sabato, Novembre 26, 2022
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Esame di Avvocato, ancora incertezza sulle sorti di 26.000 praticanti

Di Alessandra Orabona

Per la prima volta gli scritti dell’esame di Avvocato potrebbero essere cancellati, a seguito del parere negativo del Cts: troppo rischioso allo stato attuale riunire 26.000 candidati per svolgere l’esame secondo le modalità ordinarie, che prevedono tre prove scritte della durata di circa dieci ore. Una situazione che poteva essere facilmente prevista già quando le prove fissate per metà dicembre 2020 erano state rimandate alle date 13, 14 e 15 aprile 2021. Confermate, invece, per il momento le prove scritte per il concorso di magistratura per il mese di maggio 2021.

Aumenta la frustrazione tra i giovani praticanti, che si vedono ancora una volta ingiustamente bloccato l’accesso alla professione. A distanza di mesi nulla è cambiato. Varie le proposte lanciate dalle associazioni dei giovani professionisti nei mesi scorsi per superare la situazione di stallo: alcune più plausibili, altre meno. Si è parlato, invano, di dislocare i candidati delle Regioni più popolose (Campania, Lazio, Lombardia) nelle singole circoscrizioni di appartenenza di ciascuno, anziché in un’unica sede come di consueto, in modo da assicurare a tutti lo svolgimento delle prove scritte in perfetta sicurezza; tuttavia, essendo attualmente previsto il limite stringente di 30 presenze, non è stata trovata una sistemazione adeguata.

Il suggerimento di sostituire temporaneamente gli scritti con questionari a risposta multipla su cultura giuridica generale non ha fatto altro che suscitare la reazione degli avvocati, preoccupati per il rischio di svilimento della professione.

Ancora, è stata prospettata la possibilità di rimpiazzare lo scritto con un orale apposito, cui seguirebbe il solito secondo orale ordinario, o ancora di abolire per l’anno corrente le prove scritte e svolgere un unico orale “rafforzato” e selettivo, volto alla verifica dei medesimi requisiti di preparazione da parte dei candidati e quindi formulazione di un quesito, individuazione di un problema, redazione di un atto, corroborando il tutto con la capacità di orientamento nella disciplina processuale e nei riferimenti giurisprudenziali.

Quest’ultima soluzione pare quella verso cui si sta orientando il neo Ministro della Giustizia Marta Cartabia, la quale ha dichiarato di avere a cuore la situazione dei giovani praticanti. Al momento sembra che stia lavorando ad un decreto legge ad hoc.

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