mercoledì, Novembre 30, 2022
HomeFoodLa cavatura del tartufo in Italia diventa patrimonio dell’Unesco

La cavatura del tartufo in Italia diventa patrimonio dell’Unesco

Di Alessandra Orabona

La tradizionale pratica della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia” entra nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Dal Comitato dell’Organizzazione mondiale per l’educazione, la scienza e la cultura, a Parigi, arriva il sì ufficiale al riconoscimento della candidatura che valorizza una pratica rurale nei numerosi territori tartufigeni italiani.

Un iter avviato dall’istanza delle associazioni dei tartufai ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura otto anni fa, fino alla presentazione a marzo 2020 dalla Farnesina della candidatura illustrata dalla sottosegretaria alla Cultura Borgonzoni.

L’ingresso del tartufo tra i patrimoni dell’umanità – dichiara il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – è un passo importante per difendere un sistema segnato da uno speciale rapporto con la natura in un rito ricco di aspetti antropologici e culturali. Una tradizione determinante per molte aree rurali montane e svantaggiate – porsegue Prandini – anche dal punto di vista turistico e gastronomico.

L’arte della ricerca del tartufo coinvolge in Italia una rete nazionale composta da circa 73.600 detentori e praticanti, chiamati tartufai, riuniti in 45 gruppi associati nella Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (FNATI), da singoli tartufai non riuniti in associazioni per un totale di circa 44.600 unità e da altre 12 Associazioni di tartufai che insieme all’Associazione Nazionale Città del Tartufo (ANCT) coinvolgono circa 20.000 liberi cercatori e cavatori.

Parlare di tartufi vuol dire raccontare un patrimonio che da secoli caratterizza la vita rurale di ampie porzioni del territorio italiano: “La pratica – si legge nel dossier presentato dall’Italia per la candidatura – riunisce conoscenze vaste, incentrate sulla profonda conoscenza dell’ambiente naturale e dell’ecosistema, ed enfatizza inoltre il rapporto tra uomo e animale, riunendo le abilità del tartufaio e quelle del suo cane. Si tratta di una tradizione secolare, tramandata attraverso storie, aneddoti, pratiche e proverbi che raccontano di un sapere che riunisce vita rurale, tutela del territorio e alta cucina”.

ARTICOLI CORRELATI

I più recenti