Pubblicato il: 8 aprile 2020 alle 8:00 am

Violenza di genere ai tempi del coronavirus Diminuite le denunce durante l’emergenza sanitaria. Ma si teme che gli episodi di violenza non siano calati. Oltre al Telefono Rosa c’è l’app per chiedere aiuto

di Angela Arena.

Roma, 8 Aprile 2020 – L’osservanza delle misure restrittive adottate dal nostro Governo al fine di contenere l’epidemia provocata dal diffondersi del corona virus, ha fatto emergere una drammatica e mai risolta problematica, che, purtroppo, nonostante diversi interventi legislativi sembra essersi drasticamente acuita in seguito al difficile ed inedito momento storico che stiamo vivendo: la violenza domestica.

Come dimostrano le stime ufficiali, l’81,2 per cento dei femminicidi commessi in Italia nel 2019, risulta, essere stato consumato all’interno della famiglia, ciò significa che nella maggior parte dei casi gli aguzzini hanno purtroppo le chiavi di casa.

Come sappiamo, a scopo preventivo lo Stato ha imposto ai cittadini il temporaneo sacrificio di rimanere nelle proprie abitazioni e di uscirvi solo per comprovate esigenze sanitarie e/o alimentari, ovvero, per motivi di lavoro, anch’essi documentabili; tuttavia la permanenza tra le mura domestiche rappresenta  una circostanza tutt’altro che sicura per alcune donne che, in questo difficile periodo, rischiano oltre al contagio, anche la propria incolumità fisica e psichica a causa della violenza maschile.

Si tratta di una vera e propria emergenza nell’emergenza, che vede molte donne costrette a convivere 24 ore su 24 con i propri carnefici, ovvero, con mariti e compagni violenti che le maltrattano, le picchiano, le umiliano psicologicamente spesso anche in presenza dei propri figli, laddove, pertanto, diventa difficile se non impossibile denunciare. La conferma dell’insostenibile situazione appena descritta proviene senza dubbio  dall’allarmante dato relativo alla quantità di chiamate pervenute al telefono rosa, ovvero all’associazione che dal 2012 gestisce il 1522, servizio antiviolenza e stalking, promosso dal dipartimento per le pari opportunità, un numero telefonico gratuito, attivo 24 ore su 24, accessibile sia da telefono fisso che da telefono cellulare, al quale rispondono operatrici specializzate con il delicato compito di accogliere le richieste di aiuto, al fine di sostenere al meglio le  vittime di violenza e stalking.

Ebbene, in base alle stime dell’associazione richiamata, emergerebbe l’inquietante dato in virtù del quale a contattare il 1522 dal primo gennaio al 15 marzo 2020 sarebbero state ben 6283 donne, laddove negli ultimi 20 giorni le chiamate sarebbero drasticamente diminuite: in particolare, si stima che quelle di vittime di abusi siano calate del 47,7% rispetto al 2019, mentre quelle relative alle vittime di stalking siano crollate del 78,8%.

Tuttavia il fenomeno rappresentato da “Telefono Rosa” non sembra per niente isolato, ma, anzi, esso sembra invece investire l’intera penisola da nord a sud.  Lella Palladino, fondatrice della Cooperativa Eva che gestisce tre case rifugio e cinque centri antiviolenza (CAV) in Campania, ha parlato in proposito di telefoni completamente silenti in seguito all’entrata in vigore del DPCM che ha costretto la maggior parte dei cittadini in casa, ovvero di uno stato di fatto che generalmente si verifica durante i weekend o nei periodi di vacanza, quando trovandosi a stretto contatto con i partner abusanti, per molte donne, diviene complicato telefonare o chiedere aiuto. La medesima situazione è stata registrata anche da Cristina Carelli del CADMI, Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, nonché da Elisa Ercoli, presidente della ong Differenza Donna, da decenni impegnata nel contrasto alla violenza di genere, la quale ha segnalato all’Adnkronos le fortissime difficoltà comunicative in cui si trovano le donne costrette in casa con compagni violenti, in seguito ai provvedimenti normativi imposti dall’emergenza Covid-19.

Anche le denunce alle Forze dell’Ordine sono diminuite del 50%, rispetto all’anno precedente, tuttavia sarebbe un grave errore ritenere, in ragione di tali mancanze, che si siano arrestati gli episodi di violenza.

Ci si chiede a questo punto cosa possa fare, e come debba reagire attualmente, una donna che si trova in casa con il proprio carnefice, costretta, suo malgrado, dall’emergenza sanitaria in corso e dai relativi provvedimenti normativi, dal momento che, come dichiarato dagli stessi centri antiviolenza risulta impossibile effettuare una telefonata di denuncia nel clima di terrore che viene ad ingenrarsi in tali tipi di contesti.

Come sappiamo, infatti, in Italia esistono diversi centri antiviolenza ai quali potersi rivolgere, come il citato 1522, noto anche grazie alle campagne social cui hanno aderito molti personaggi famosi tra cui Fiorella Mannoia, Paola Turci, Ornella Vanoni, Giuliano Sangiorgi, Francesca Michielin, Ermal Meta, o lo stesso centro antiviolenza gestito dalla Ercoli  a Villa Pamphili a Roma dal 1992 e che risponde h24 al numero 065810926, tuttavia, il contrasto alla violenza di genere, richiede attualmente l’adozione di mezzi alternativi alla telefonata.

Pertanto, allo scopo di intensificare la tutela delle donne che subiscono violenza fisica e psicologica in ambito domestico, è partita proprio in questi giorni una campagna di sensibilizzazione del Governo, con cui si informa che accanto al già noto numero 1522, attivo in maniera permanente, esiste l’applicazione 1522, scaricabile sullo smartphone per chattare con le operatrici e chiedere aiuto.

Come ha spiegato la deputata salernitana Anna Bilotti, si tratta di un app per dar voce a chi non è nelle condizioni di poter gridare aiuto, così le donne che temono di essere ascoltate dal convivente maltrattante avranno la possibilità di esporre silenziosamente gli abusi subiti e forse potranno essere evitati ulteriori ed inutili spargimenti di sangue.

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