Pubblicato il: 4 marzo 2020 alle 8:00 am

Il MANN di Napoli, i personaggi, le storie, Antinoo In attesa di tornare a frequentare senza ansie i musei, ecco la prima guida ai personaggi dalle collezioni del Museo archeologico di Napoli

di Vittoria Maddaloni.

Napoli 4 Marzo 2020 – Ligi alle disposizioni impartite dall’ordinanza regionale per arginare il diffondersi del Coronavirus, i responsabili di luoghi pubblici e gli organizzatori di eventi di alcune province del Nord Italia hanno chiuso musei, biblioteche e annullato spettacoli. A Napoli per ora è tutto normale, anche se la pagina dei musei partenopei si cautela riportando che la situazione è in “continua evoluzione e suscettibile, pertanto, di eventuali modifiche e integrazioni”, e comunque le persone che decidono di uscire per uno spettacolo o una mostra sono poche.

In attesa di tornare a frequentare i luoghi di cultura, ma anche bar e ristoranti, vi proponiamo un menù di opere da vedere nei musei di Napoli, cominciando da quello più prestigioso, il Museo Archeologico Nazionale.

E’ sicuramente una delle meraviglie partenopee (e del mondo), non solo per la quantità e il valore delle sue collezioni di arte antica, ma anche per il sapiente e ben curato allestimento.

La storia del museo e delle sue collezioni risale al tempo del re Carlo III di Borbone, diventato re di Napoli nel 1734, ma fu soprattutto sotto i suoi successori, e grazie all’opera dell’architetto Vanvitelli, che tutte le collezioni reali vennero riunite in un unico luogo. Il Museo che fu inaugurato nel 1816 con il nome “Museo Reale Borbonico”. Oggi vi si trovano opere uniche al mondo, particolarmente belle le sale dedicate a Pompei ed Ercolano, con mosaici meravigliosi ed il bellissimo ed imponente plastico (fatto di legno e sughero) della città di Pompei, e anche il sito segreto di Pompei. C’è anche la sezione Egizia, seconda in Italia dopo quella di Torino, con un gran numero di reperti, e un percorso con tutte le civiltà del Sud Italia. Il percorso è ben organizzato e curato e nulla ha da invidiare ad altri grandi musei archeologici di fama mondiale.

La collezione Farnese (pian terreno) fu ereditata da Carlo III da sua madre Elisabetta Farnese. Ovunque ci si volti c’è una statua sicuramente vista tante volte su libri di storia e di arte: il gruppo dei Tirannicidi, la Venere Callipigia, Antinoo, Apollo Citaredo, la copia del possente Ercole di Lisippo, il Toro Farnese, i busti di Omero, di Giulio Cesare, di Vespasiano, Caracalla, Marco Aurelio.

E’ proprio di uno di questi personaggi che parliamo oggi: Antinoo. La statua è bellissima, di una rara perfezione, perché il giovane era davvero bello.

Chi era? Antinoo era il giovane amante dell’imperatore Adriano, come raccontato anche nelle bellissime pagine di Marguerite Yourcenar, Le memorie di Adriano, il ragazzo morto appena ventenne nelle acque del Nilo, diventato un “dio” per volere dell’imperatore.

Della sua vita non sappiamo quasi niente prima dell’incontro con Adriano. Era nato a Claudiopoli, nella provincia romana della Bitinia, in Asia minore, e aveva conosciuto Adriano probabilmente durante un viaggio, in seguito al quale l’imperatore decise  di portarlo a Roma per completare la sua istruzione, e in breve diventò il suo favorito.

Con il suo amante e mecenate parte per un viaggio: saranno in Grecia, in Siria, in Arabia, Giudea e infine in Egitto, dove intraprendono una crociera sul Nilo.

Dell’annegamento non conosciamo le cause. C’è chi pensò a un suicidio, un incidente, un assassinio da parte della moglie di Adriano, Sabina. Ma c’è, secondo alcuni, un’altra possibilità. “O perché caduto nel Nilo, come riferisce Adriano, o forse perché venne sacrificato” annota lo storico Dione Cassio. Secondo la testimonianza di Sesto Aurelio Vittore, infatti, “Adriano avrebbe desiderato allungare la sua vita ed alcuni maghi, allora, gli dissero che era indispensabile che qualcuno accettasse di morire al suo posto”.

Tutti si rifiutarono: solo Antinoo si offrì spontaneamente. Il sacrificio sarebbe valso come pegno della sua fedeltà. Anche la Yourcenar crede a questa ipotesi romantica.

Il suo corpo venne probabilmente mummificato e sepolto non si sa dove. Nel 2005 nella Villa Adriana di Tivoli è stato ritrovato un monumento funerario, chiamato “Antinoeion”, ma non la tomba. Forse sempre a Tivoli si trovava l’obelisco che oggi si può ammirare al Pincio.

Adriano rimase sconvolto dalla sua morte, e decise per lui qualcosa di mai tentato prima. Obbligò i sacerdoti greci a divinizzare il ragazzo, che lo identificarono con Osiride, associandolo a lui nel rito.

La divinizzazione non era rara nell’Impero romano, ma era la prima volta che questa operazione era rivolta a uno che non fosse un imperatore. Fatto sta che il culto di Antinoo si diffuse velocemente in tutto l’Impero, e vennero istituiti anche dei giochi per celebrarlo, oltre a statue, che rendono il viso del giovane uno dei più noti dell’antichità.

Adriano gli fece dedicare anche il gruppo di stelle a sud della costellazione dell’Aquila, oltre alla città di Antinopoli, oggi completamente distrutta.

Oggi si contano un centinaio di statue e busti che raffigurano il giovane amante dell’imperatore, oltre a monete, gioielli, cammei, bassorilievi, disegni e incisioni.

Grande fama la riebbe durante il Rinascimento e dopo, nel XVIII secolo, grazie a Winckelmann, che lo interpretò come prototipo omosessuale, e diventò presto anche un’icona gay, celebrato dal movimento omosessuale di metà 800, guidato da Ulrichs.

Ma anche la letteratura lo ha celebrato, da Victor Hugo (che lo usa come paragone di bellezza ne I Miserabili) a Oscar Wilde, all’inizio de Il ritratto di Dorian Gray.

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