Pubblicato il: 18 febbraio 2020 alle 8:00 am

Le epidemie che hanno cambiato la Storia Dalla peste di Atene alla Sars, racconti fantastici e vittime illustri nelle malattie più spaventose

di Caterina Slovak.

Roma, 18 Febbraio 2020 – Il virus cinese sta spaventando il mondo, si teme una diffusione pandemica, e si torna a parlare delle epidemie storiche, da quelle del secolo passato a quelle dell’antichità, come la “peste di Atene” (probabilmente tifo, o altra malattia virale), raccontata dallo storico greco Tucidide, o la cosiddetta “peste di Giustiniano”, che devastò il bacino mediterraneo.

L’Europa non è nuova al panico per la diffusione di malattie nuove, misteriose e perciò percepite ancora più minacciose. Da sempre gli uomini hanno dovuto affrontare diverse ondate epidemiche, spesso durate molti anni, a volte addirittura contemporaneamente, come le tristemente famose peste, colera, vaiolo e tifo. Le condizioni in cui si viveva in alcune epoche – il Medioevo è stato il periodo più terribile per le epidemie – non facevano che favorire il diffondersi delle epidemie: sovraffollamento nelle case, sporcizia, freddo, povertà, rifugiati, prigioni e fame; invasioni, guerre e carestia. Nelle città il senso dell’igiene personale era vivo e l’usanza di fare il bagno era diffusa, esistevano bagni pubblici o sale termali che permettevano agli uomini di incontrarsi e rilassarsi. Nella sola Parigi, ad esempio, nel 1292 ce n’erano 25 per 250.000 abitanti. Però i bagni pubblici medievali diventarono poco alla volta ambienti equivoci.

L’igiene delle strade non sembrava la preoccupazione principale: si gettava tutto fuori dalla porta e ci si muoveva tra pozze e rivoli di acqua sporca e liquami.

Il flagello più terribile fu la peste nera, che devastò l’Europa dal 1347 al 1352, sterminando tra il 25 e il 50% della popolazione – ma nel Medioevo si susseguirono ben 34 pestilenze! – portando con sé grandi cambiamenti nell’economia, nella geopolitica e anche nella religione.

La peste diventò per secoli la malattia per antonomasia, rappresentò una delle più grandi catastrofi della storia europea: uomini, donne e bambini furono portati via all’improvviso, spesso nel giro di poche ore, da un’epidemia, dopo essere stati allontanati dalla collettività.

La peste era arrivata dall’Asia, dalla Cina, e la via della seta fu fatale all’Europa. In realtà pochi sapevano dove si trovasse la Cina, o meglio il Catai, ma i racconti dei viaggiatori erano impressionanti e la verità, come spesso accadeva quando si raccontavano le storie che provenivano dal lontano Oriente, si mescolava alla fantasia. Fatto sta che la peste da Costantinopoli arrivò in Europa proprio dall’Italia, approdando sulle coste della Sicilia; subito dopo furono contagiate Genova e Venezia. Può sembrare incredibile, ma le cronache riportano che non appena i marinai mettevano piede in un porto cominciarono a morire le persone del luogo, e invece gli stessi marinai, di costituzione più forte e abituati a viaggiare anche in Oriente, continuavano magari a vivere per qualche giorno in più. A Genova e a Venezia si pensò perfino a una maledizione divina a causa della spregiudicatezza dei loro mercanti.

Dappertutto la peste nera causò dei cambiamenti nelle abitudini sociali delle città. Le persone erano diventate diffidenti, sospettose. Ad essere in pericolo non erano solo i commerci e l’approvvigionamento dei viveri, ma anche le amicizie e i legami familiari. In famiglia i padri, di fronte ai figli ammalati, si rifiutavano di restare loro accanto. Chi aveva il coraggio di avvicinarsi ai parenti ammalati, cadeva colpito dal morbo egli stesso e la morte sopraggiungeva dopo tre giorni. Morivano perfino i gatti e gli animali domestici, polli, conigli e uccellini. Che il padre non volesse più vedere i propri figli e la moglie il proprio marito, se colpiti dalla peste, diventò addirittura un motivo celebre della letteratura sulla peste, come racconta Boccaccio nell’Introduzione alla Prima Giornata del Decamerone.

Anche il vaiolo era causato da un virus particolarmente contagioso che ha imperversato a lungo, ma per fortuna, grazie a grandi campagne di vaccinazione a partire dal 1958, ha potuto essere debellato nel 1979, cosicché la vaccinazione ha potuto essere interrotta.

l vaiolo era una malattia con segni clinici talmente evidenti e caratteristici e causò epidemie talmente drammatiche e disastrose da diventare a lungo il soggetto di miti e superstizioni e i medici e gli storici ne scrissero molto. Le origini della malattia sono sconosciute, ma la più antica prova si trova nelle mummie egizie-quella di Ramsete V (morto nel 1157 a.C.) ne porta evidenti segni – mentre in Occidente si diffuse quando la popolazione aumentò e gli spostamenti delle persone divennero più intensi durante le Crociate. Dall’Europa passò in America con i viaggi dei colonizzatori.

Il vaiolo era una costante nella famiglia dei re di Francia. Luigi XV ne morì. Durante la malattia, tutti gli si tenevano a distanza, tranne la sua amante ufficiale, la Contessa du Barry, che vegliava al suo capezzale.

l tifo è stato certamente, per la frequenza delle sue epidemie, uno dei flagelli più gravi dei secoli passati, nonostante fosse molto meno letale della peste. Si contraeva in seguito all’ingestione di acqua o alimenti (come cozze, frutta, verdura) contaminati dalla Salmonella.

Nel XIX secolo, in Svizzera, è il colera l’epidemia più devastante, ma anche a Londra, per la stessa malattia, nel 1848 si ebbero quasi 15.000 morti.

Se si tiene conto delle persone malate e dei decessi, il colera ha fatto meno vittime della tubercolosi o dell’influenza spagnola del 1918 che ha causato nel Paese la morte di 21.000 persone, il 70% giovani., tra cui il poeta e scrittore Guillaume Apollinaire, che venne trovato morto dall’amico Giuseppe Ungaretti, il pittore espressionista viennese Egon Schiele, lo scrittore Edmond Rostand, il geniale creatore di Cyrano de Bergerac, il sociologo tedesco Max Weber.

Sono degli anni più recenti l’AIDS nel 1983, l’influenza aviaria o il coronavirus SARS nel 2002-2004.

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