Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween La genesi di una festa diffusa in tutto il mondo

di Valerio Chiusano

La festa di Halloween, nel corso degli ultimi anni, si è insinuata con forza all’interno della cultura italiana, diventando fenomeno di costume e business d’affari in grado di coinvolgere migliaia di imprese del Bel Paese. Nel 2019, secondo i dati del Codacons, si è stimato che 10 milioni di italiani festeggiassero Halloween, creando un giro di affari di circa 300 milioni di euro tra maschere, locali, zucche e spese di dolci.

Durante la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre ( giorno di Ognissanti), i bambini vanno in giro per le strade e bussano alle porte delle case, travestiti da mostri o streghe, recitando il ”minaccioso ritornello” dolcetto o scherzetto (trick or treat). Naturalmente, la festa non ha conquistato solo i più piccoli ma anche gli adulti che affollano (o meglio affollavano prima del Covid) i locali, mascherandosi.

Ultimamente, ha generato dibattito una dichiarazione del Presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, cha ha definito Halloween: «un’americanata». In realtà, Halloween non è nata in America, bensi è un’antica celebrazione celtica, originaria della verde Irlanda.

Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween

Il Sahmain (in irlandese antico samuin “fine dell’estate”) era una festa celtico-pagana celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre, meglio conosciuta come Capodanno celtico. Le celebrazioni del Samhain risalgono al VI sec a.c e rappresentano la festa dell’ultimo raccolto dell’estate che seguiva l’ordine dei cicli lunari del calendario celtico, coincidente con l’ultimo giorno di ottobre. I campi venivano preparati per il riposo e il bestiame ritornava nelle stalle. I maiali venivano macellati e la carne era messa sotto sale in previsione del freddo inverno. Al tramonto, gli abitanti dei villaggi si radunavano attorno a un falò e propiziavano, attraverso un banchetto, la buona riuscita dei raccolti e la momentanea abbondanza di cibo.

La notte di Samhain era per le popolazioni celtiche non solo un capodanno e una festa del raccolto ma il momento in cui si facevano più labili i confini di separazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Così come, durante il Samhain, si rendeva omaggio alla morte della terra in previsione della rinascita in primavera, così si riteneva che quella notte spalancasse le porte del regno dei vivi a coloro che erano morti nel corso dell’ultimo anno. Quindi, questa celebrazione intendeva essere un momento di comunione e raccoglimento tra il mondo fisico e quello metafisico.

Da Samhain ad Halloween: la leggenda di Jack o’ Lantern e la zucca

Quando il cristianesimo si diffuse nei paesi anglosassoni, il Samhain mutò la sua componente celebrativa, diventando la notte della vigilia di Ognissanti (All Hallow’s Eve), momento in cui gli spiriti maligni, streghe e fantasmi hanno libero accesso sulla Terra. Tra le innumerevoli leggende legate ad Halloween la più famosa è quella di Jack o’Lantern.

Jack era un fabbro irlandese, avaro e ubriacone, che durante la notte di Halloween incontrò il Diavolo in un pub. L’uomo riuscì ad imbrogliare il Diavolo, facendogli credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di un ultima bevuta. Il Diavolo, per soddisfare tale richiesta, si trasformò in una moneta da 6 pence per pagare l’oste, ma l’astuto Jack prese la moneta e lestamente la mise in tasca, dove era custodita una croce d’argento in grado di impedire al demonio di riprendere le sue sembianze. Ormai imprigionato, il Diavolo scese a patti col fabbro: l’uomo lo avrebbe liberato, purchè il Diavolo non chiedesse la sua anima per i prossimi 10 anni. Così fu.

I dieci anni trascorsero e Jack s’imbattè di nuovo nel Diavolo, pronto a riscattare l’anima del perfido fabbro. L’uomo chiese, come ultimo desiderio, una gustosa mela posta sulla cima di un vicino albero. Il demonio acconsentì e saltò sul melo, Jack rapidamente intagliò una croce sull’albero, imprigionando di nuovo il Diavolo. Questa volta il fabbro stipulò un nuovo patto: il Diavolo, per tornare libero, dovette promettere di non tentarlo più, solo allora avrebbe cancellato la croce dall’albero. Il Diavolo accettò.  Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diresse allora verso l’inferno, ma il Diavolo gli impedì l’accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, donò all’uomo un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell’oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nelle tenebre. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell’Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente.

Agli inizi del ‘900 una carestia costrinse gli irlandesi ad una massiccia immigrazione in America. Il popolo gaelico portò con sé tutto i bagaglio tradizionale e folkloristico del proprio paese. Giunti negli Stati Uniti, scelsero di usare le zucche, più facili da intagliare e adornare rispetto alle cipolle. Da quel momento nacque la tradizionale Zucca di Halloween, definita anche Jack O’ Lantern.

 

Il ministro Franceschini ricorda Gianni Rodari a 100 anni dalla nascita "Un genio assoluto, un intellettuale che ha rivoluzionato la letteratura per l'infanzia"

Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, ricorda Gianni Rodari a 100 anni dalla nascita: “Un genio assoluto –  sottolinea Franceschini – un intellettuale a tutto tondo che ha rivoluzionato la letteratura per l’infanzia rendendola vivace e divertente. Nel corso dell’ultimo anno – conclude il ministro – grazie al lavoro del Comitato celebrativo appositamente istituito dal Mibact, dal Cepell e dalle biblioteche dello Stato, la sua figura è stata ricordata con centinaia di iniziative e non è un caso che l’edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo 2020, in corso proprio in questi giorni, sia dedicata al rapporto tra la parola e l’immagine di cui Rodari, con le sue opere e i suoi insegnamenti, è stato uno dei grandi precursori”. Anche Google ha deciso di ricordare il grande scrittore con un doodle  che sarà visibile tutta la giornata.

Dopo 50 anni riaperta la chiesa SS. Cosma e Damiano Napoli, la struttura a Largo Banchi Nuovi, sarà gestita dalla Fibart

Dopo circa 50 anni, stamane, alla presenza del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è stata riaperta la Chiesa secentesca SS. Cosma e Damiano a Largo Banchi Nuovi.

Il lavoro di restauro è rientrato nei finanziamenti del Grande Progetto Centro Storico per la valorizzazione del sito UNESCO, mentre l’intervento è stato progettato dall’ordine degli ingegneri di Napoli.

La Chiesa sarà affidata alla Fibart, Fondazione Ingegneri per i Beni Culturali, Arte e Tecnologia.

Napoli si candida a diventare capitale italiana del libro Nell'ambito del progetto "Biblocity"

Napoli si candida a diventare capitale italiana del libro nell’ambito del progetto “Biblocity”.  “I luoghi della città – si legge in una nota –  verranno riscoperti alla luce del legame profondissimo con la letteratura moderna e contemporanea napoletana. Non solo. Di mese in mese si alterneranno appuntamenti che coinvolgeranno l’intera città. Dall’appuntamento con gli innamorati di Napoli di Febbraio, dedicato ai percorsi letterari al marzo della letteratura al femminile, o ancora dall’autunno in cui si dedicherà maggiore attenzione alla scrittura per il cinema e per il teatro al Natale dedicato alle letture per l’infanzia”.

L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLE API COME SALVARLE: ATTENZIONE AI FALSI MITI

Di Alessandra Orabona
È risaputo che purtroppo a causa del cambiamento climatico e dell’abuso di pesticidi, le api si stanno dimezzando di anno in anno, con conseguenze disastrose per l’ambiente, per l’economia e per la nostra alimentazione quotidiana.
È davvero possibile che un animale tanto piccolo possa giocare un peso così determinante nella biodiversità del nostro pianeta? I più scettici probabilmente crederanno che si tratti di una mera propaganda degli ambientalisti fin troppo allarmista: in fondo potremo fare a meno di un po’ di miele, che sarà mai!
In realtà, le api sono anche responsabili del 75% di ciò che arriva sulle nostre tavole tra frutta, verdura, semi e noci: basti pensare che mele, pere, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, pomodori, zucchine, soia, aglio, carote, cavoli e cipolle sono solo alcuni dei prodotti che dipendono totalmente o parzialmente dalla loro opera di impollinazione, senza considerare le colture foraggere che alimentano gli animali da allevamento.
D’accordo, ma ormai al giorno d’oggi non siamo in grado di produrci in serra qualsiasi tipo di pianta? Vero quanto poco soddisfacente dal punto di vista economico e qualitativo. Uno studio condotto nel Regno Unito (“Avoiding the bad apple”) , analizzando la variazione di qualità e prezzo finale delle mele a seconda che l’impollinazione sia fatta a mano dall’uomo, dagli insetti o sia del tutto assente, ha appurato che la produzione totale di mercato è sostanzialmente più alta e qualitativamente migliore a seguito del lavoro spontaneo degli insetti rispetto agli altri casi, con conseguente maggiore profitto per il produttore e minor prezzo finale per i consumatori.
Per questo è necessario salvaguardare questi piccoli insetti, ormai quasi esclusivamente dipendenti dagli apicoltori, essendo le api selvatiche in via d’estinzione. In alcune città, come Parigi, si sta diffondendo l’apicoltura urbana con l’inserimento delle arnie sui tetti dei palazzi, mentre in Italia alcune regioni si stanno attivando per concedere contributi a favore degli apicoltori professionali e per richiedere lo stato di calamità naturale del settore.
Eppure con poco possiamo tutti contribuire ad arrestare questo fenomeno, diffidando tuttavia da consigli a caso trovati in rete. Ad esempio, alimentare le api con una soluzione di acqua e zucchero non è affatto una buona idea, in quanto non contiene le vitamine, le proteine ed i lipidi necessari al loro sostentamento e può anzi alterarne il comportamento e le abitudini alimentari.
Al contrario adottare un alveare online può fare davvero la differenza, così come allestire i nostri balconi con diverse varietà di piante dai fiori profumati e colorati (preferibilmente blu, viola o gialli), creando così una forte attrattiva per il palato delle piccole operaie e allo stesso tempo per i nostri occhi.

 

 

Louise Glück vince il premio Nobel per la Letteratura 2020 La poetessa statunitense trionfa "per la sua inconfondibile voce poetica"

Di Valerio Chiusano

La poetessa americana Louise Glück è la vincitrice del premio Nobel per la Lettaratura 2020, il celebre riconoscimento è stato assegnato oggi 8 ottobre a Stoccolma, attraverso una diretta streaming, in quanto la pandemia ha impossibilitato l’attuazione di una cerimonia in presenza. Come annunciato dall’Accademia svedese, la scrittirce di origini ebreo-unghresi Louise Glück  vince il premio “per la sua incofondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”.

Nobel per la Letteratura nelle ultime tre edizioni tra scandali e pandemie

Quest’anno Il premio Nobel per la Letteratura ha dovuto fare i conti con il Covid-19, dopo le compassate edizioni del 2018 e del 2019. Come qualcuno ricorderà, nel 2018 il prestigioso premio non venne assegnato a causa delle accuse di molestie sessuali rivolte al fotografo franco-svedese Jean-Claude Arnault marito di una dei membri dell’Accademia svedese, la poetessa Katarina Frostenson. Nel 2019, invece, il noto riconoscimento fu assegnato a due scrittori: l’austriaco Peter Handke per il libro “Canto alla Durata”e alla  polacca Olga Tokarczuk per l’edizione sospesa del 2018.

Ercolano, eruzione del 79 d.c.: scoperti neuroni perfettamente preservati Nel cervello vetrificato di una vittima

Un nuovo studio pubblicato dal PLOS ONE, autorevole rivista scientifica americana, rivela l’eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell’eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.

La straordinaria scoperta è tutta italiana, frutto del prestigioso lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di Atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto risultati eccezionali nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19. “Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito – spiega Petrone, coordinatore del team – ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.

L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano ha permesso la conservazione di resti biologici, anche umani. “La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana – spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Ateneo romano – dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese  possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione.

“I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall’eruzione, unico nel suo genere, ha “congelato” le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi”, aggiunge Petrone.

Le indagini sulle vittime dell’eruzione proseguono in sintonia tra i vari ambiti della ricerca. “La fusione delle conoscenze dell’antropologo forense e del medico-legale stanno dando informazioni uniche, altrimenti non ottenibili”, afferma Massimo Niola, ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale presso la Federico II.

Lo studio ha anche analizzato i dati di alcune proteine già identificate dai ricercatori in un lavoro pubblicato a gennaio scorso dal New England Journal of Medicine. “Un aspetto di rilievo potrebbe riguardare l’espressione di geni che codificano le proteine isolate dal tessuto cerebrale umano vetrificato” spiega Giuseppe Castaldo, Principal Investigator del CEINGE e ordinario di Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio della Federico II. “Tutte le trascrizioni geniche da noi identificate sono presenti nei vari distretti del cervello quali, ad esempio, la corteccia cerebrale, il cervelletto o l’ipotalamo”, aggiunge Maria Giuseppina Miano, neurogenetista presso l’Istituto di Genetica e Biofisica “Adriano Buzzati-Traverso” del CNR di Napoli.

Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Questi e altri risultati delle indagini bioantropologiche e vulcanologiche in corso a Ercolano stanno via via riportando alla luce particolari mai prima messi in evidenza, che arricchiscono il complesso quadro di eventi della più nota tra le eruzioni del Vesuvio. “Gli straordinari risultati ottenuti – conclude Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano – dimostrano l’importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l’unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche”.

Il PLoSONE, prestigiosa rivista scientifica a livello internazionale, ha pubblicato i risultati dello studio che è stato eseguito dal team di ricerca dell’antropologo Pier Paolo Petrone di cui fanno parte il professor Massimo Niola (Medicina Legale della Federico II di Napoli), il professor Giuseppe Castaldo (CEINGE-Biotecnologie avanzate di Napoli) e il professor Guido Giordano (Università Roma Tre), in collaborazione con il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, insieme ad altri ricercatori del CNR di Napoli e delle Università Federico II di Napoli, di Roma Tre e della Statale di Milano.

Pier Paolo Petrone è antropologo forense ed è responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II, diretta dal professore Massimo Niola.

La lingua napoletana e la presenza del genere neutro Un viaggio alla scoperta della storia della lingua partenopea

di Valerio Chiusano

Cosa sappiamo del dialetto napoletano?

In primo luogo il napoletano è una vera è propria lingua, in quanto dotata di una grammatica e regole fisse. La lingua napoletana è un’esplosione di suoni vivaci, opulenti, capaci di catturare e stigmatizzare con una semplice parola, una sensazione o un’azione con forza pregnante.“Schizzichea”, ad esempio, tradotta in italiano sarebbe “leggera pioggerellina sottilissima quasi impercettibile simile alla nebbia”. Insomma la traduzione non rende un termine che risulta peculiare e a dir poco emotivo.

LA LINGUA NAPOLETANA E LA PRESENZA DEL CASO NEUTRO

Forse in pochissimi sanno che la lingua napoletana (a differenza dell’italiano) conserva, accanto al genere maschile e al genere femminile, anche il caso neutro per indicare materiali e cose inanimate. Quello che in pochi immaginano è che un napoletano sia solito usare parole appartenenti al genere neutro tutti giorni, non sapendolo.

Pasquale, pigliamm’c o’ccafè.

Ebbene O’ccafè come tutti i nomi di bevande e generi alimentari appartengono al caso neutro, cosi come i colori  “o’rrusso”(il rosso), i nomi astratti riferiti a categorie generali come “o’bbene” e o’mmale”(il bene e il male) e gli infiniti sostantivati “o’ppenzà”(il pensare).

COME RICONOSCIAMO I NOMI NEUTRI?

I nomi neutri si presentano con caratteristiche ben definite e subito riconoscibili: sono preceduti dall’articolo determinativo “ o’ “ e con la consonante rafforzata: o’ ffierro ( il ferro inteso come materiale), o’llatte, o’ccafè, o’ mmale, o’bbene.

Vi chiederete, ma o’ in napoletano non lo usiamo come articolo determinativo maschile? O’ guaglione, per esempio. Ebbene l’articolo o’ usato davanti a parole di genere neutro deriva dal pronome dimostrativo di caso neutro latino ILLUD, da non confondersi con o’ seguito da nome maschile, in quel caso l’articolo determinativo deriva dal pronome dimostrativo maschile ILLUM.

Senza indugi, presentiamo un modo per individuare il genere neutro da quello maschile quando ci si esprime in napoletano e che farà ritrovare la bussola ai lettori di quest’articolo, presumibilmente caduti in coma appena avranno letto la parola: latino.  Il raddoppiamento della consonante iniziale di parola è la vostra prova del nove.  Quando diciamo o’rrusso, parliamo del colore rosso, se invece ci imbattiamo nella parola o’russo ci riferiamo ad una persona con i capelli rossi.

La lingua napoletana, come potete osservare, nun’è na pazziella ma un mondo da scoprire e riscoprire per chi vuole entrare in contatto con una cultura più radicata e profonda di ciò che si possa immaginare.

Alzheimer, recuperare le abilità esecutive con la stimolazione del midollo spinale Una ricerca della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma in collaborazione con la Federico II

Un nuovo trial clinico, effettuato dai ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS e dell’Università Federico II di Napoli ha evidenziato i vantaggi di supportare il training cognitivo in pazienti con Alzheimer moderato con la Stimolazione Transpinale a Corrente Diretta (TsDCS).

Lo studio ha coinvolto 16 persone con Malattia di Alzheimer con sintomi di media gravità e difficoltà cognitive nelle abilità esecutive. Il trattamento cognitivo computerizzato è stato somministrato in due condizioni sperimentali: una durante la stimolazione del midollo spinale (tsDCS), e una condizione placebo nella quale la stimolazione veniva interrotta dopo pochi secondi e il paziente proseguiva il solo training cognitivo. In entrambe le condizioni, il trattamento è durato 15 giorni, con una seduta al giorno della durata di un’ora.

I risultati hanno evidenziato un maggiore recupero delle abilità esecutive nei pazienti in cui la stimolazione del midollo spinale avveniva realmente rispetto alla condizione placebo. Tale miglioramento persisteva a distanza di un mese dalla fine del trattamento ed è stato evidenziato anche dai test neuropsicologici in funzioni che non erano state oggetto specifico di trattamento come la memoria e l’attenzione.

Il risultato è stato pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, a firma dei ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS del Laboratorio di Ricerca sull’Afasia in collaborazione con il Laboratorio di Neuropsicologia della Memoria.

“Lo studio parte dalla teoria dell’Embodied Cognition o ‘conoscenza incarnata’ ormai consolidata in ambito neuroscientifico. Secondo questa prospettiva – spiega la Prof.ssa Paola Marangolo, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sull’Afasia della Fondazione Santa Lucia IRCCS e Professore Ordinario di Psicobiologia, Psicologia Fisiologica e Neuroscienze Cognitive all’Università Federico II di Napoli –  esiste una relazione tra il sistema cognitivo e il sistema sensorimotorio: linguaggio, memoria, attenzione, funzioni esecutive sono in parte controllati dal sistema motorio, in quanto mediati da azioni motorie”.

Il nostro lavoro – afferma Marangolo – apre la strada a nuove frontiere neuroriabilitative. Il midollo spinale, infatti, è una struttura molto ricca di fibre nervose che inviano informazioni in parti diverse della corteccia: la stimolazione midollare risolverebbe quindi il problema di dover decidere a priori quale parte del cervello debba essere direttamente stimolata. Inoltre, a differenza di quella corticale, essendo di facile applicazione, consentirebbe al paziente di eseguire simultaneamente esercizi cognitivi senza l’impedimento degli elettrodi applicati sulla testa”.

Infine – conclude Marangolo – considerata la vastità delle lesioni che spesso si riscontrano a livello cerebrale sia nelle persone con patologie neurodegenerative come l’Alzheimer che nelle persone colpite da ictus, la stimolazione midollare potrebbe rappresentare una nuova strada di accesso al recupero cognitivo”.

Nel 2017 lo stesso team di ricerca aveva dimostrato che nei pazienti colpiti da ictus la stimolazione del midollo spinale determinava un miglioramento del linguaggio, con uno studio pubblicato su Frontiers of Neurology.

 

“Dammi la tua mano, tutto pesa la metà”, evento rinviato al 30 settembre La manifestazione si terrà presso lo stadio comunale di Aversa

A causa della pioggia abbondante, la seconda edizione di «Dammi la tua mano, tutto pesa la metà», spettacolo di beneficenza a favore della ricerca sui tumori cerebrali infantili con la partecipazione di medici, ricercatori e diversi artisti di fama nazionale, è stata rinviata al prossimo mercoledì 30 settembre ’20, a partire dalle 20.30, presso lo stadio comunale “Bisceglie” di Aversa (CE).

Dunque non si terrà più il 25 settembre l‘evento promosso dall’associazione «Il Coraggio dei Bambini», fondata da famiglie di bambini colpiti da tumori cerebrali e da medici, infermieri e biologi che quotidianamente operano a favore della cura e della ricerca nell’ambito della neuro-oncologia pediatrica

Alla serata hanno aderito i medici dell’ospedale Bambino Gesùdi Roma (Angela Mastronuzzi, Andrea Carai, Mara Vinci, Antonella Cacchione); le associazioni: Scugnizzi di Nisida, Le Ali di Scampia, Centro Annalisa Durante, (R)esistenza Anticamorra, Il Lucernaio, la Stranormanna Aversana.

Gli ospiti, oltre al direttore artistico Tony Figo (comico e attore napoletano, tra i protagonisti di “Made in Sud” e “Colorado”), saranno: I Ditelo Voi, Maria Bolignano, Massimo Bagnato, Mr Hyde e tanti altri. A curare le coreografie saranno la Scuola di danza Bayadere della maestra Antonietta Addeo e la International Academy di Tony Figo.

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