono – evidentemente – gli anziani non autosufficienti”.

Secondo uno studio Ambrosetti-Openjobmetis basato su dati Istat 2018, gli over 65 che vivono soli sono più al Sud che al Nord. “Tra le motivazioni di questa solitudine c’è sicuramente il processo di spopolamento dei piccoli paesi e la massiccia fuga dei talenti più giovani da regioni come la Calabria, la Sicilia e la Puglia. Il dato parla chiaro: in Italia gli over 65 anni che vivono soli sono il 46%, specie al sud (48,2%) al Centro 45.5% mentre al Nord 46.3%. Secondo la ricerca, con l’allungamento dell’età aumenta esponenzialmente il rischio di farsi male a casa. Più di 1 anziano su 3 non è in grado di svolgere attività domestiche; mentre 1 su 10 non riesce a prendersi cura di sé”, ha poi spiegato Rosario Rasizza AD di Openjobmetis.

Ecco perché, dunque, la “questione meridionale della terza età” non è più rimandabile.

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