mercoledì, Febbraio 28, 2024
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Ribellione in magazzino: i lavoratori Amazon dicono no al Black Friday

Il Black Friday di quest’anno in Italia, segna un momento di svolta significativo per i dipendenti di Amazon. Per il quarto anno consecutivo, il 24 novembre, giorno solitamente dedicato agli sconti e alle promozioni, i lavoratori del gigante dell’e-commerce hanno deciso di scioperare. La protesta si concentra principalmente presso l’hub di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, coinvolgendo però tutti i magazzini Amazon presenti nel Paese.

Le ragioni dietro a questo sciopero, come riportato da Cgil e Ugl, sono molteplici e riguardano principalmente la retribuzione. I lavoratori ritengono infatti che essa sia “inaccettabile” rispetto ai profitti aziendali. In aggiunta, denunciano l’assenza di misure di welfare aziendale, l’insufficiente aumento dei buoni pasto e una generale negligenza verso le questioni di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. I sindacati puntano anche il dito contro Amazon per l’impatto ambientale che provoca e per non pagare integralmente le tasse nei paesi in cui opera.

Di conseguenza, i sindacati chiedono ad Amazon un impegno per ridurre l’impatto ambientale e per il pagamento pieno delle tasse in tutti i Paesi in cui l’azienda è presente. La Cgil accusa Amazon di “sfruttare dipendenti, comunità e pianeta”, sostenendo che l’azienda prenderà provvedimenti solo sotto la pressione di un movimento globale. Questo movimento di sensibilizzazione culminerà in una protesta internazionale con lo slogan “Make Amazon Pay”, a cui parteciperanno anche i dipendenti di Castel San Giovanni.

L’Ugl sostiene lo sciopero come una necessità, opponendosi a ciò che definisce “strumenti di supporto alla politica” che hanno portato a uno stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali.

In risposta alle accuse, Amazon afferma di aver investito 16,9 miliardi di euro in Italia, creando migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato e supportando le piccole e medie imprese italiane nel commercio online e nelle vendite all’estero. L’azienda sottolinea inoltre di aver aumentato la retribuzione di ingresso presso il deposito di Castel San Giovanni, superando le previsioni del contratto collettivo nazionale del settore commercio.

Queste proteste riflettono un crescente malcontento tra i lavoratori del settore e-commerce e mettono in evidenza le sfide che le grandi aziende devono affrontare nel bilanciare crescita economica e responsabilità sociale. I lavoratori chiedono condizioni di lavoro più eque, retribuzioni adeguate e una maggiore attenzione alle questioni ambientali. La situazione allo stabilimento di Castel San Giovanni è emblematica di una tendenza globale, dove i diritti dei lavoratori e le responsabilità aziendali sono sempre più al centro del dibattito pubblico.

In un’era di crescente consapevolezza sociale e ambientale, le aziende come Amazon si trovano di fronte alla sfida di rivedere le proprie politiche e pratiche per allinearle alle aspettative dei propri dipendenti e della società in generale. Questo sciopero rappresenta non solo una richiesta di migliori condizioni lavorative, ma anche un appello più ampio per un cambiamento nell’approccio delle multinazionali ai problemi globali, come l’equità fiscale e la sostenibilità ambientale.

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