Pubblicato il: 21 maggio 2020 alle 7:00 am

Lingua dei segni: perché e come impararla? Sono centinaia di migliaia le persone sorde, ma solo 1/3 conosce e pratica la lingua dei segni

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 21 Maggio 2020 – La lingua dei segni è usata da persone sorde e con problemi di udito, ma anche da persone udenti. L’apprendimento di questa lingua consente di comunicare con queste persone e quindi promuove la loro integrazione.

Sono centinaia di migliaia le persone sorde, ma solo 1/3 conosce e pratica la lingua dei segni. La Federazione nazionale dei sordi si batte per il riconoscimento di questa lingua al fine di promuoverla, liberando le persone sorde dal loro isolamento e renderla nota al grande pubblico. Imparare la lingua dei segni significa dare alla comunità dei non udenti gli stessi nostri diritti di comunicazione. Diventato già dal 1980 un linguaggio vero e proprio, la LIS è usata oggi da circa 30 mila utenti con regole grammaticali, sintassi e morfologia.

Perché imparare la lingua dei segni?

L’apprendimento di questa lingua dei segni nasce soprattutto dal desiderio di aprirsi agli altri, specialmente ai non udenti e con problemi di udito, un po’ come abbiamo fatto quando abbiamo imparato a parlare altre lingue straniere. La differenza è che questa è un’apertura alla tolleranza verso i non udenti.

Innanzi tutto è una lingua e come tale è fonte inesauribile di cultura, ma più nello specifico perché rinforza i processi di percezione e memoria visiva, impone di mantenere il contatto oculare e favorisce la capacità di concentrazione.

Non è obbligatorio essere colpiti direttamente o indirettamente dalla sordità per essere interessati alla lingua dei segni: ad esempio tutti potremmo, nel contesto lavorativo, o semplicemente per strada, trovarci in contatto con una persona sorda con la quale dovremmo comunicare.

Come funziona concretamente la lingua dei segni?

Questo linguaggio visivo e gestuale utilizza non solo le mani per un alfabeto manuale, ma anche la mimica, l’imitazione e l’espressione facciale.

Esistono 5 parametri: la posizione delle dita, la posizione della mano, i movimenti, le posizioni dei suoi movimenti, l’espressione facciale. Il tutto fornisce eccellenti indicazioni sull’azione, la dimensione di un oggetto o persino il tempo a cui si riferisce la conversazione. Oltre all’alfabeto “classico”, la lingua dei segni usa anche grammatica e sintassi.

Ci sono diverse lingue dei segni: quella internazionale (LSI) e poi una lingua specifica per ogni paese del mondo, ad esempio, in alcuni paesi viene praticata con una mano, mentre in altri vengono utilizzate due mani.

Il linguaggio dei segni internazionale viene utilizzato principalmente per i principali eventi internazionali come conferenze, giochi olimpici…

E’ importantissimo introdurre l’insegnamento della Lis fin dalla scuola dell’infanzia, poiché gli aspetti positivi sono molteplici. Innanzi tutto, la Lis pretende un livello di attenzione visiva di cui le altre lingue non necessitano; questo mette il bambino nella condizione di imparare a cogliere molti particolari con gli occhi migliorando notevolmente la percezione visiva e la memoria visiva. L’utilizzo invece del segnato favorisce la creazione di nuovi collegamenti sinaptici in quanto le mani sono molto più distanti dal cervello che la bocca. Inoltre, rende i bambini più rilassati e meno distratti dalle interferenze del contesto. Insomma, li rende più propensi all’ascolto attivo. Ma la lingua dei segni può avere vantaggi anche per i bambini udenti.

Come impararla?

Per apprendere la lingua dei segni è necessario rivolgersi all’ENS, Ente Nazionale Sordi, che si occupa di diffondere la LIS attraverso corsi specializzati.

Sbocchi lavorativi

Per chi conosce la LIS ci sono diversi sbocchi professionali possibili:

– Interprete in TV, convegni, seminari, Università, incontri tra sordo/i e servizi pubblici (ospedale, studi legali, commercialisti, ecc.).

– Assistente alla comunicazione: figura professionale che opera all’interno della scuola con uno o più bambini sordi. Si tratta di tradurre e spiegare ciò che hanno detto gli insegnanti e di aiutare i bambini ad apprendere le nozioni necessarie. Sono sufficienti i tre anni del corso LIS.

– Educatore: presso varie strutture in cui ci sia uno o più ospiti sordi (ad esempio comunità per bambini abbandonati o maltrattati, per tossicodipendenti, per famiglie problematiche, carcere, oppure comunità apposite che ospitano soggetti con problemi di sordità).

– Presso l’ENS (Ente Nazionale Sordi): in città grandi come Roma, Milano, Torino, ecc. le sezioni locali hanno bisogno di personale per effettuare vari compiti (telefonate, sportelli informativi, ecc.).

– Presso cooperative sociali: ce ne sono tante che si occupano del mondo dei sordi e che assumono persone che sappiano utilizzare il linguaggio dei segni.

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