Pubblicato il: 25 febbraio 2020 alle 8:00 am

Caso di malattia umana riscontrata in un dinosauro Istiocitosi a cellule di Langherans in un dinosauro del Cretaceo

di Teresa Terracciano.

Roma, 25 Febbraio 2020 – È naturale che gli esseri umani siano soggetti a sviluppare malattie, esattamente come lo erano i dinosauri. Poiché gran parte della storia biologica di ogni vivente è modellata dalle sue malattie, riconoscerle in ossa fossili può fornirci importanti informazioni sulla fisiologia e l’anatomia dei dinosauri, così come sulle loro attività quotidiane e sull’ambiente circostante. D’altra parte, scavare nella storia delle malattie permette di conoscerle, riconoscerle e provvedere alla ricerca di cure mirate.

Attraverso un recente studio multilaterale sono state esaminate le vertebre di due esseri umani con Istiocitosi a cellule di Langherans (LCH), un disturbo osteolitico di tipo tumorale che coinvolge principalmente lo scheletro, il quale è stato diagnosticato anche in due vertebre di adrosauro (Hadrosauridae). Le analisi microscopiche e dal punto di vista macroscopico delle vertebre di adrosauro sono state confrontate con la LCH umana e con altre patologie osservate attraverso un’ampia indagine patologica di una collezione scheletrica umana, così come una ricostruzione tridimensionale della lesione e dei vasi sanguigni. I risultati della patologia dell’adrosauro erano indistinguibili da quelli degli esseri umani con la stessa malattia. Questo rapporto suggerisce che gli adrosauridi avevano sofferto di una maggiore varietà di patologie rispetto a quanto precedentemente riportato. Inoltre, sembra che l’Istiocitosi a cellule di Langherans possa essere indipendente dalla filogenesi.

La forma più comune di LCH è una lesione ossea isolata. Altre due sindromi, considerate come la stessa malattia, ma meno comuni (fino al 20% dei casi nei bambini), sono la malattia di Hand-Schuller-Christian e la malattia di Abt-Letterer- Siwe. La prima comprende lesioni craniche, esoftalmo e diabete insipido; la seconda comprende lesioni diffuse che coinvolgono più organi viscerali.

Sebbene LCH sia stata descritta per la prima volta nell’uomo da Thomas Smith nel 1865, la sua eziologia e fisiopatologia sono state discusse per molti anni. Alcuni lo considerano un disturbo del sistema immunitario, forse di origine virale e di altre cause infettive (anche se nessun agente patogeno è stato isolato), o una neoplasia, dopo aver identificato la proliferazione clonale delle cellule e dopo la sua risposta al trattamento chemioterapico. I progressi nella tecnologia di sequenziamento hanno permesso di identificare la fisiopatologia della LCH e hanno rivelato la sua associazione con una mutazione genetica. Quindi, grazie allo studio è stato possibile comprendere le cause, almeno parziali, della malattia stessa.

Il riconoscimento della malattia nel registro dei fossili è una sfida, ma i ricercatori si manifestano fiduciosi confrontando l’aspetto della malattia nell’uomo e nei dinosauri, poiché i monociti (globuli bianchi più grandi) e i linfociti (cellule del sangue appartenenti ai globuli bianchi) dei rettili e degli uccelli hanno una morfologia e una funzione simile a quella dei mammiferi.

Disturbi ossei granulomatosi non infettivi sono stati raramente menzionati come una possibilità nella letteratura antropologica. L’assenza di precedenti segnalazioni di disordini ossei non infettivi nella documentazione fossile può essere correlata alla difficoltà di distinguere questi disturbi da altri tumori ossei. Pertanto, le indagini sistematiche delle collezioni scheletriche per le patologie di cui sono disponibili le cartelle cliniche consentono di riconoscere l’apparente unicità delle lesioni e dei tumori, come le malattie granulomatose, e creano uno standard per la loro identificazione nelle cartelle archeologiche e paleontologiche.

Fonte per approfondimenti: Suggested Case of Langerhans Cell Histiocytosis in a Cretaceous dinosaur. Bruce M. Rothschild, Darren Tanke, Frank Rühli, Ariel Pokhojaev & Hila May, in Scientific Reports, vol. 10, Article number: 2203 (2020).

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