Pubblicato il: 16 febbraio 2020 alle 7:00 am

Fai di necessità virtù: manifesto di vita per le buone pratiche quotidiane E’ un monito che invita ad avere una grande forza volontà per ovviare a certe situazioni che incombono e a trarre la soluzione più consona. Insomma, un'esistenza che si basa “sull’andare avanti”

di Giosuè Battaglia.

Roma, 16 Febbraio 2020 – San Girolamo, monaco asceta del IV secolo, indirizzò al suo coetaneo Rufino, per denigrarlo, la frase: “Facis de necessitate virtutem” (Fai di necessità virtù). Questa ancora oggi è molto usata, perché è un invito rivolto a un altro di fare tesoro di uno stato d’animo dettato da una necessità e trarne da questo stato obbligato, una buona disposizione per fare una cosa non obbligata, cioè si esorta ciascuno a svolgere ben volentieri, e non controvoglia, le attività e i doveri che non si possono evitare. Quindi significa sforzarsi di trarre qualche vantaggio esistenziale da eventi che ci sono capitati ma che, potendo scegliere, non avremmo voluto. Ovviamente come altre, anche questa frase molto diffusa nel tempo, ha perso una parte della sua accezione, che contiene un messaggio nato da una più comune condivisione. Questo però, a volerlo, costa fatica in quanto chiunque è imprigionato nell’evento capitatogli involontariamente e difficilmente si reagirebbe nell’immediato. Per fortuna però, tale reazione si avvia automaticamente e senza alcun volere da parte nostra, a causa del quotidiano che ci avvolge con continui eventi i quali non danno neanche il tempo di pensare ad altro. E’ il caso di un infermo che è costretto a letto in quanto colpito da un improvviso malessere e ricoverato in un reparto di ospedale nel quale ambiente regna il silenzio più assoluto. In queste condizioni il paziente vive la sua condizione grave e tormentata dal pensiero del suo stato, ma allo stesso momento può provare il beneficio del restare in silenzio senza alcuna tonalità di voce esterna, che il più delle volte, nel quotidiano, è frenetica e impedisce alla mente il pensare in modo lineare e con giusta ragione. Allora la Virtù si è generata automaticamente e senza un volere proprio, perché dettata dall’esigenza di vita, una vita che viviamo in modo scorretto e che non da possibilità di fermarsi per un’attenta valutazione delle cose. Solo in presenza di una condizione forzata, e se ne potrebbero elencare tante, si possono sperimentare degli stati d’animo che danno realmente reazioni a comportamenti sedimentari e senza piaceri. Allora, farne di necessità virtù, significa avere una grande volontà per ovviare a certe cose che magari ci vengono dette o che ci precipitano addosso, con una valutazione che tragga dal drammatico, la soluzione per affrontare ogni vicissitudine. Insomma, la nostra esistenza vitale basa proprio “l’andare avanti”, il passaggio da una condizione involontaria a un’altra che, proprio sul limite della precedente, diventi un valore di vita, un pregio; proprio una necessitate tradotta in virtutem. (Foto copertina: San Girolamo e un devoto. Piero della Francesca, 1451).

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