Pubblicato il: 24 maggio 2020 alle 7:00 am

Ulisse, viaggio nel tempo alla scoperta di sé Un’emozionante mostra ai Musei di San Domenico di Forlì indaga il mito dell’eroe di “multiforme ingegno” cantato da Omero

di Tiziana Mercurio.
Roma, 24 Maggio 2020 – Un evento “epico”. Una full immersion nell’arte dedicata all’eroe greco che “per seguir virtute e canoscenza” abbandonò nuovamente famiglia e patria: affetti che “vincer non potero dentro l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore”.

Riaperta in settimana e prorogata fino al 31 ottobre 2020, “Ulisse. L’arte e il mito” ai Musei di San Domenico di Forlì (a cura di Fernando Mazzocca, Francesco Leone, Fabrizio Paolucci e Paola Refice) narra del protagonista dell’Odissea: il più antico, eppure il più moderno personaggio della nostra letteratura. Personaggio che, per l’immaginario collettivo, è divenuto il simbolo stesso della passione indomita per il sapere (e che, per questo, si dannò l’anima prima di Faust).
“Quell’uom di multiforme ingegno che molto errò…; che città vide molte, e delle genti l’indol conobbe…” la cui ombra lunga insegue e ispira da sempre la produzione artistica mondiale. Da Omero in poi, infatti, l’arte non ha potuto esimersi dall’esprimerlo e reinterpretarlo costantemente: raccontare di Ulisse significa raccontare di sé a modo proprio, con i propri simboli, il proprio stile e i propri valori di riferimento. Perché come l’eroe che sperimenta, sopporta e narra, infatti, l’arte racconta i suoi soggetti in forme stilistiche in continuo mutamento, tramandate di volta in volta.
Questa mostra romagnola è un itinerario senza precedenti attraverso capolavori dall’epoca romana fino al Novecento: 16 sezioni per 50 sculture, 150 dipinti, testi antichi e prime edizioni, mosaici, arazzi e grafiche tra le più significative dall’antico al Novecento (dall’Ulisse di Sperlonga, del I sec d.C., al gigantesco cavallo di Mimmo Paladino) spalmati su 1000mq di superficie.

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Ulisse parla di “ritorno” alla corte di Alcinoo: la sua fama lo precede presso il re dei Feaci; ma il suo viaggio è soprattutto una faticosa riconquista – attraverso la memoria e il racconto – di una certa identità umana. La riconquista di un sé specifico, come il (ri)trovarsi, dopo il lungo stop dovuto all’emergenza COVID-19, a ripercorrere le stanze di uno dei musei più suggestivi d’Italia, e, fra il silenzio di quelle vestigia, riscoprirsi ancora affamati di queste bellezze. Saziandosene.
Scopriamo così che la vicenda di Ulisse ci appartiene più di quanto pensiamo; che il suo mito è parte della nostra stessa storia, per via delle sfide che ci proponiamo, della voglia di (ri)mettersi in gioco, di andare oltre, di superare i limiti spesso autoimposti. Il percorso proposto per l’occasione è ben scandito e l’allestimento, complice la location, è davvero emozionante, finendo per divenire una sorta di specchio attraverso cui proviamo a rifletterci per (ri)scoprire radici comuni e cercare di trarre indizi sul nostro futuro. Interpretandolo.
Qui, il viaggio di Ulisse è anche un viaggio nell’arte: le didascalie parlano di Polifemo e delle Sirene, di Penelope e Telemaco, di Atena e Nausicaa; del cane Argo e dell’abbraccio tra Ulisse e il padre Laerte. L’uomo, attraverso le dolorose esperienze, impara a conoscere se stesso. Dante, più tardi, usa gli autori latini per parlare a Ulisse che, ora, si lancia “per altro mare aperto” spinto dall’ardore “a divenir del mondo esperto…”: sono passati 2000 anni dal “cieco vate” e l’influsso del poeta toscano sull’arte riguarderà miniature e disegni fino all’Ottocento, passando per le narrazioni sui cassoni fiorentini del Quattrocento e nei cicli figurativi del Cinquecento (sintesi integrata tra valori formali e morali); il Seicento; il Classicismo di Canova e il Romanticismo di Hayez. Quindi, la crasi: i Preraffaelliti (e, i Simbolisti) e il secolo scorso che vede in Ulisse il prototipo dell’uomo inquieto e alienato, attraverso De Chirico, Savinio e gli altri: ormai dimentico del “ritorno”, tutti ne mostrano l’incapacità di ritrovare la patria.

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L’occasione celebra tante collaborazioni con i più acclarati musei nazionali e internazionali (d’Orsay, Royal Academy, Ermitage, Metropolitan, Uffizi…) nonché, in apertura, l’esposizione della più antica nave greca al mondo – la “Nave di Gela”, VI-V secolo a.C. -, lunga oltre 11 metri di cui (non si è conservata nella sua interezza) di cui sono stati restaurati la ruota di poppa, paramezzale e madieri. Grazie al suo ritrovamento nel 1988 (e quello del suo carico qui esposto: parte degli 86 lingotti di oricalco, un cesto di vimini e un tripode in bronzo), si è potuto risalire a diversi dettagli sulla navigazione dell’epoca e alle tecniche di costruzione degli Achei.
Riaprendo i battenti di questa mostra, si restituisce alla cultura la sua natura originaria. Quella natura che, se solo “considerassimo la nostra semenza”, è in se stessa un modello positivo; un modello di speranza.
Ciò di cui forse, in questo momento storico, avremmo più bisogno. (Foto: Tiziana Mercurio).
Info: www.mostraulisse.it

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