Pubblicato il: 17 febbraio 2020 alle 8:00 am

The Late Show with Amadeus Fiorello show, il sociale e la musica: il nuovo Sanremo, svecchiato, divertente e straseguito

di Domenico Izzo.

Roma, 17 Febbraio 2020 – A qualche giorno di distanza dall’assegnazione dell’ambito “leone rampante su palma”, qualche idea su cosa sia stata questa 70esima edizione del festival di Sanremo, l’avranno ormai tutti gli italiani.

Un’edizione anomala, particolare, piena di momenti “WOW!” e di “Fiore show”, poco “gara musicale” e molto “evento sociale”, palcoscenico di condivisione di alcuni concetti mai abbastanza espressi. Un’edizione così piena, irriverente, divertente, discussa, non si vedeva dall’edizione 2009, quando alla conduzione c’era Paolo Bonolis, e lo share andò alle stelle. Come nel 2009, Sanremo 2020 è stato molto talkshow, un varietà con ospiti illustri, in cui la musica, la canzone, è stata protagonista indiscussa, ma, contemporaneamente, cornice di tematiche quali la violenza, la violenza sulle donne, il bullismo e il cyber bullismo, la disabilità, ma anche l’amicizia (quella vincente, come nel caso di Amadeus e Fiorello, e quella perdente, come Morgan e Bugo). Ad Amadeus il merito di aver strutturato il festival in modo rischioso e anticonvenzionale, forse dilungandosi un po’ nei tempi, forse tanto da dire che questo festival vale per due edizioni. Alla sua “spalla” (se di spalla si può parlare nel caso di un eclettico torrente in piena di ilarità, di un animale da palcoscenico), Fiorello va il merito di aver stravolto gli schemi e le strutture, sorprendendo sempre con inaspettate gag, che hanno tenuto alta l’attenzione dell’audience.

Non sono mancate, naturalmente, le polemiche: dal déshabillé francescano di Achille Lauro in prima serata la prima serata (un buon inizio), ai vergognosi playback (imposti o necessari) alle voci della storia musicale italiana, passando per Bugo che abbandona la ribalta del palco e viene squalificato a causa delle offese di Morgan, ma anche le polemiche e la “lite” scoppiata dopo il lancio dell’hustag #FIORELLOSTATTEZITTO lanciato da Tiziano Ferro. Polemiche ci sono state anche sul mixaggio delle voci dei concorrenti in gara con l’orchestra, che, volendo essere maliziosi e andando a notare i particolari, si può pensare che talune volte fosse fatto quasi apposta per addomesticare la classifica e mettere sotto pressione qualche concorrente, ma è sicuramente una impressione sbagliata.

Molto bello il brano vincitore della categoria “nuove proposte”, ‘Va bene così’ di Leo Gassmann, nipote di un certo Vittorio Gassmann e figlio di un certo Alessandro, forse qualcuno li conoscerà (una famiglia d’arte come poche), anche se, forse, non la più bella della sua categoria.

Bellissima la canzone vincitrice della categoria “senior”, “Fai rumore” di Diodato, che inizialmente si pensava fosse dedicata ad una sua ex, una certa Claudia Lagona, forse meglio conosciuta come Levante, ma sembra siano stati solo rumors infondati.

Tanto di cappello alle esibizioni di tutti i concorrenti, anche se la Pavone era spalle e testa sugli altri: 74 anni ed una grinta che ha fatto a pezzi anche i più giovani, eclissando persino l’esibizione già abbastanza sprint di Achille Lauro.

Stupenda l’esibizione della Nannini, ospite con altre sei artiste (Fiorella Mannoia, Emma, Giorgia, Laura Pausini, Elisa e l’Amoroso), insieme alle quali ha presentato il progetto benefico “Una, nessuna, centomila” , che vedrà un concerto nell’Arena Campovolo, una settimana dopo la sua inaugurazione, il 12 settembre con il concerto di Luciano Ligabue “30 anni in un giorno”.

Sopra le righe l’esibizione di Zucchero, che arrivato col suo complesso, ha esplicitamente preso possesso dell’Ariston per tutto il tempo in cui ha calcato il palco. Eccezionali anche Lewis Capaldi e Mika, ospiti non italiani, ma legati (chi per nascita chi per vissuto) all’Italia, come eccezionali sono stati i partenopei Gigi D’alessio e Ranieri. Benigni irriverente come il suo solito, ha, però, rischiato di ammortare il clima sereno del Festival con un monologo troppo ripetitivo e fuori da tempi comici e televisivi.

Più di tutto, però, ha stupito lo share, che per quanto durature (4 ore e mezza di media) siano state le cinque serate, ha registrato una media superiore al 50%, registrando il record del nuovo millennio.

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