venerdì, Ottobre 7, 2022
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L’agave come soluzione green nell’allevamento di cozze

Di Alessandra Orabona

Da secoli Taranto spicca nell’arte della mitilicoltura, vantando tecniche di coltivazioni dei molluschi che addirittura risalirebbero ai tempi della colonizzazione greca. In passato venivano usate delle retine vegetali ma a partire dagli anni ’50 anche questo settore è stato invaso dalla plastica, prediletta grazie alla sua versatilità e resistenza. Così, da allora anche la mitilicoltura ha iniziato ad avere un elevato impatto ambientale a causa delle retine di polipropilene usate finora per l’allevamento. Come in molti altri campi, è stato necessario tornare al passato per rimediare al danno provocato e per assicurare un futuro più green agli oceani.

All’Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR di Taranto è stato condotto uno studio proprio per individuare un materiale naturale adatto a sostituire la rete tubolare in plastica nella mitilicoltura. Dai primi esperimenti è stato appurato che la canapa non era adeguata allo scopo perseguito. Invece, l’agave è in grado di resistere per tutto il ciclo di innesto della durata di sei mesi senza alcuna perdita del prodotto. Ma vi è di più. La produzione risulta addirittura migliore in quanto l’insediamento dei mitili dopo l’innesto avviene più velocemente e le performance di accrescimento possono essere superiori rispetto alla rete in plastica.

Si sta progettando di adibire aree nei pressi di Taranto, attualmente non destinate a coltivazioni particolari, a piantagioni di agave, in modo da ricavarne la fibra necessaria per la mitilicoltura. Questa soluzione green consentirebbe di ridurre notevolmente la quantità di plastiche e microplastiche disperse in mare senza danneggiare gli allevatori.

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