Pubblicato il: 25 aprile 2020 alle 8:00 am

«Quella volta che incontrai Luis Sepulveda a scuola» Il ricordo commosso di una studentessa napoletana del grande scrittore cileno

di Mara Di Mauro.
Napoli, 25 Aprile 2020 – Sono passati pochi giorni dalla scomparsa dell’amato scrittore Luis Sepulveda. Il mondo letterario si è riunito intorno al ricordo di un grande uomo, sopravvissuto alla dittatura militare di Pinochet ma non al Covid19.

Pensare che avrebbe dovuto presenziare all’evento “Napoli Città Libro”, previsto per gli inizi di Febbraio e poi spostato a causa dell’imminente emergenza. Evento a cui, purtroppo, non potrà più partecipare.
La mia passione per i suoi scritti è iniziata presto. Ho iniziato a leggere alcuni dei suoi romanzi durante l’infanzia: il mio primo fu “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Me ne innamorai subito! Quindi, iniziai a leggere “Il mondo alla fine del mondo” e mi immersi totalmente nelle sue letture. Divenne in poco tempo il mio scrittore preferito.
Poi, ci fu quella volta che ho incontrato Luis Sepulveda in carne e ossa… Era il 15 dicembre del 2000, ormai 20 anni fa. All’epoca, frequentavo il 5° ginnasio al Liceo “Genovesi” di Napoli. Sepulveda era lì per una lectio magistralis, organizzata dallo stesso istituto. Ricordo che quella mattina eravamo impegnati in un compito in classe con la professoressa di Italiano. Terminato e consegnato il compito, l’insegnante ci comunicò la presenza di Sepulveda nella palestra della scuola. L’incontro era riservato a pochi studenti e rigorosamente scelti tra chi conosceva lo scrittore.
Che emozione, non potevo crederci che avrei conosciuto il mio idolo della letteratura. Strappai un pezzo di carta dalla brutta copia del compito e scesi in palestra insieme ad alcuni miei compagni e alla mia insegnante.
Lui era lì e parlava, ricordo che la sua voce era davvero rassicurante. A fine lezione, feci la fila per l’autografo: una volta arrivata dinanzi a lui, gli strinsi la mano e dissi il mio nome. Mi sorrise nel darmi l’autografo e io lo ringraziai di tutto quello che aveva fatto.
A Sepulveda, colui che ha arricchito la mia infanzia e la mia adolescenza. E mi ha insegnato a mettere una stella dopo il mio nome.
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