Pubblicato il: 19 aprile 2020 alle 7:00 am

Risorgimento e Unità d’Italia le ferite ancora aperte del Sud La storia la scrivono i vincitori. Ciò si evince anche nel più grande evento del nostro Paese. I “fratelli sabaudi” vollero colonizzare il Mezzogiorno aprendo una questione meridionale con la quale si crearono due realtà sociali. Quelle di oggi...

di Giosuè Battaglia.
Roma, 19 Aprile 2020 – La storia la scrivono i vincitori. Questo è sempre successo alla fine di ogni guerra, perché chi ha avuto la meglio racconta i fatti come a lui aggrada e distorce la verità a suo piacimento.

Ma questo non è valido solo per un conflitto; ognuno mette in riga il suo tornaconto e sa ben esprimere i fatti facendoli apparire nel modo più congeniale. Così in un qualsiasi accadimento di vita, chi è uscito nel modo migliore la racconta in un modo dove mette in risalto la sua ragione, il motivo della questione scelto col proposito di apparire preponderante e a proprio vantaggio. Insomma, il vincitore è sempre lui. Invece se si parla col vinto la realtà è stata tutta stravolta, ma purtroppo nel valutare, l’ago pende sempre in qualche modo dalla parte del vincitore.  Ovviamente scrivere la storia del proprio Paese, è cosa ben più difficile per lo scrivente non vincitore, perché l’apparire è portato su un piatto ancora più cruento. Questo si evince benissimo in alcuni passaggi legati al più grande evento che ci riguarda e precisamente all’unità del paese che si ebbe nella fase storica del nostro Risorgimento. Il vincitore, in questo caso chi volle veramente colonizzare il sud dell’Italia, assoggettando a sé gli averi e manodopera per i propri territori, fu l’artefice di un disegno ben architettato dal “conte”, lo stratega che si servì di un “eroe dei due mondi” il quale era non altro che un mercenario che aveva combattuto al soldo di diversi “capi” in tutto il mondo. Così in tutti i libri che raccontano di quel periodo, si narra il grande senso di unione dei personaggi in campo. Ma la storia non scritta ci narra di fatti diversi, acclarati mediante testimonianze e fatti, di attori presenti e che hanno lasciato, con la cronaca, la testimonianza dei veri accadimenti. Tante sono le testimonianze: i preparativi per la spedizione, i partecipanti al soldo dell’eroe, lo sbarco in Sicilia e la non opposizione incontrata dai conquistatori che ebbero il passo per la Capitale, aiutati dalla malavita locale. E’ facile comprendere le ragioni della partenza del re da Torino per fermare l’eroe prima che prendesse tutto quello conquistato sotto il proprio controllo. Per i vincitori, questo accadde perché il re temeva che si potesse arrivare nei possedimenti papali, la qual cosa avrebbe fatto intervenire i francesi. Invece secondo le cronache, nei pressi di Teano, l’eroe e il re non si sfiorarono nemmeno, si mantennero alla larga, e se pure, come scrivono i vincitori, che si diedero la mano, fu solo perché l’eroe aveva compiuto l’azione richiesta. Il resto finì come sappiamo; anche per l’annessione ci furono dei percorsi guidati. Tutto era stato predisposto al fine di “conquista”, infischiandosene della “questione meridionale” che ancora oggi, a distanza di secoli, fa vivere due diverse realtà sociali.
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