Medicina sportiva, partire dalla scuola primaria

di Franco Di Stasio*

Il momento di crisi attraversato ha evidenziato tutte le criticità del mondo sportivo, in particolare l’indebitatissimo calcio. Si è praticamente azzerato il calcio minore, con conseguenze sociali, economiche ed anche sportive.

Sopravvivono fra mille difficoltà poche società, grazie a veri e propri mecenati che, loro sì, investono, anzi, perdono soldi, per passione. Gli ingaggi milionari di atleti a volte anche svogliati, stridono con i pochi euro di rimborso spese di calciatori che hanno comunque dedicato la propria vita lavorativa allo sport.

Le scarse possibilità economiche si ripercuotono sulle strutture, con assenza di preparazione atletica adeguata. Un atleta in età evolutiva necessita di strutturare il fisico, seguito da personale adeguato e con apparecchiature moderne, ma costosissime.

Non basta curare il settore giovanile dei grandi club, dove presente. Ma c’è la necessità di sostenere e favorire investimenti, defiscalizzando e rendendo più semplice, anche burocraticamente, la creazione di ambienti adeguati alla crescita dei giovani.

Mi capita spesso di visitare giovanissimi potenziali talenti ma che, se non sostenuti anche da un punto di vista fisico, tendono a disperdersi. Abbiamo moltissimi ragazzi che pur avendone le possibilità tecniche non si affacceranno mai nel mondo professionistico.

Si acquistano talenti dall’estero perché conviene, sono già formati. In Olanda, in Germania, in Francia, c’è la cultura di coltivare e far crescere i giovani. Non potendo pretendere lungimiranza dalle società maggiori, spesso estere, e comunque in grandi difficoltà economiche, il compito passa alla politica. Ma servono politici diversi, non quelli il cui unico sport è l’attaccamento alla poltrona. Bisogna cominciare nelle scuole primarie, benessere fisico e cultura devono viaggiare insieme. Ed un ruolo dobbiamo averlo anche noi medici, educando le famiglie all’importanza dello Sport.

*presidente Sios

Vaccini, Scognamiglio: “Opportuno eseguire il dosaggio degli anticorpi Spike neutralizzanti”

di Salvatore Scognamiglio*

La campagna di vaccinazione per l’immunizzazione da CoVid-2 prosegue con successo e i risultati lo confermano. La curva dei contagi decresce rapidamente, così come quella dei ricoveri. Al momento, non vi sono significative differenze tra i vaccini. Gli italiani hanno compreso l’importanza di vaccinarsi e anche le remore nei confronti di alcuni vaccini tendono ad attenuarsi. Pure chi era contrario, pregiudizialmente alle vaccinazioni inizia a ricredersi. 

Insomma, c’è da essere cautamente ottimisti, anche se vi sono ancora alcune problematiche da affrontare.

La prima e più importante è quella di guardare la pandemia come fenomeno da affrontare globalmente. Non ci si può sentire al sicuro se vi sono interi continenti non protetti. I paesi occidentali hanno preso coscienza di questo aspetto e stanno operando con sensibilità strategica. C’è da sottolineare che farsi carico della immunizzazione dei paesi in via di sviluppo non è solo un dovere umanitario, e questo è già un valore di per sé, ma è imprescindibile per dare sicurezza ed efficacia all’azione intrapresa dai paesi occidentali. Lasciare focolai attivi nel mondo non esclude il ritorno di un virus mutato e più virulento.

L’altra attiene al grado di copertura immunitaria che si produce a seguito della vaccinazione. Vi sono persone con altre patologie costrette a prendere farmaci che inibiscono il sistema immunitario e di conseguenza non possono produrre anticorpi, indotti dalla vaccinazione, nella giusta quantità. Altre che non rispondono in modo adeguato perché hanno un sistema immunitario debilitato per vari motivi, a volte per malattie pregresse o semplicemente per vecchiaia. Ma, quello che si sta verificando come causa di una scarsa risposta anticorpale è l’immunodepressione. D’altro canto, lo stress psicologico subito in questo lungo periodo di pandemia non poteva non avere conseguenze sul sistema immunitario.

E bene precisare che la scarsa risposta anticorpale non vanifica il senso della vaccinazione. Il sistema immunitario della persona, dopo la vaccinazione, è, in ogni caso, organizzato per combattere con successo il virus. Le persone con una scarsissima quantità di anticorpi, incontrando una grande carica virale, si possono ammalare, ma in forma lieve.

Recentemente uno studio ha dimostrato che una piccolissima percentuale, non riuscendo a neutralizzare tutti i virus incontrati, possono contagiare. Per questo motivo è opportuno che tutti i vaccinati, dopo 20 giorni, devono eseguire il dosaggio degli anticorpi Spike neutralizzanti.

Le autorità sanitarie devono prendere in considerazione, per gli stessi motivi, la possibilità di un richiamo vaccinale per le persone che hanno avuto una scarsa risposta anticorpale.

*direttore del Centro Diagnostico Ninni Scognamiglio – Napoli

Sclerosi multipla, scoperto il canale di trasporto che blocca l’infiammazione

Uno studio ha recentemente dimostrato il ruolo chiave del canale che trasporta gli amminoacidi cistina/glutammato nella funzione delle cellule T regolatorie (Treg) che bloccano l’infiammazione. Alterazioni in questa via di trasporto sono alla base della ridotta crescita di queste cellule nella sclerosi multipla (SM).

Lo studio finanziato principalmente da Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e dal Ministero della Salute, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Immunity (Cell Press). La ricerca è stata coordinata dal professore Giuseppe Matarese del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università di Napoli Federico II, insieme alla dottoressa Paola de Candia dell’IRCCS MultiMedica di Milano e al dottor Claudio Procaccini dell’Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia Sperimentale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IEOS-CNR) di Napoli.

Il team di ricerca ha dimostrato che la crescita e la funzione delle cellule T regolatorie (Treg), le cellule che agiscono da sentinelle per il mantenimento della “tolleranza immunitaria” e che bloccano l’infiammazione, dipende dalla capacità di produrre una proteina, chiamata SLC7A11, un “canale di trasporto” sulla membrana delle Treg che permette l’ingresso dell’amminoacido cistina e l’uscita del glutammato. Il trasporto di questo amminoacido nelle Treg regola l’equilibrio dei radicali liberi, dannosi per la funzione e la crescita di queste stesse cellule.

I ricercatori hanno evidenziato che le cellule Treg nei malati di sclerosi multipla (SM) hanno perso la capacità di produrre quantità sufficienti di SLC7A11 e quindi di difendersi dai radicali liberi in eccesso, con conseguente incapacità delle stesse di crescere e mantenere la “tolleranza immunologica” nei confronti della mielina nel sistema nervoso centrale, condizione tipica della SM.

Lo studio ha anche suggerito che la produzione di SLC7A11 può essere potenziata da condizioni di riduzione dell’apporto calorico (restrizione calorica), capace di ridurre “l’iperlavoro metabolico” della cellula presente in condizioni di sovrappeso e obesità, che si associano ad un peggiore decorso della SM.

Infine la ricerca ha dimostrato che le cellule Treg dei pazienti con SM possono recuperare la capacità di produrre l’SLC7A11 dopo terapia con un farmaco di prima linea per la SM, il “dimetil fumarato – DMF”, che permetterebbe conseguentemente anche il ristabilirsi della loro capacità di crescita. “Nessuno sa perché o per quale difetto metabolico le Treg perdano la loro capacità di crescita e la loro funzione nella SM” – spiega il coordinatore della studio Prof. Giuseppe Matarese – ma “Il DMF sembrerebbe mediare una azione “mimetica” di uno stato di “restrizione calorica (RC)” (definito come pseudo-starvation), e dunque questi risultati avrebbero conseguenze terapeutiche, identificando SLC7A11 come potenziale nuovo bersaglio per una terapia “immunometabolica” più mirata della SM”.

Tali implicazioni sono effettivamente già in esame in uno più ampio studio clinico finanziato da FISM che si propone di valutare gli effetti anti-infiammatori di un approccio terapeutico della SM associando la restrizione calorica alle classiche terapie di prima linea, per valutare la capacità della dieta di potenziare l’efficacia terapeutica dei farmaci contro la SM.

Il lavoro vede coinvolti, tra gli altri, i neurologi quali il professore Diego Centonze dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’IRCCS – Neuromed, il professore Marco Salvetti dell’Università Sapienza di Roma, il Prof. Antonio Uccelli dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova, i professori Vincenzo Brescia Morra e Roberta Lanzillo dell’Università di Napoli Federico II, e la dottoressa Giorgia Maniscalco dell’AORN Cardarelli di Napoli. Inoltre, hanno collaborato allo studio anche il dottor Dario Di Silvestre e il dottor Pierluigi Mauri dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Milano (ITB-CNR), la dottoressa Silvia Garavelli dello IEOS-CNR, e le dottoresse Fortunata Carbone e Claudia Russo dell’IRCCS – Fondazione Santa Lucia di Roma/IEOS-CNR. Infine, va sottolineato che la ricerca è il frutto di un’estesa rete di collaborazioni anche di altri enti di ricerca nazionali (l’Università dell’Insubria di Varese, la Fondazione Ri.MED di Palermo e AORN “Dei Colli” di Napoli) e internazionali (Università di Tampere e l’Università di Helsinki, Finlandia).

 

Salute in pericolo, ecco le cause

di Franco Di Stasio*
N
on si può scindere il concetto di salute da ambiente e alimentazione. La sintesi è rappresentata dalla “terra dei fuochi”, terreni fertilissimi inquinati da sversamenti tossici che danneggiano spesso in modo irreversibile la salute attraverso i prodotti coltivati, la carne, il latte.

La pandemia deve essere l’occasione per correggere errori tragici. Coltivare bene, allevare bene, nutrirsi meglio. Periodicamente siamo messi in gravi difficoltà, non solo sanitarie, dal cosiddetto “salto di specie”.

Virus provenienti dai polli, dai suini, il più temibile, il Covid, forse dai pipistrelli, non escludendo il gesto folle, o l’incidente di laboratorio. A rendere più rischioso il tutto, c’è la globalizzazione.

Scambi di merci, ma anche di abitudini alimentari e stili di vita. E’ una grande opportunità, bisogna evitare diventi un problema. Anche a livello sanitario. Le varianti lo stanno dimostrando. Quella indiana è di stretta attualità.

Nasce dall’altro capo del mondo, ma ormai si è capito, i virus amano viaggiare soprattutto in aereo. E’ inevitabile che ciò avvenga, non si può tornare indietro di cento anni. Bisogna però organizzarsi.

Sapere che qualsiasi emergenza sanitaria in qualsiasi parte del mondo in pochi giorni può espandersi in tutti i continenti. Il Covid ha evidenziato tutte le crepe di un sistema di controllo. L’OMS, in teoria fondamentale, in pratica reso poco efficace dagli atteggiamenti autoprotezionistici dei vari stati.

Che ad alcune latitudini non tollerano intromissioni. Non è accettabile. Lo sarebbe stato mille anni fa, oggi no. Succede anche a livello ambientale. Continui vertici costosissimi praticamente inutili.

Centinaia di burocrati che si incontrano in località amene solo per posticipare di una trentina d’anni quello che già oggi è tardivo. Almeno utilizzassero i webinar. E c’è sempre quello che si dissocia, in nome di un sovranismo ottuso e pericolosissimo.

In Brasile il presidente continua a dire che l’Amazzonia è sua e disbosca quanto vuole. Faccio lo stesso con le piante del mio terrazzo, ma probabilmente creando meno danno al Sudamerica e al mondo.

E’ un problema culturale, ma anche di persone. In alcuni settori che riguardano la vita di tutti, chi non fa bene il suo lavoro, va sostituito. Per i governi ci sono le elezioni, per altre organizzazioni le dimissioni. Non bastano le peraltro utilissime inchieste televisive seguite puntualmente dalle indignazioni. Ci vogliono le soluzioni. Magari coordinate da una Organizzazione Mondiale della Sanità più efficace.

*presidente Sios

 

Di Stasio: “E’ il momento di fare sport”

di Franco Di Stasio*

I danni economici derivanti dalla pandemia sono devastanti. Ma lo sono anche quelli sociali e soprattutto quelli legati alla salute pubblica. E quando si parla di salute è impossibile non affrontare le problematiche legate allo sport, settore particolarmente colpito e danneggiato.

Per capire la gravità del problema bisogna partire dai numeri. I dati ISTAT pre-COVID ci dicono che in Italia il 40% della popolazione rientra fra i sedentari. Nella fascia oltre i 65 anni si supera il 50%. Troppi, con enormi ricadute sulla spesa sanitaria.

Lo sport fa bene, non farlo fa male. Fra gli undici e i quattordici anni oltre il 70% pratica sport, di questi oltre il 60% in maniera continuativa. Sembrano dati confortanti, ed in parte lo sono, ma è ancora insufficiente.

La scuola deve farsene carico. C’è un legame fra sport praticato e grado di istruzione, che è anche inscindibile da quello economico. Oltre il 50% dei laureati pratica sport, percentuale che decresce al 35% fra i diplomati fino ad arrivare al drammatico 7% della popolazione non scolarizzata.

In un paese civile del terzo millennio sono numeri intollerabili. Anche perché c’è un altro dato che fa riflettere. Lo sport più praticato in Italia non è il calcio, come si sarebbe portati a pensare.

Ma quello legato alle attività fisiche dei centri di fitness, che hanno un costo, come è giusto che sia. Imprenditori coraggiosi e da tutelare per il rilievo sociale che svolgono. Ottusamente penalizzati, come del resto è avvenuto anche in altri settori. Emerge però il trinomio cultura-sport-benessere che è appannaggio solo di una parte della popolazione. C’è il rischio che qualche milione di cittadini italiani rimanga indietro. Ma i danni conseguenti ricadranno su tutti.

A cominciare dalla tensione sociale. Il virus ha aumentato il numero di chi non solo non può praticare sport, ma non può neanche curarsi, e talvolta neanche nutrirsi. La politica deve intervenire. Non c’è più tempo da perdere.

Troppo impegnati in uno sport odioso, marcia veloce seguiti da microfoni e telecamere, sembrano aver dimenticato il paese reale. E’ ora di fermarsi e pensare come uscire da una emergenza planetaria che fa più danni dove il tessuto socio-economico è più debole. Ripartire da una riorganizzazione che abbia come nucleo fondamentale l’economia, la cultura e la salute.

presidente Sios*

Scognamiglio: “E’ indispensabile vaccinarsi”

di Salvatore Scognamiglio*

Un rimedio veramente efficace contro i virus non è così semplice da trovare, spesso sono necessari anni e anni di ricerca. Per avere un farmaco idoneo a sconfiggere il virus dell’epatite C  abbiamo atteso decenni. Sono state fondamentali molte ricerche e qualche sconfitta.

Con tutti i limiti, bisogna infatti ricordare che nessun vaccino è efficace al 100%, e nonostante qualche evento avverso, la vaccinazione di massa rimane l’unico rimedio che abbiamo a disposizione per affrontare questa pandemia da COV-SARS 2.

Per questo motivo è indispensabile vaccinarsi e farlo nel più breve tempo possibile.

La mancata risposta immunitaria non dipende dal vaccino, bensì dal nostro sistema immunitario. Questo vale per tutte le vaccinazioni. A volte, per avere una risposta efficace sono necessari più richiami. Il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti (protettivi) ci aiuta a conoscere la nostra personale risposta agli stimoli vaccinali.  

Anche per limitare gli eventi avversi è possibile fare qualcosa, in modo particolare le persone con un rischio di malattie cardiovascolari. Tutti possono fare un piccolo screening, approfondendo solo in caso di alterazioni, costituito da emocromo, tempo di protrombina, tempo di tromboplastina parziale, fibrinogeno, D-Dimero e omocisteina, sono gli esami di laboratorio che ci possono aiutare per prevenire.

Oggi, uno degli eventi avversi che incute più timore è la trombosi. Evento raro, ma molto grave. Noi, però, sappiamo che un trombo per formarsi ha bisogno di piastrine e di fibrinogeno. Una loro diminuzione nel sangue, dovuta al loro consumo, unitamente a un forte aumento del D-Dimero possono essere dei segnali importanti di formazione di trombi. Le persone che hanno avuto casi in famiglia, monitorando questi parametri possono tenere sotto controllo il periodo post-vaccino. 

La storia familiare è utile per prendere le decisioni giuste.

Ci troviamo in una fase di consapevolezza dell’importanza di vaccinarsi, e sottolineo, nel più breve tempo possibile. Ma, a mio avviso, siamo in ritardo nella strategia di lotta. La visione è limitata. Se il problema è mondiale anche la strategia di lotta deve avere una visione mondiale. 

Gli stati dovrebbero acquistare i brevetti per consentire una produzione di vaccini adeguata alla popolazione mondiale. Se non si pone rimedio a correggere questa strategia si corre il rischio di dover affrontare in un prossimo futuro altre pandemie con virus mutati.

Un altro ritardo inaccettabile è la conoscenza dell’origine del virus. Non è possibile che dopo oltre un anno di pandemia non vi siano lavori scientifici per dimostrarne l’origine. Vi sono ipotesi, si è detto che sarebbero stati i pipistrelli a trasmetterlo all’uomo, bene è possibile, ma dove sono i lavori scientifici per dimostrarlo?

Si è detto pure che possa essere nato in laboratorio, non si sa.  Ma abbiamo il dovere di saperlo con certezza.  L’OMS, l’ONU, dove sono? Pur comprendendo le difficoltà politiche, su questi argomenti abdicare alla verità sta a significare l’ineluttabile declino morale della società moderna.

*direttore del Centro Diagnostico Ninni Scognamiglio – Napoli

Israele: una birra gratuita per una dose di vaccino

Di Alessandra Orabona

Succede a Tel Aviv, dove sette locali nelle zone della movida cittadina si sono auto proclamati “Vaccine bar” ed hanno lanciato una campagna vaccinale unica nel suo genere per incoraggiare i giovani a vaccinarsi. Con un calendario reso noto anche via social, alcuni volontari girano a turno per i bar aderenti e somministrano gratuitamente vaccini senza appuntamento fino a mezzanotte al bancone, con tanto di birra in omaggio.

Uno dei bar coinvolti nell’iniziativa, sottilinea il Jerusalem Post, sarà aperto persino fino a tarda notte, per rendere ancora più “easy” ai giovani la somministrazione della seconda dose di vaccino: solo chi ha già ricevuto la prima dose del siero, infatti, potrà prendere parte all’originale iniziativa.

“Non c’è e non ci sarà in futuro l’obbligo di vaccinazione in Israele. Non ci saranno sanzioni personali per chi non si vaccina”, ha comunque affermato il ministro della Sanità Yuli Edelstein ribadendo, tuttavia, che rischiano il carcere tutti quelli che tenteranno di falsificare il Green Pass, la certificazione che testimonia la doppia immunizzazione.

Insomma, un’idea insolita quanto originale che unisce l’utile al dilettevole! Non resta altro che monitorarne l’andamento nelle prossime settimane e magari prendere spunto  per adottare un’iniziativa simile anche nelle nostre città, così da tornare quanto prima alla tanto ambita normalità.

Attivato all’istituto Pascale il nuovo reparto di radioterapia

“Attivato presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli, il nuovo reparto di
radioterapia, dedicato alle cure pediatriche, dotato di apparecchiature ultratecnologiche installate in ambienti accoglienti per i bambini.
Davvero una bella struttura di avanguardia pensata nell’ottica del grande obiettivo che abbiamo davanti a noi: umanizzare la nostra sanità con servizi di eccellenza sempre più a misura dei nostri concittadini”. Così in una nota il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca.
foto regione Campania

Carcinoma mammario triplo negativo, scoperto meccanismo molecolare che causa metastasi polmonari

Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) rappresenta il 20% dei tumori al seno ed è anche il sottotipo più aggressivo, a causa delle sue caratteristiche clinico-patologiche, tra cui la giovane età all’esordio e la maggiore propensione a sviluppare metastasi. Le pazienti con il triplo negativo metastatico hanno prognosi peggiore rispetto a quelli diagnosticati con altri sottotipi di cancro alla mammella metastatico: oggi non ci sono bersagli molecolari riconosciuti per la terapia.

Lo studio sviluppato nei laboratori del centro di ricerca di Napoli CEINGE-Biotecnologie avanzate in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche (Università di Napoli Federico II) e l’Unità di Patologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCS Fondazione Pascale ha dimostrato che la proteina Prune-1 è iper-espressa in circa il 50% dei pazienti con carcinoma mammario triplo negativo ed è correlata alla progressione del tumore, alle metastasi a distanza (polmonari) ed anche alla presenza di macrofagi M2 (presenti nel microambiente tumorale del TNBC e correlati ad un rischio più elevato di sviluppare metastasi).

I ricercatori hanno anche identificato nel modello murino una piccola molecola non tossica, che è in grado di inibire la conversione dei macrofagi verso il fenotipo M2 e di ridurre il processo metastatico al polmone.

Un traguardo importante, raggiunto da un team guidato da Massimo Zollo, genetista, professore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Principal Investigator del CEINGE, del quale fanno parte, tra gli altri, due giovani ricercatrici della Federico II e del CEINGE Veronica Ferrucci e Fatemeh Asadzadeh (dottoranda SEMM).

La prima fase della ricerca ha riguardato lo studio di un modello murino geneticamente modificato di TNBC metastatico, caratterizzato dall’iper-espressione dei geni PRUNE1 e WNT1 nella ghiandola mammaria. «Il modello murino da noi studiato – spiega Veronica Ferrucci – genera non solo tumore primario di tipo triplo negativo, ma anche metastasi polmonari. Il modello murino ci ha consentito di identificare la presenza di macrofagi di tipo M2 sia nel microambiente del tumore primario che nel microambiente metastatico polmonare».

«Attraverso l’utilizzo di database di carcinoma mammario invasivo – aggiunge Fatemeh Asadzadeh –., abbiamo avuto la conferma che quando questi geni sono iper-espressi, si verificano prognosi peggiori. Il processo scoperto nel modello murino può essere lo stesso anche nella donna».

«Per noi un’ulteriore “prova” è stata l’aver riscontrato la presenza di alcune varianti genetiche identificate nel modello murino in campioni di carcinoma mammario TNBC umano presente in banche dati ma di funzione sconosciuta ora rese note grazie agli studi ottenuti nel modello murino», chiarisce Massimo Zollo.

Covid, vaccini in Italia entro Natale

Dovrebbero arrivare entro Natale le prime scorte del vaccino Pfizer destinate all’Italia. Sono 9.750 dosi e saranno consegnate dai tir della casa farmaceutica scortati dalle forze dell’ordine fino a Roma.

Il V-Day è previsto per il 27 dicembre e la prima ad essere vaccinata sarà una 29enne infermiera romana che lavora presso il reparto di malattie infettive dello Spallanzani di Roma.

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