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La crisi della biodiversità

di Teresa Terracciano.

Roma, 13 Marzo 2020 – Uno studio condotto dalla Michigan State University e dall’Università del Maryland pone in primo piano la questione della “crisi della biodiversità” o la perdita di fauna selvatica in tutto il mondo.

La perdita di una o più specie è un grave segnale di cambiamento non positivo anche per l’uomo. Il declino o l’estinzione di una specie può innescare una valanga all’interno di un ecosistema, spazzando via molte specie durante processo. Quando la perdita di biodiversità provoca effetti domino all’interno di una regione, può eliminare molti animali sfuggiti agli studi scientifici o che non sono stati studiati a sufficienza per capire come conservarli al meglio.

«Alcune specie che sono rare o difficili da individuare potrebbero diminuire così rapidamente che potremmo non sapere mai che le stiamo perdendo» afferma Elise Zipkin, biologa della MSU e autrice principale dello studio.

Ad esempio, la comunità di serpenti che risiede in un’area protetta vicino a El Copé, Panama, è diminuita dopo che un agente patogeno fungino invasivo ha spazzato via la maggior parte delle rane della zona, fonte primaria di cibo. Grazie allo studio a lungo termine dell’Università del Maryland sulla localizzazione di anfibi e rettili, il team ha avuto sette anni di dati sulla comunità dei serpenti prima della perdita delle rane fino a sei anni dopo.

Eppure, anche con quell’ampio set di dati, molte specie sono state rilevate così di rado che attraverso metodi di analisi tradizionali sarebbe stato impossibile intercettarle. Dire che questi serpenti sono rari sarebbe un eufemismo. Delle 36 specie di serpenti osservate durante lo studio, 12 sono state rilevate solo una volta e cinque specie sono state rilevate due volte.

Usando questo approccio, il team, che comprendeva biologi dell’MSU Graziella Direnzo e Sam Rossman, ha costruito modelli statistici focalizzati sulla stima della probabilità che le comunità di serpenti siano cambiate dopo la perdita degli anfibi, piuttosto che cercare di stimare il numero assoluto di specie nella zona, che è difficile per delle specie così rare.

«Abbiamo stimato una probabilità dell’85% che ci siano meno specie di serpenti di quante ce ne fossero prima che gli anfibi diminuissero» dichiara Zipkin.

Quando gli animali muoiono in massa, come sta accadendo con gli anfibi in varie parti del mondo, i ricercatori si occupano principalmente di determinarne le cause.

Poiché non ci sono abbastanza dati, non è possibile individuare esattamente il motivo per cui alcune specie di serpenti sono diminuite mentre altre sembravano andare bene o addirittura prosperare dopo la catastrofica perdita di anfibi. Ma questo fenomeno, in cui un evento perturbatore produce indirettamente e rapidamente un gran numero di “perdenti” ma anche di “vincitori” è sempre più comune e porta a un disequilibrio che non trova il tempo di adattarsi ai cambiamenti in corso.

L’impossibilità di trovare una causa esatta, tuttavia, non è la notizia peggiore che si possa trarre dai loro risultati. Più grave è che il livello di devastazione porta a una perdita mondiale molto più grande di quanto la comunità scientifica abbia stimato.

«L’enorme perdita di rane è un problema ancora più grande di quanto pensiamo» aggiunge Doug Levey, direttore della sezione di biologia ambientale della National Science Foundation. «La scomparsa delle rane ha avuto effetti a cascata nelle catene alimentari tropicali. Questo studio rivela l’importanza dei dati di base a lungo termine. Quando il team di scienziati ha iniziato a contare i serpenti in una foresta pluviale, non aveva idea di quello che alla fine avrebbero scoperto».

Elise Zipkin concorda sul fatto che i dati a lungo termine sono importanti per aiutare le parti interessate ad accertare la portata del problema.

«Abbiamo questo set di dati unico e abbiamo trovato un modo intelligente per stimare i cali di specie rare» afferma la biologa. «È triste, tuttavia, che la crisi della biodiversità sia probabilmente peggiore di quanto pensiamo, perché ci sono così tante insufficienze di dati che non saremo in grado di valutare tutto».

Una nota positiva: gli scienziati ritengono che il miglioramento delle previsioni e della modellazione potrebbe portare a un rafforzamento degli impegni per la conservazione e prevenire massicci decessi a limitare la perdita di biodiversità.

Fonte per approfondimenti: Elise F. Zipkin, Graziella V. Direnzo, Julie M. Ray, Sam Rossman, Karen R. Lips. Tropical snake diversity collapses after widespread amphibian loss. Science, 2020 DOI: 10.1126/science.aay5733

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